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NIBALI E NON SOLO

Polso destro rotto, operazione chirurgica e la primavera di Vincenzo Nibali va a farsi “benedire”; il Tour of the Alps, la Liegi, che dovevano servire per preparare il Giro ed invece dovrà seguirle in televisione, con il Giro stesso cui Vincenzo ha promesso farà di tutto per esserci, ma certamente a forte rischio e, nel caso, non certo con la possibilità di vincerlo (anche se per sua stessa ammissione, pensava di correrlo con l’intento di vincere una grande tappa e non di curare la classifica).

Sfortuna quella di Nibali, perché cadere è per un ciclista all’ordine del giorno, ma quante volte una scivolata causa magari un brutto livido, un’escoriazione e null’altro? Farsi male fa parte del gioco e Nibali, come gli altri ciclisti, ne è ben consapevole e certamente non si lascerà abbattere.

Quello che invece non dovrebbe far parte del ciclismo è il doping, e proprio il doping di uno dei suoi corridori, è la causa della rinuncia della Vini Zabù al prossimo Giro; la positività all’EPO riscontrata in un controllo (fuori gara) di metà febbraio del corridore Matteo De Bonis, ha indotto il Team Manager, Angelo Citracca, a prendere questa difficile decisione.

Quella di De Bonis è il secondo caso di positività di un corridore della Vini Zabù, dopo che Matteo Spreafico era stato trovato positivo al Giro d’Italia dell’ottobre scorso, Sprerafico che era stato immediatamente licenziato dal proprio Team, che non fa parte delle diciannove formazioni World Tour e quindi deve, via via, utilizzare le wild card messe a disposizione degli organizzatori delle grandi corse.

Proprio le wild card assegnate da RCS relativamente al Giro d’Italia avevano fatto sorgere grandi polemiche, in quanto era stata esclusa dalla Corsa Rosa, quella che è oggi la migliore formazione italiana, l’Androni Giocattoli-Sidermec di Gianni Savio, da anni sulla breccia e prima nella classifica nazionale delle ultime stagioni.

Dopo decenni di successi, e nomi prestigiosi a fare grande il ciclismo mondiale, il non avere una formazione italiana tra quelle del World Tour è un problema di non lieve portata, con i nostri migliori ciclisti costretti a correre per formazioni straniere, spesso penalizzati da strategie che favoriscono corridori di casa, non sempre migliori dei nostri, e basterebbe ricordare il trattamento ricevuto da Nibali quando correva per l’Astana, per averne conferma.

Certo allestire una formazione di primo piano comporta ingenti spese e gli sponsor disposti ad elargire tali somme sono sempre meno, specie in tempi di Covid, ma questo non prescinde dal fatto di vedere così impoverire uno sport che tanto ha dato al nostro Paese; i giovani per crescere hanno bisogno di sicurezze e non tutti sono vincenti a vent’anni.

Il discorso è lungo e non facile, riguarda non solamente il ciclismo, ma abbraccia tutto lo sport a partire dal calcio, dove bastano quattro/cinque partite per parlare di “Campioni” e veder girare cifre da capogiro, il più delle volte gettate al vento, proprio perché poi il presunto campione finisce nel “girone” delle eterne promesse, quelle di cui si aspetta lo sbocciare anche quando sono ormai …. pensionati!

Il Direttore responsabile Maurizio Vigliani – Foto Patrizia Ferro

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