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PROTAGONISTI / PAOLO TORDI

16 maggio 1976, una data che non dimenticherò mai e non per un motivo solo, ma per un intreccio di avvenimenti di cui mi renderò conto molti anni dopo, che hanno “legato” Torino, Cesena ed il Mugello, in un susseguirsi di suggestioni, di festa ma, purtroppo, anche di morte.

Dunque, quel 16 maggio a Torino si gioca una partita dell’ultimo turno di Campionato, Torino-Cesena; una partita assolutamente diversa da tutte le altre, perché il Torino è in testa alla classifica e può tornare a vincere lo Scudetto 27 anni dopo la tragedia di Superga.

Nella stessa giornata, solo qualche ora prima, sul Circuito del Mugello, si disputa il Gran Premio delle Nazioni, terzo appuntamento del Motomondiale 1976; un Mondiale dove si correva in ben cinque categorie, 50cc, 125, 250, 350, 500, diverso anni luce da quello che oggi è diventato il Mondiale su due ruote.

All’epoca le Scuderie ufficiali erano poche, la maggior parte dei piloti erano proprietari dei loro mezzi, si “aggiustavano” quasi in un fai da te, grazie a parenti ed amici, viaggiando in giro per l’Europa su furgoni allestiti alla meglio, dove insieme alla moto, alle gomme, ai pezzi di ricambio, c’erano una tenda ed un materassino su cui dormire e riposarsi, un fornelletto per farsi il caffè, la colazione, altro che motorhome e ombrelline ….

Ma torniamo a quel giorno, in cui al Mugello c’è un ragazzo proprio di Cesena, che gareggia nella classe 350, con la passione di un campione, la speranza e la caparbietà di diventarlo, di mettersi in mostra perché una casa ufficiale gli affidi una moto e le trasferte diventino più agevoli di quelle in cui, insieme al papà e, quando va bene, a qualche amico, i chilometri da percorrere sono pari solo alla stanchezza che si accumula.

Quel ragazzo cesenate si chiama Paolo Tordi ed il “motore” ce l’ha nel sangue, sin da quando, piccolino, scorrazzava sul motorino del babbo, sognando le piste più veloci del mondo, i Gran Premi del Mondiale, le vittorie ….
Quanti sacrifici ha fatto Paolo per poter correre, pochi soldi, tanto lavoro, moto rabberciate da far correre veloci più di quanto potrebbero e dovrebbero ….
Paolo è un ragazzo gentile, a modo, non timido, affabile, impegnato nel sociale, in parrocchia; la scuola, poi il lavoro e l’aiutare il papà che ha una propria attività, tutto per poter correre in moto, soddisfare, inseguire la propria passione, quella che vuole sia la sua “strada”, a tutta manetta, tra curve e saliscendi, sfrecciando sul nastro d’asfalto, qualche volta in pista, altre su circuiti con marciapiedi e piloni nascosti dietro a balle di paglia, che certo servono a poco se si cade e ci si sbatte contro.

Motomondiale ma non solo, prima con la Motobi 175, poi Yamaha, 250 e quindi 350, ovunque ci sia una gara, una manifestazione dove si corre su di una moto …. e Paolo è lì; parte il giovedì, al massimo il venerdì, poi le prove, la gara …. nel 1973, sulla 250, è quinto nel Campionato Italiano, conquistando la Conchiglia d’Oro Shell ad Imola …. nel 1974, nell’Italiano finisce settimo, tredicesimo nelle 350 nel GP delle Nazioni mondiale ….
L’anno successivo con la Yamaha 350 del fiorentino Cortini, finisce terzo nel Campionato Italiano, dietro ad Attilio Riondato e ad un certo Giacomo Agostini, mentre nel Mondiale, con la 250, finisce tredicesimo in Francia e diciassettesimo in Cecoslovacchia …. non sempre basta la passione, ma di sicuro quella non manca mai ….
Il 1976 inizia meglio, in Francia è quattordicesimo con la 250 e sesto con la 350, e sempre nella stessa cilindrata finisce dodicesimo in Austria, mentre continua a correre nel Campionato Italiano, senza risparmiarsi e con discreti risultati, ma quanta fatica ….
E siamo a quel 16 maggio, al Mugello, circuito bello quanto micidiale, con tutte quelle moto che spesso perdono olio, pezzi, e cadere è quasi più facile che stare in piedi; in quei giorni, tra prove e gare, saranno una settantina gli incidenti ….

Paolo è arrivato con il suo furgone, quello che negli ultimi due mesi è quasi diventato la sua casa, tanto è il tempo che dedica alla sua passione, a quella che è la sua vita …. E’ ora di partire, la bandiera è verde, venticinque giri, 131,125 km aspettano i concorrenti …. quei ventinove “pazzi” che affrontano il Mugello.
Secondo giro, si lotta per le posizioni, i giri sono tanti è vero, ma non bisogna farsi passare da nessuno …. le curve arrivano una dopo l’altra, fino alla Biondetti, la curva del destino per Paolo, una curva che non riuscirà mai a completare, perché cade e la moto lo investe ….

La vita lo abbandona, chissà se in pista o durante i soccorsi, in ospedale non si può che constatare il decesso …. Paolo è volato via facendo ciò che amava, quella che era la sua vita, lasciando il vuoto in chi rimane, nella famiglia, gli amici, chi lo conosceva, gli voleva bene, lui sempre disponibile, gentile, affabile ed amabile ….

Io sono allo stadio in quelle ore, dalle 13 anche se la partita inizierà molto dopo, ma l’attesa è meglio viverla sugli spalti, tutti insieme, chiacchierando o ascoltando le trasmissioni sportive insieme all’immancabile radiolina, quel giorno fonte indispensabile di notizie, per sapere cosa fa l’avversaria per lo Scudetto; ed è così, dalla radiolina che ascolto di un bruttissimo incidente al Mugello, mentre si corre la 350 e Paolo Tordi è caduto alla Biondetti, e poi travolto dalla sua Yamaha …. si spera sempre che tutto sia solo spavento, in quei momenti, mentre la radio ci racconta già di un altro sport ….

Il tempo passa lento ed è ancora il Mugello, ancora per un incidente, questa volta nella 250, con un altro giovane pilota coinvolto, Otello Buscherini, figlio anche lui di Romagna, con la stessa passione nel sangue di Paolo …. il “MOTORE” ….

La partita, lo Scudetto, il Cesena che va in Coppa Uefa per la prima volta nella sua giovane storia, mentre le notizie dal Mugello sono tragiche: Paolo Tordi, 28 anni è morto, così come Otello Buscherini, che di anni ne aveva 27 …. due vite spezzate, due vite vissute “di corsa”, a duecento all’ora, per un sogno che non muore mai.

Il Direttore responsabile Maurizio Vigliani – Foto Club Paolo Tordi

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