TOP Header adv (728×90)

IL RILANCIO DELL’ECONOMIA

DRAGHI-MARIO
Lo spread tra BTP decennali e Bund tedesco è sceso, dopo molto tempo, sotto i 90 punti percentuale. Tutto questo grazie alla manovra portata avanti, in queste settimane, dalla Banca Centrale Europea, denominata Quantitative Easing o ‘allentamento monetario’. Non sto parlando un linguaggio alieno, ma solo il linguaggio economico che, da qualche anno ormai, è entrato prepotentemente nelle nostre case, attraverso giornali e tv. E’ importante assimilare e capire bene questa terminologia così strana, perchè dalla riuscita o meno di queste delicate azioni finanziarie, potrebbe dipendere anche il futuro della nostra cara e vecchia Italia. La maggior parte di noi, però, non conosce bene di che cosa si tratti e nemmeno io, fino a poco tempo fa. I termini sembrano complicati ma servono a spiegare delle cose, abbastanza, semplici. Lo spread non è altro che la differenza tra domanda e offerta, e cioè la differenza tra il prezzo più basso a cui un venditore è disposto a vendere un titolo o azione, e il prezzo più alto che un compratore è disposto ad offrire per acquisire quel titolo o azione. Il QE (Quantitative Easing) viene adottato, generalmente, dalle banche centrali, le quali comprano azioni o titoli di stato dalle banche nazionali dell’ Eurozona, con denaro creato ex novo, che servirà, successivamente, a rimettere in moto l’ economia dei paesi in difficoltà. Queste azioni dovrebbero portare, secondo gli economisti, ad un aumento del prezzo dei titoli e un calo del loro rendimento. Oltre a questo, ci sarà un calo dei tassi di interessi di mutui e prestiti. Anche l’ aumento della circolazione dell’ euro, farà diminuire il suo valore rispetto al dollaro, che è già ai minimi dal 2003. La BCE, con a capo l’ italianissimo Presidente Mario Draghi, si impegna, così, ogni mese e fino a settembre del 2016, a comprare titoli di stato per dar modo alle banche di far ripartire la propria economia nazionale. Draghi sembra aver trovato la chiave giusta per aprire questa grande portone un po’ troppo arrugginito, ma sarà realmente così semplice? I soldi che le banche si metteranno in tasca, rimarranno nelle mani degli spietati banchieri o verranno investiti, come potrebbe e dovrebbe essere, per ricostruire un tessuto economico più forte? Molti, dell’ opinione pubblica, sono pessimisti e pensano che il danaro ricavato da queste vendite monumentali (parliamo di miliardi di euro), verrà usato dalle banche per mettere a posto i bilanci e solo una piccola parte sarà destinata alle imprese, sotto forma di prestiti e mutui. In parole povere, le Banche essendo delle SPA (Società per Azioni), e quindi quotate in borsa, come qualsiasi azienda che si rispetti, devono far quadrare i conti, puntando esclusivamente alla propria sopravvivenza a scapito della povera gente. La classica legge della giungla in salsa economica. Le imprese che verranno sostenute da questi finanziamenti saranno una piccola percentuale che non rappresenta, affatto, la spina dorsale di un paese. Le piccole e medie imprese, che, invece, sono l’ ossatura economica e sociale di una nazione, rimarranno, come al solito, a bocca asciutta. Continueranno a esserci piccoli imprenditori che si suicideranno, perchè già strangolati dai debiti e le industrie continueranno a chiudere. Si è parlato tanto della situazione della Grecia, del suo fallimento e del fatto che la BCE non acquisterà i titoli greci perchè di nessun valore, ma nessuno ha mai detto con assoluta chiarezza che il sistema Italia è fallito da più di un decennio. Questo tipo di soluzioni, ad ampio raggio, non fanno gli interessi di chi lavora per vivere ma di chi vive per guadagnare sulle disgrazie altrui. Se non si riuscirà, veramente, a mettere in piedi un sistema di tassazione a livello europeo, favorevole a tutti, imprenditori e dipendenti, continueremo, purtroppo, a versare altre lacrime amare. Bisogna cambiare registro e bisogna farlo in fretta, perchè il tempo sta per scadere.

Editoriale di Nicola Lucarelli – Foto Marco Iorio

Articoli correlati

Scrivi un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *