Nella foto di Rocco D'Anchini, Bruno Vigliani dentro a quella che era la sala di comando della Haven
11 aprile 1991, mentre nel porto di Livorno il traghetto Moby Prince, “dimenticato” dopo la collisione con la Agip Abruzzo, va alla deriva con il suo carico di morti, nel Golfo di Genova, davanti ad Arenzano, a bordo della Superpetroliera Haven scoppia un incendio e la successiva esplosione spezza la nave in due, mentre il mare è in fiamme ed il petrolio fuoriesce dalle stive e raggiunge le spiagge liguri.
Cinque dei trentasei membri dell’equipaggio muoiono nell’incidente, mentre i danni ecologici sono immensi; lunga 335 metri, larga 52, con una stazza di 110.000 tonnellate, la Amoco Milfred Haven, battente bandiera cipriota, viene costruita nei cantieri spagnoli di Cadiz e varata nel 1973.
Nel 1988 viene colpita da un missile, nel Golfo Persico, durante la guerra Iran-Iraq; dopo le riparazioni riprende la sua attività ed il mattino dell’11 aprile deve scaricare 144.000 tonnellate di greggio caricato in Iran.
Due giorni dopo, mentre si tenta di rimorchiarla verso il porto, avviene una nuova esplosione interna ed il 14 la nave si spezza in due per inabissarsi sul fondale sabbioso, tra 32 ed 80 metri circa di profondità.
Dopo la bonifica, durata anni, il relitto della Haven, che pare in assetto di navigazione, è diventato meta di immersioni subacquee per esperti, o quantomeno per chi ha ormai dimestichezza con muta e bombole; naturalmente a seconda della profondità occorre predisporre attrezzature diverse, compreso il contenuto delle bombole.
Sabato 12 novembre siamo scesi in acqua per una nuova visita all’Haven, già meta di precedenti immersioni, consapevoli che nuove emozioni ci aspettavano anche nelle parti che conoscevamo; sul relitto, ormai ricoperto dalla flora marina, si possono incrociare pesci che nuotano tranquillamente, dentici, cernie, tonni, magari alla ricerca di un pasto tra i meandri di ponti e stive.
Settanta minuti circa di immersione e, come già detto, emozioni sempre nuove ed il mare che dopo il disastro è stato capace di ricreare il proprio ambiente naturale; vero che sono passati trentuno anni da quella terribile mattina, ma quello che oggi si può vivere intorno e dentro il relitto della Haven è il trionfo della natura, se vogliamo la rivincita di ciò che l’uomo ha tentato di distruggere.
A cura di Bruno Vigliani – Foto Vigliani

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