Gianluca Vialli è morto oggi, 6 gennaio, a causa del tumore al pancreas contro cui combatteva dal 2017. Aveva 58 anni. Dirigente sportivo, calciatore, allenatore e capo delegazione della nazionale italiana, è stato uno degli uomini più apprezzati del calcio saporifero e simbolo dello sport italiano. Tra i migliori centravanti degli anni ’80 e ’90, rientra nella ristrettissima cerchia dei calciatori che hanno vinto tutte e tre le principali competizioni Uefa per club, unico fra gli attaccanti. Più volte candidato al Pallone d’oro,  si è classificato 7º nelle edizioni 1998 e 1991. Nel 2015 è stato inserito nella Hall of Fame del calcio italiano.

Dagli esordi giovanissimo, con il debutto in serie B con la Sambenedettese nel 1981, a pochi giorni prima della scomparsa, Gianluca Vialli non ha mai abbandonato i campi da calcio e lo sport. Si è affermato prima come ala tornante,  poi come centravanti completo, dotato di tecnica, velocità, dinamismo, forza fisica e resistenza.

Alla fine degli anni ’90, appesi gli scarpini al chiodo, inizia la carriera da allenatore al Chelsea e poi al Watford. Nel 2019 è nominato dalla FGCI, insieme a Francesco Totti, ambasciatore italiano per il campionato d’Europa 2020. Dal novembre dello stesso anno entra nei ranghi della Figc come capo delegazione della nazionale italiana, allenata dall’ex compagno e amico di una vita Roberto Mancini. Con questo ruolo, ufficialmente da dirigente, nell’estate 2021 prende parte alla vittoriosa spedizione italiana agli Europei 2020 posticipati di un anno per la pandemia.

Riguardo alla sua carriera come calciatore, l’esordio in serie A arriva nel 1984 con la Sampdoria. Al termine della stagione si aggiudica la Coppa Italia, primo trofeo della storia blucerchiata.

All’inizio offre un rendimento discontinuo, anche a causa dei dubbi circa la sua posizione in campo. La svolta arriva nel 1986, quando in panchina si siede Vujadin Boskov che inverte i ruoli di Vialli e Roberto Mancini e fa avanzare Gianluca stabilmente come prima punta.

Intanto si consolida l’intesa tra il giocatore cremonese e il compagno di squadra, che vengono soprannominati i “gemelli del gol” divenendo a posteriori il simbolo dell’epoca più luminosa dei blucerchiati. Sempre insieme al Mancio, in questi anni Vialli si afferma  tra i migliori attaccanti della sua generazione. Nella stagione 1988-1989 è il miglior marcatore, nell’annata 1989-1990 è protagonista della vittoria doriana in Coppa delle Coppe e si laurea capocannoniere.

Due anni dopo, il campione viene acquistato dalla Juventus per un costo totale stimato in circa 40 miliardi di lire, all’epoca la cifra più alta mai spesa al mondo per un calciatore. Arriva a diventare capitano dei bianconeri e trascina i compagni di squadra ai trionfi in Supercoppa italiana e soprattutto in Champions League. Nella stagione 1996-1997 approda in Inghilterra al Chelsea, dove continua a mietere traguardi importanti fino alla vittoria del 1999 in Supercoppa Uefa contro il Real Madrid.

Il Direttore editoriale Carlo Costantini – Foto Lapresse

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