Il FUNZIONARIO IVANO GABRIELLI POLIZIA POSTALE E DELLE COMUNICAZIONI

Conclusa dalla Polizia Postale un’operazione contro la pirateria audiovisiva, con l’esecuzione di numerose perquisizioni e sequestri in ventitré province del nostro Paese.

Sono, invece, settanta le persone al momento indagate di associazione per delinquere a carattere transnazionale finalizzato alla diffusione di palinsesti televisivi ad accesso condizionato. Inoltre devono rispondere di un’altra serie di reati come il riciclaggio, trasferimento fraudolento di beni, sostituzione di persona, possesso e fabbricazione di documenti d’identificazione falsi, indebito utilizzo e falsificazione di strumenti di pagamento diversi dai contanti.

Le indagini, sviluppate dal costante monitoraggio della Rete finalizzato al contrasto del cybercrime, hanno permesso di scoprire l’esistenza di un’associazione criminale organizzata in modo gerarchico secondo ruoli distinti e ben precisi (capo, vice capo, master, admin, tecnico, reseller), i cui capi erano distribuiti sul territorio nazionale e all’estero: Inghilterra, Germania e Tunisia. L’organizzazione era specializzata nella distribuzione a un numero elevato di utenti, in ambito nazionale e internazionale, di palinsesti live e contenuti on demand protetti da diritti televisivi, di proprietà delle più note piattaforme televisive, attraverso il sistema delle IPTV (Internet Protocol Television) illegali.

I profitti accertati solamente nei mesi d’indagine sono di circa dieci milioni di euro, ma i danni per l’industria audiovisiva potrebbero ammontare a oltre trenta milioni di euro mensili considerato che l’operazione odierna ha fatto luce sul 70% di streaming illegale nazionale, pari a oltre novecentomila utenti. Le prime investigazioni hanno messo in luce la presenza su telegram, in vari social network, in diversi siti di bot, canali, gruppi, account, forum, blog e profili che pubblicizzavano la vendita sul territorio nazionale, di accessi per lo streaming illegale di contenuti a pagamento tramite IPTV delle più note piattaforme.

Il gruppo ristretto dei capi si occupava di promuovere e dirigere l’associazione, di decidere i costi degli abbonamenti, le sospensioni del servizio, le norme di distribuzione dei dispositivi e di coordinare i singoli operatori sul territorio nazionale. Inoltre, al fine di eludere le investigazioni, gli indagati hanno fatto uso di applicazioni di messaggistica crittografata, identità fittizie e documenti falsi; questi ultimi sono stati utilizzati anche per l’intestazione di utenze telefoniche, di carte di credito, di abbonamenti televisivi e noleggio di server. Il flusso illegale delle IPTV è stato inibito agli utenti e nel corso delle perquisizioni è stato sequestrato numeroso materiale informatico, dispositivi illegali per le connessioni e le attività di diffusione dello streaming. In questa fase l’indagine ha riguardato solo chi ha rivestito i ruoli apicali dell’organizzazione e i rivenditori dei pacchetti tv (reseller). Poi la Polizia Postale procederà nei confronti degli utilizzatori dei servizi illegali. 

Il vice Direttore Ugo Vandelli – Foto Imagoeconomica

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