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ANGELO E DEMONE

Di Diego Armando Maradona, “el Pibe de oro”, della sua vita, da quando il 25 novembre è venuto a mancare, si è detto di tutto e di più, di bello e di brutto, di gentile e di cattivo, mischiando l’uomo ed il calciatore, anche se probabilmente si è trattato di due Maradona diversi a volte vicinissimi, persino sovrapposti ed altre distanti come è difficile credere.

Certo il calciatore era inarrivabile, insieme a Pelè il meglio del meglio del meglio, di sempre, perché nessuno come lui sapeva, e probabilmente saprà, dare tante emozioni, che si fosse suoi tifosi o meno, perché Diego era l’essenza del calcio e pure se Platini, Zidane, Messi e Ronaldo (giusto per fare dei nomi) sono a loro volta dei grandi, nessuno ha mai raggiunto il suo livello.

Piccolino, con un piede solo, però che tecnica, che fisico, che forza atletica, che intelligenza anche tattica, colpi magici che riescono solo se il Padreterno ti ha dato ciò che ti distingue da tutti gli altri ed a Diego il Padreterno ha fatto “regali” immensi, anche se valevano soprattutto per il calciatore, perché l’uomo, come spesso accade, di regali ne ha ricevuti meno.
Generoso, altruista, umile (nel senso buono della parola), ma anche ingenuo, incapace di dire di no a chiunque ed anche a gestire un “personaggio” ingestibile da parte di chi non aveva nulla e si è ritrovato in cima al mondo, un mondo dove gli “avvoltoi” sono sempre in cerca di una preda da ghermire, e Diego di avvoltoi intorno ne ha sempre avuti tanti, troppi, e sono aumentati via via che passava il tempo, via via che i suoi “vizi” lo menomavano nel fisico ed anche nella mente.

Inutile nascondersi dietro ad un dito, inutile fare finta che Diego sia il campione da venerare e da venerare sia anche l’uomo, o almeno quella parte di lui dove non mancavano certo le ombre, perché nessuno è perfetto ed il “Diez” in alcuni casi lo era anche meno di tanti altri; che poi quando si muore si venga santificati, vorrei dire che è normale, anche se il termine è sbagliato in assoluto.

Di lui compagni ed avversari hanno (quasi) sempre tessuto le lodi, perché Maradona era un compagno sempre disponibile, pronto ad aiutare tutti, specie chi era in difficoltà, chi faceva in campo un errore anche marchiano; era sempre lui a mettersi al livello degli altri, mai aveva una parola cattiva, un gesto di stizza, mai si ergeva al Dio del calcio che in effetti era.

Con gli avversari non si lamentava anche di chi lo marcava spesso più con le cattive che in modo regolare (anche perché altrimenti come lo fermavi?), mai era a sua volta duro e cattivo; però come dimenticare che a volte veniva fuori un Maradona diverso anche in campo? Come in quel Inghilterra-Brasile del Mondiale 1986, dove credo ci sia tutto il senso di ciò che è stato, ha rappresentato, con quel gol di mano di cui si ricorda l’esultanza, anche se rappresenta l’antisportività per eccellenza, contrapposta all’altra rete, quella dove dribbla mezza Inghilterra e va a segnare il gol più bello ed esaltante della storia del calcio.

Sono andato a rivedermi ieri le interviste fatte tempo fa ad Eraldo Pecci e Salvatore Bagni, dove si è parlato lungamente di Diego e dove le emozioni erano palesi, vive come se parlassimo del giorno prima, perché per loro Diego era il massimo, anche dell’umiltà, del mettersi al servizio non solo del compagno di squadra ma dell’amico e la televisione sistemata in casa di Eraldo è solo un granellino di sabbia in un mare di ricordi, così come quel gol su punizione alla Juve, a Torino, dove Diego chiedeva ad Eraldo di toccargli palla, poi ci avrebbe pensato lui e l’altro a rispondergli che quel pallone non poteva passare da nessuna parte ed invece infilò Tacconi come se fosse stato un angelo a mandarlo in porta.

Maradona è stato un angelo ma pure un demone ed ognuno potrà ricordare di lui la parte che vuole o magari, come sarebbe giusto fosse, che è stato tutto questo messo insieme, con i pregi ed i difetti di tutti, spesso più accentuati gli uni come gli altri, da un certo punto in avanti messi sotto i riflettori ed “usati” da molti pro domo, perché in qualunque modo se ne parlasse il suo nome ha sempre fatto notizia e continuerà a farla, oggi come domani, calciatore o uomo che sia.

Il Direttore responsabile Maurizio Vigliani – Foto Imagoeconomica

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