Difficile scrivere di calcio mentre c’è una guerra e la gente muore? Sì, certamente, ma si gioca e quindi si scrive comunque, senza però rinunciare ad esprimere le proprie idee in articoli dedicati alla situazione ucraina; in realtà ci sono guerre e si muore tutti i giorni, persino di fame, in un mondo dove la ricchezza è di pochi.

La prossima settimana ritorna la Coppa Italia e le milanesi impegnate nel derby, anticipano al venerdì, con un impegno che non pare insormontabile, né per i rossoneri che ricevono l’Udinese, né per l’Inter che fa visita al Genoa.

Poi c’è il campo, a volte impietoso, altre generoso, altre ancora che dà e toglie nello stesso momento.
Facile l’impegno milanista? Dipende, e non dall’Udinese, dato che al netto di un VAR quantomeno in stato “confusionale” i rossoneri fanno di tutto e di più per crearsi dei problemi.
Facile sparare sull’arbitro per il pareggio convalidato ai friulani, peccato che a sbagliare sia il VAR, in maniera incredibile, però il Milan di ieri sera avrebbe meritato persino di perdere tanto è stato “protagonista” di una prestazione mediocre, non all’altezza di chi è in testa alla classifica, ma sicuramente è più facile accusare qualcuno anziché se stessi.

Del pareggio milanista potrebbero approfittarne i cugini, ma anche in casa interista le cose sono diventate alquanto difficili ed il gol è una chimera, persino quando il difficile è …. sbagliarlo!
Lo 0-0 di Marassi inquadra perfettamente il momento dei nerazzurri, che sbagliano in avanti e concedono occasioni un paio di mesi fa neppure immaginabili.
Il Grifone di Blessin pare in progresso, gioca e non perde, ma non vince ed i pareggi (cinque di fila) non fanno classifica e, soprattutto, non permettono di ridurre le distanze verso la salvezza.

Stesso discorso vale per la Salernitana, che pareggia in casa contro un Bologna che va pure in vantaggio.
Due punti con Milan e Bologna, in casa, sarebbero positivi ad inizio stagione, ma a undici giornate dalla fine? Vero che i granata hanno due partite da recuperare, ma se non si vince mai altro che Nicola, non basterebbe neppure il mago Otelma in panchina.
Nel mezzo del sabato, la Juve espugna Empoli con un doppio Vlahovic e le “solite” difficoltà; nulla di nuovo quindi sotto il sole, neppure il fatto di vincere anche senza un gioco, alla faccia dei soloni che …. Chi gioca bene vince ….

Quanto al centravanti serbo, lo hanno preso per fare gol e poi …. Mica tutti hanno Bremer! Personalmente resto comunque dell’idea che Riva e Boninsegna (e non solo loro) fossero un’altra cosa e oggi varrebbero, con le marcature a tre metri, cinquanta gol a stagione, se non di più.
L’Empoli, per ciò che esprime e non solo in questa occasione, meriterebbe almeno il pari, ma chi segna di più ha ragione, sempre.
Anche ad Empoli arbitro e VAR finiscono nel mirino del sempre pacato Andreazzoli, uno che dice la sua, ma non grida neppure quando gli fanno un torto, tanto sa benissimo come funziona il mondo.

In serata ci pensano Sassuolo e Fiorentina a illuminare il Mapei, dando vita ad una bella partita, che i neroverdi fanno loro quando il pareggio sembra ormai il risultato finale.

La Viola pur giocando bene non riesce a dare continuità alle ambizioni europee non certo accantonate, pur se la Champions non sembra essere alla portata; mentre il Sassuolo, con gli ultimi successi si mette anch’esso in lista per un posto tra le prime sette.
I giochi sono tutti da fare e si può sperare anche se il distacco non è così risicato; dare continuità è la cosa fondamentale e sono davvero in pochi quelli che hanno dimostrato di averla.

Chi invece ad inseguire l’Europa ancora non è pronto è il Toro, che dopo il Venezia lascia i tre punti anche al Cagliari; la differenza è che con i lagunari era stato il VAR a decidere la partita, mentre con gli isolani anche, almeno un po’.
Spiace che il rientro di Belotti, autore di due reti (che erano tre) da bomber vero non sia servito che ad impattare il derby. Sul Toro la cosa positiva è la indubbia crescita rispetto alle ultime stagioni, ma i margini di miglioramento da raggiungere sono ancora enormi ed evidenti, poi ci sono le distrazioni ed i portieri avversari migliori in campo, ma questo è il calcio, anche fatto di tastieristi e allenatori di FIFA 2022, per i quali Juric è già passato da fenomeno a pippone. Quando è l’ora del caffè ecco servito il derby Veneto, in casa di Giulietta, che manda avanti “Romeo” Simeone, il quale infila tre pere nella porta veneziana, che manco il Mose sarebbe servito!

L’Hellas non rinuncia alle mire europee, per quanto complicate, mentre i lagunari finiscono in piena zona retrocessione e vincere il recupero servirebbe solo a pareggiare il Cagliari, niente di più.

Alle 18 si gioca a La Spezia, con la Roma che tenta il rilancio e gli spezzini vogliosi di allontanare la zona pericolosa.
Sono i giallorossi a fare la partita, ma tra Provedel ed i pali della sua porta, pare non esserci storia, sino a quando, a zero secondi dalla fine, ci scappa un rigore su cui le polemiche fioccheranno e l’unica cosa che non succederà saranno le scuse chieste da Thiago Motta allo Spezia.
La serata è di quelle “calde” e non può essere diversamente dato che l’incrocio è tra Lazio e Napoli.
Il sarrismo contro uno Spalletti che sente profumo di scudetto e ne ha ben d’onde, dato che i suoi non si accontentano neppure quando subiscono il pareggio a due minuti dal novantesimo, cercando ed ottenendo tre punti che li issano in vetta con il Milan.

Sarri dopo dice le solite cose, ma la (poco) sua Lazio è settima ed è meglio che dia un occhio dietro prima che avanti a sé.
Finalmente a chiudere un’Atalanta-Sampdoria dove il professore sfida un Gasp eternamente “inca….” quanto voglioso di rivedere i suoi vincenti, per non fare scappare la Juve e calmarsi; ma con i ciclisti non troppo disponibili a fare da zerbino, anche perché la coda mica è così distante!
In realtà la partita dura sei minuti, il tempo per l’Atalanta di andare in gol ed iniziare un percorso in discesa e riprendere il percorso verso uno dei primi quattro posti, con una lotta che sarà tutta da seguire e dove tutto può succedere.
E la Samp? Pare sia rimasta a Genova o, come per i tank russi, ha finito la benzina già nel riscaldamento, tanto che il 4-0 sta stretto alla Dea e la situazione fa riflettere anche per la corsa verso la salvezza.

Il calcio settimanale prosegue con la Coppa Italia e ci auguriamo che prima della ventottesima si smetta di parlare di guerra e di morte, di missili e cannoni e sia la pace a vincere.

Il Direttore responsabile Maurizio Vigliani – Foto Lapresse

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