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BANCHE VENETE DECISIONE CLAMOROSA

Buone notizie per i soci azzerati di Veneto Banca e Banca Popolare di Vicenza. Gli azionisti che hanno perso tutti i loro risparmi nelle azioni delle banche venete, vendute a prezzi gonfiati a clienti spesso ignari dei rischi che correvano, potranno rivalersi su Intesa anziché puntare agli attivi di incerta consistenza delle banche in liquidazione. Ad aprire uno spiraglio per decine di migliaia di soci è stato il gup di Roma, Lorenzo Ferri, che, nel processo su Veneto Banca, ha disposto la citazione in giudizio di Intesa come responsabile civile per i reati di ostacolo alla vigilanza e aggiotaggio di cui sono accusati gli ex manager e sindaci di Montebelluna. Un coinvolgimento definito dalla Cà de Sass «contrario alla legge, ma ancor prima a ogni logica». Per questo la Banca «non mancherà di difendersi in ogni sede e di esercitare ogni suo diritto legale e contrattuale».

Il giudice ha ritenuto che Intesa, acquirente per un euro delle attività “buone” delle banche venete, debba farsi carico dell’eventuale risarcimento dei danni subiti da azionisti e obbligazionisti che si sono costituiti parti civili. Il gup solleva dubbi di legittimità costituzionale sul decreto legge 99/17 sulla liquidazione delle banche venete, in quanto preclude ai soci azzerati ogni speranza di ristoro, mettendo la cessionaria Intesa al riparo dalle richieste di risarcimento.

L’ordinanza afferma «che il contratto di cessione stipulato tra Intesa e la liquidazione di Veneto Banca ha efficacia solo tra le parti e non vale a escludere la responsabilità» di Cà de Sass «nei confronti dei terzi danneggiati azionisti di Veneto Banca», ha spiegato l’avvocato Matteo Moschini, che rappresenta circa 600 soci di Veneto Banca e 400 di Popolare di Vicenza.

«Se il Gup confermerà l’importante decisione odierna si aprirà per tutti gli azionisti e obbligazionisti subordinati di Veneto Banca un ulteriore spiraglio per poter recuperare i risparmi investiti» afferma il Movimento Consumatori. E il Codacons parla di «decisione clamorosa» che apre la strada a richieste analoghe nei confronti delle ‘Good bank’, abbattendo «quel muro di ipocrisia che vedeva indenni le banche cheacquisivano gli istituti in crisi» con «un artifizio incostituzionale di cui il Governo si è reso complice».

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