Il 26 aprile 1968 nasce a Isola d’Istria, allora italiana, Nino Benvenuti, all’anagrafe Giovanni, da una famiglia di origini venete; sin dall’età di tredici anni, Nino inizia a frequentare una palestra pugilistica, sport di cui il papà era grande appassionato, rivelandosi dotato di una tecnica fuori dal comune, che gli permette di diventare il miglior pugile della regione, così da meritare la convocazione in Nazionale.

Proprio con la maglia azzurra, Nino subisce l’unica sconfitta di tutta la carriera da dilettante, in Turchia, pur se a giudizio unanime avrebbe meritato la vittoria; scartato dal CT azzurro per le Olimpiadi 1956, nel 1957 diviene Campione Europeo dei pesi welter, a Praga, e si ripete due anni dopo a Lucerna, dimostrandosi il migliore perlomeno in Europa e candidandosi all’oro olimpico.

Nel 1960 le Olimpiadi si svolgono a Roma e Benvenuti vince la medaglia d’oro, oltre alla coppa Val Barker, destinata al miglior pugile del torneo, davanti ad un altro che di strada ne farà eccome: Cassius Clay; dopo 120 vittorie ed una sconfitta, Benvenuti decide di fare il grande salto passando professionista ed aggiudicandosi ventinove incontri, spesso prima del limite, prima di combattere, conquistandolo, per il titolo italiano dei pesi medi, contro Tommaso Truppi, per KO all’undicesima ripresa.

Benvenuti scala con le sue vittorie le classifiche europee e mondiali, diventando così serio candidato alla sfida mondiale, mentre la stampa italiana scalda i tifosi accendendo il dualismo tra il triestino e Sandro Mazzinghi, un toscano che sia umanamente che per il modo di boxare non può essergli più diverso; Mazzinghi è Campione Mondiale dei superwelter e tra lui e Benvenuti non scorre buon sangue, il campione è uomo taciturno, che basa la sua boxe su una scarsa tecnica compensata però dalla potenza di un pugno che fa veramente male, mentre Benvenuti è ciarliero (anche troppo) ed estroverso, facendo della tecnica la sua arma migliore sul ring.

I due vengono messi finalmente di fronte il 18 giugno 1965, a Milano, al centro di una Stadio di San Siro affollato sino al limite della capienza; le polemiche sono roventi sin dai mesi precedenti l’incontro e sul ring entrambi i contendenti non si risparmiano in nulla, dando fondo a tutte le loro risorse ed è un bellissimo montante destro, nel corso della sesta ripresa, che consente a Benvenuti di strappare il titolo all’acerrimo rivale.

Le successive polemiche ovviamente sono solo il seguito di quanto già visto e non può che esserci una immediata rivincita, questa volta al Palazzo dello Sport di Roma, il 17 dicembre 1965; Mazzinghi va al tappeto nel corso della seconda ripresa, ma si riprende, mettendo in seria difficoltà l’avversario, che però con un finale brillante riesce nuovamente a vincere e mantenere il titolo.

Anche in questo caso le polemiche sono strascico inevitabile all’incontro, dato che Mazzinghi si sente defraudato della vittoria, mentre Benvenuti si fa forte dell’atterramento ai danni dell’avversario; passeranno decine di anni prima che i due contendenti si stringano la mano, restando però sulle proprie posizioni.

La carriera di Benvenuti intanto prosegue ed addirittura, nel mezzo dei due incontri, diventa Campione Europeo dei pesi medi, fregiandosi così sia dei titoli italiano ed europeo dei medi e Mondiale dei super welter, titolo che, dopo la difesa dell’europeo, mette in palio in Corea, contro il campione locale Ki-Soo Kim; l’incontro, senza riprese televisive, è in mano a Benvenuti, ma nell’undicesima ripresa il ring crolla e la sfida può riprendere solo dopo quindici minuti, durante i quali lo sfidante ha il tempo di riprendersi e vincere alla fine ai punti, in una sfida piuttosto discutibile e dall’esito beffardo.

Benvenuti decide così di combattere unicamente nei pesi medi e l’avversario diventa l’americano Emile Griffith, detentore del titolo e pugile fortissimo; la sfida è anche uno scontro tra il pugile di colore e lo sfidante bianco, bello e biondo, un altro dei motivi che infiammano l’attesa di un incontro che viene fissato al Madìson Square Garden di New York nella notte (in Italia) del 17 aprile 1967.

Il fatto curioso è che, data l’ora, nel nostro paese, la televisione non trasmette l’incontro, che si può seguire solo in radio (con me, insieme a mio nonno, in piedi dopo aver puntato la sveglia)
ed ottiene un seguito tra i 16 ed i 18 milioni di ascoltatori, roba che solo Italia-germani del mondiale 1970 ha superato; l’incontro è appassionante e Benvenuti vince ai punti, ricevendo le congratulazioni dallo stesso avversario, il quale, come da contratto, ottiene l’immediata rivincita.

Il 29 settembre, Benvenuti e Griffith si scontano nuovamente e questa volta è l’americano a vincere, dopo un incontro drammatico, nel corso del quale (secondo round) un colpo tremendo procura a Nino la frattura di una costola; con questo problema, Benvenuti fa miracoli, riuscendo ad arrivare sino alla fine, ma fatalmente deve restituire la corona mondiale all’avversario.

A questo punto però non può che esserci la bella, ed il 4 marzo 1968 i due si ritrovano al Madison Square Garden per decidere chi è il migliore; la sfida è equilibratissima, nessuno dei contendenti riesce a prendere il sopravvento, sino a quando nel corso dell’undicesima ripresa, Benvenuti riesce a mettere al tappeto l’avversario e tornare nuovamente Campione del Mondo.
Don Fullmer, Fraser Scott, Luis Manuel Rodríguez, Tom Bethea, sono i pugili contro cui, non senza difficoltà anche grandi, Benvenuti difende il titolo prima di incontrare un argentino pressoché sconosciuto, Carlos Monzon, nei confronti del quale non paiono esserci problemi per una nuova vittoria.

Il 7 novembre 1970 al Palasport di Roma però avviene l’impensabile; Monzon colpisce ed incassa, mentre Benvenuti appare l’ombra di se stesso e alla dodicesima ripresa incassa l’ennesimo colpo finendo al tappeto e cedendo così la corona mondiale, una sconfitta pesantissima che è preludio alla rivincita prevista nel contratto.
L’incontro è previsto a Montecarlo l’8 maggio 1971 e dura appena tre round, il tempo per Benvenuti di subire una sconfitta che solo il getto della spugna da parte del suo manager, il bolognese Bruno Amaduzzi, evita sia ancora più tremenda anche per la sua salute, dato che Monzon impartisce al triestino una vera e propria pesantissima lezione, dopo la quale Nino decide di chiudere la propria carriera.

Campione indiscusso, tanto da entrare nella Hall of Fame del pugilato mondiale, Benvenuti è stato un vero proprio personaggio anche al di fuori del ring, con le sue avventure extra coniugali, le sue comparizioni in film dello spaghetti-western, la sua discesa in campo politico, con la candidatura (1964) nell’allora Movimento Sociale Italiano-Destra nazionale, che però abbandonò dopo una serie di contestazioni subite nel corso dei suoi incontri, preferendo essere il pugile di tutti gli italiani.

Benvenuti si è però dimostrato anche persona di grande spessore umano, stando vicino all’ex avversario Griffith quando questi fece coming out, primo pugile a riconoscere la propria omosessualità ed aiutandolo economicamente negli ultimi anni di vita, oltre ad essere vicino a Monzon quando questi finì in carcere dopo aver ucciso la moglie e partecipando al primo anniversario della sua commemorazione, essendo rimasto ucciso, sempre in carcere, a seguito di una rissa; così come ebbe modo di incontrare ed omaggiare Primo Carnera, nel 1967, e poco dopo sorreggerne la bara durante le esequie, visto che Carnera morì poco dopo il loro incontro.

Divenuto, dopo l’abbandono della carriera, dirigente e commentatore sportivo, Benvenuti incarna certamente una delle figure più emblematiche e vincenti del pugilato italiano e dopo questo piccolo omaggio non resta che augurargli i migliori auguri di Buon Compleanno.

Il Direttore responsabile Maurizio Vigliani – Foto fonte il Giornale di Sicilia

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