Ignazio Visco governatore della Banca d'Italia

Lo shock energetico che colpisce tutta l’eurozona e l’Italia in particolare è “un onere ineludibile” e il tentativo di annullarne completamente l’impatto sui redditi da lavoro e da capitale sarebbe vano e finirebbe inevitabilmente per avere ripercussioni sull’inflazione”. Così il Governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, nel suo intervento a un seminario.

No a nuovo debito pubblico

Per il governatore utilizzare la leva del debito pubblico per mitigarne gli effetti non è la scelta appropriata. “La politica di bilancio – afferma – può ridistribuire gli effetti dello shock tra consumatori, fattori produttivi, generazioni presenti e future, con interventi mirati e temporanei a sostegno delle famiglie e delle imprese più colpite”, ma “se si decidesse di far pesare la redistribuzione soprattutto sulle generazioni future essenzialmente con l’emissione di debito pubblico, si rischierebbe di caricare queste ultime di oneri ingiusti e di alimentare ulteriormente l’inflazione attuale e attesa. Per l’Italia – conclude Visco – ciò comporterebbe anche il rischio di far deragliare il debito pubblico dal percorso di rientro, in rapporto al prodotto, iniziato lo scorso anno – un percorso necessario per preservare la possibilità di ritorno a una crescita economica forte e duratura.

Previsioni Bce su inflazione sbagliate per effetto energia

Il Governatore della Banca d’Italia aggiunge che per garantire il contenimento degli effetti di questo shock servirà “non solo una risposta incisiva e adeguata da parte della politica monetaria, ma anche la responsabilità delle parti sociali e il contributo della politica di bilancio. Occorre comprendere che, come per la ‘tassa dello sceicco’ degli anni Settanta, lo shock è un onere ineludibile per l’intera area dell’euro, e soprattutto per i paesi più colpiti, come è senza dubbio l’Italia”.

Lo shock energetico, ammette Visco, è alla base degli errori di previsione fatti dalla Bce che sono risultati “molto maggiori di quelli osservati in passato”. Le analisi di Francoforte, osserva, indicano ” che gli effetti dei prezzi dell’energia – che sono le variabili esogene più importanti, le cui variazioni sono dedotte dalle quotazioni dei contratti futures – spiegano, direttamente e indirettamente (cioé attraverso i loro effetti sui costi di produzione), il 65% degli errori complessivi commessi nella previsione dell’inflazione. Questa quota sale all’80% se si tiene conto anche degli effetti dei prezzi dei generi alimentari, l’altra componente volatile dell’indice armonizzato dei prezzi al consumo, particolarmente influenzata dal conflitto in Ucraina”.

No a ipotesi di incrementi dei tassi straordinariamente elevati

I rialzi dei tassi da parte della Bce proseguiranno, afferma il Governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco e membro del Consiglio direttivo della banca centrale europea, ma bisognerà essere estremamente prudenti sul ritmo di questi incrementi. Visco interviene a un seminario Cesifin a Firenze.

“Anche se le aspettative d’inflazione a lungo termine restano ancorate e la crescita salariale rimane moderata, la forte dinamica dei prezzi e la necessità di aumentare i valori estremamente bassi raggiunti, in termini reali, dai tassi di interesse a breve richiedono che i tassi ufficiali continuino a salire”. Visco aggiunge: “l’elevata incertezza che circonda le prospettive economiche, tuttavia, suggerisce prudenza nel fissare il ritmo dei rialzi dei tassi e sconsiglia vivamente di mirare a raggiungere un valore terminale predeterminato per i tassi ufficiali”.

I banchieri di Francoforte dovranno valutare riunione dopo riunione ma “non vedo comunque oggi alcuna ovvia ragione per legarci le mani con ipotesi di incrementi straordinariamente elevati quali quelli che da alcune parti si leggono, in qualche caso estrapolando il più recente passato o l’esperienza di altri paesi”.

Ora difficile dilemma con i rischi di recessione

La Bce nella normalizzazione della politica monetaria, ammette Visco, “si trova di fronte ora a un difficile dilemma”. “L’aumento dell’inflazione è oggi accompagnato da un brusco deterioramento delle prospettive di crescita economica, che riflette la perdita di potere d’acquisto dei redditi. In questo contesto, rialzi dei tassi eccessivamente rapidi e pronunciati finirebbero per aumentare i rischi di una recessione”. Dal’altro canto, tuttavia, “un eccessivo anticipo nella normalizzazione dei tassi ufficiali potrebbe risultare sproporzionato, minando la fiducia del pubblico nelle nostre azioni e rendendo paradossalmente più difficile il mantenimento della stabilità dei prezzi nel medio periodo”. Per questo ci vuole prudenza nel ‘ritmo’ dei prossimi rialzi e il Consiglio Direttivo non deve eccedere con un occhio anche ai rischi per la stabilità finanziaria.

È un errore chiedere di seguire ciecamente la politica Fed

“Le differenze tra Stati Uniti e area dell’euro nel peso relativo dei fattori di domanda e di offerta e nella dinamica dei prezzi al netto delle componenti più volatili spiegano perché, a fronte di un’inflazione complessiva che ha raggiunto valori simili, la normalizzazione della politica monetaria avviene con velocità e tempi diversi. Queste differenze suggeriscono anche che ipotizzare che la BCE segua ciecamente la Riserva federale nei prossimi mesi potrebbe essere un grave errore”.

A cura di Televideo – Foto Imagoeconomica

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