Il 25 novembre si celebra la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. In Italia è uccisa una donna ogni 72 ore, quattro su dieci lasciano figli piccoli.

La lotta al femminicidio non può essere affidata solo alle donne; il cambiamento dev’essere condiviso da tutta la società. Per questo la cultura è un veicolo fondamentale di contrasto: scuola, educazione familiare, istituzioni e media hanno il compito di trasmettere il messaggio che la parità non è una conquista bensì un diritto umano e che il femminicidio non ha giustificazioni o moventi passionali né può trovare alibi di nessun tipo.

In questo senso sono tante le iniziative e gli incontri per promuovere la sensibilizzazione e invitare le vittime a denunciare le violenze prima che sia troppo tardi. L’attenzione tuttavia, va spostata anche verso gli uomini: una vera prevenzione, infatti, non può limitarsi a educare chi ha subito soprusi, ma deve necessariamente agire su chi compie qualsiasi gesto che ne lede la libertà e la vita, mascherando il femminicidio come amore. Bastano le misure repressive ora in vigore per salvare una vittima? Fatti alla mano, il più delle volte non bastano; perché solo in alcuni casi, considerati da “codice rosso”, si tramutano negli arresti domiciliari e/o nel divieto di avvicinamento.

Dal 2020 ad oggi gli ammonimenti per violenza domestica o atti persecutori sono stati oltre 7.500. I moventi più frequenti rilevati nel reato di femminicidio sono la gelosia patologica, il possesso, l’abbandono e la frustrazione. Reati, questi, che costituiscono di solito l’origine dei più gravi episodi legati al mondo femminile.

In Italia i dati Istat mostrano che nel primo trimestre 2022, oltre il 61,4% delle vittime ha dichiarato che le violenze sono subite da anni, mentre il 31,5% delle donne ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica e/o sessuale.

Le donne uccise in ambito familiare e affettivo per mano del partner o ex partner sono state 71 nel 2018, 68 nel 2019, 65 nel 2020, 61 nel 2021, 50 nel 2022. Cifre che rappresentano tuttora un grave allarme sociale, e che già da sole spiegano l’esistenza di una Giornata internazionale.

Un dato che dimostra come si stia arrivando a una maggiore consapevolezza rispetto alle minacce è che sono aumentate le donne che si sono rivolte al numero verde antiviolenza e stalking “1522”; Nei primi tre mesi del 2022 le chiamate sono state 12.270. Dai dati raccolti dalla divisione anticrimine delle questure, che ricostruiscono ogni singolo evento analizzando il movente dell’omicidio, emerge che, confrontando gennaio-novembre 2022 con lo stesso periodo del 2021, il numero di femminicidi è diminuito, mentre gli ammonimenti sono aumentati della metà.

Le regioni più colpite dal reato sono: Sicilia, Lazio, Lombardia, Piemonte e Campania. Nonostante questi numeri fino a quando non si affronterà in maniera seria il tema della prevenzione, non si riusciranno a fermare questi assassini né, tantomeno, a evitare che la violenza sia trasmessa a ogni generazione.

Il vice Direttore Ugo Vandelli – Foto ImagoEconomica

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