TOP Header adv (728×90)
TOP Header adv (728×90)

AMARE CON I FATTI

Dati alla mano, secondo l’Istat in Italia ci sono circa 7 milioni di poveri, mentre almeno 4 milioni versano in uno stato di assoluta indigenza: queste persone non possono permettersi di acquistare nemmeno il minimo indispensabile per vivere.

Una situazione assolutamente inaccettabile, specie in un Paese che dovrebbe essere “sviluppato”.

E il governo? Ormai disillusi dalla capacità dei nostri politici di farsi veramente carico dei problemi dei cittadini, non ci si aspetta praticamente più nulla; almeno così non si rimane delusi.

Ma c’è “qualcuno” che si occupa dei più bisognosi: sempre riportando dei dati (in questo caso tratti dal Rapporto Caritas 2015 sulla povertà e l’esclusione sociale), sono 3.816 i centri di distribuzione dei viveri promossi da 186 Caritas diocesane, che si sono fatte carico di un vasto bisogno alimentare di persone e famiglie, italiane e straniere; 6.273.314 è il numero di pasti erogati nel 2014 da 353 mense, presso 157 diocesi italiane. Altro dato: 190.927 sono le persone che, nel corso dell’anno 2014, hanno fatto ricorso alle mense Caritas per avere un pasto caldo.

I numeri non servono a nulla se non si tiene a mente che dietro alle cifre ci sono persone, famiglie, anziani e bambini che spesso non hanno da mangiare. E questo succede in Italia, nel nostro Paese, la famosa Repubblica che dovrebbe essere “sviluppata”, “democratica” e “fondata sul lavoro”. Il problema è che dovrebbe essere il governo a trovare delle soluzioni concrete per una situazione così drammatica.

A tal proposito, diversi giorni fa, il ministro del lavoro, Giuliano Poletti, era stato intervistato da un famoso quotidiano in merito alla questione del “reddito minimo” per le persone in grave difficoltà economica. Ma di cosa si tratta esattamente? Poletti aveva spiegato, facendo chiarezza, che certamente non si trattava di un reddito, bensì di un sussidio da 320 euro per 280 mila famiglie poverissime e numerose, sotto i 3 mila euro di Isee e con figli: ovvero il cosiddetto “sostegno di inclusione attiva” ideato dal governo Letta.

Nulla di nuovo, dunque. E le “fregature” non finiscono qui: i beneficiari di tale sussidio, secondo il governo, sarebbero solo un milione di persone (di cui 550 mila minori) quando le persone in uno stato di povertà assoluta sono più di 4 milioni. Pertanto, viene da chiedersi: ma questi provvedimenti a metà, che senso hanno?
Il governo Renzi continua a sottrarsi al compito, fondamentale, di provvedere realmente ad una sistemazione del reddito minimo. Tuttavia, quando si tratta di riempirsi la bocca con belle parole, è sempre in prima linea.

Negli ultimi tempi si sta parlando tanto di famiglia, complice la questione relativa alle Unioni Civili e alla stepchild adoption. Ecco, quello che si vorrebbe far notare è che ci sono troppe persone, troppe famiglie (di ogni tipo) che non arrivano a fine mese: è arrivato il momento di parlare meno, in questo Paese e di passare ai fatti.

A cura di Silvia Pari

Articoli correlati

Scrivi un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *