Ai tempi del jobs act, irrompe nelle statistiche economiche il fenomeno dei lavoratori poveri, i “working poor”, persone che, benchè occupate, non ce la fanno ad arrivare fa fine mese e a sostenere il carico familiare.
E’ nn nuovo allarme concreto che arriva dalla Cgil: in Italia ci sono 4,5 milioni di occupati a disagio a causa di part-time imposti e del lavoro a tempo determinato.

Una denuncia rilanciata anche da uno studio di Censis e Confcooperative, che indica in 2 milioni 700 mila i lavoratori, complessivamente, a rischio povertà in Italia, in modo particolare al sud dove la gravità si sta gonfiando anno dopo anno, con molte regioni che rischiano di diventare desertiche in alcuni luoghi soprattutto periferici dove si vivve solo di pastorizia e raccolta dello olive. Un fenomeno che colpisce anche i giovani meridionali in modo sensibile e non solo i padri.

Secondo Eurostat, tra i 20 e i 29 anni il 12,1% di giovani occupati è a rischio povertà. Il dato cambia sensibilmente da Nord a Sud e diventa il 28 e 7 per cento in Puglia e Campania contro il 5 e 7 del Trentino Alto Adige.

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