Compie 90 anni il Festival del cinema di Venezia.

La sua storia e’ un romanzo, che attraversa un secolo di storia tra film cult, divi iconici, scandali leggendari e scommesse per il futuro.
Qui, ora, dove il rosso “red carpet” diventa sinonimo di cinema, mentre percorro la strada con gli occhi puntati a cogliere l’uscita di qualche attore o attrice eccellente, non posso che ricordarmi che stiamo parlando di novant’anni di grande cinema internazionale d’arte cinematografica inaugurato nel 1932, ma anche di costume e di cultura italiana che comprende anche un indagine estetica e morale sul nostro paese.
Il romanzo della Mostra ha inizio, e il suo svolgimento, trame e sottotrame incluse, sono ora in un libro La mostra Internazionale d’arte cinematografica di Venezia, 1137 pagine imperdibili scritte dal piu’ importante storico del cinema, Gian Piero Brunetta, lo studioso che da bambino giocava al Lido coi castelli di sabbia e i film.
Edito da Marsilio il volume esce in occasione della 79° edizione del festival.

Ci colpiscono queste sue parole: “…Molti giovani vanno a Venezia a fare il pellegrinaggio, come a Compostela… e questa e’ una cosa che quando vai a Venezia ti riempie di speranza“…
Il cinema e’ un sogno ad occhi aperti proprio come lo e’ Venezia.
Inevitabile dunque che il Novecento, che e’ stato senz’altro il secolo del cinema cercasse modi per celebrare un legame che pare scritto nella natura stessa di un’arte e di una città fatte l’una per l’altra.

Un libro importante perche’ e’ impagabile poter disporre di uno strumento di consultazione tanto ricco, che inanella nomi, titoli, aneddoti e disegno storico della kermesse veneziana, rievocando anche il glamour del red carpet dal 1932 ad oggi.
Quel che interessa Brunetta e’ ricostruire la temperie culturale che attorno a Venezia si e’ sviluppata, e capire in che modo la Mostra abbia registrato gli umori e sia stata specchio del clima che in Italia si respirava, decennio dopo decennio.
La Mostra ha visto guerre, crisi, contestazioni del ’68 e cancellazioni di edizioni.

Il tutto, tra vicende belliche e politiche, ed oggi il festival e’ piu’ solido che mai, ha superato conflitti mondiali e locali.
I film di genere e le piattaforme digitali sono diventati parti integranti della modernita’, la Realta’ Virtuale e’ una sezione importante.
E il cinema e’ passato da ombelico del mondo a oggetto di culto un po’ smarrito, ma sempre potente, nell’oceano social della comunicazione.

E i film? Oggi la proposta alterna affascinanti blockbuster d’autore, esperimenti di stile e storie contemporanee di transizioni sessuali e horror perche’ il genere consente di raccontare i nostri tempi duri.
In quell’agosto del 1932, che sembra ieri, il film di apertura fu l’inquietante Dr. Jekyll and Mr. Hide, a seguire il mitico Frankenstein con Boris Karloff e in quanto a metafore della mutazione, tutto era gia’ scritto.
La vera magia resta il Lido!

Al Lido gli incontri impossibili diventano possibili, in un solo giorno puoi incontrare le stelle opposte del firmamento, Jack Lemmon e Bruce Willis, River Phoenix e Heath Ledger, Jack Nicholson, Meryl Streep e Lady Gaga, Johnny Deep o George Clooney.

Un cocktail esplosivo di utopie riuscite che questo libro fantastico e’ riuscito a tirar fuori.
Insomma, il libro di Brunetta e’ il libro su Venezia che mancava.
Come il cinema Venezia riflette se stessa nello specchio che l’acqua le offre.
Come il cinema, le sue fondamenta oggi sono rese piu’ fragili e in pericolo da una questione che e’ anche culturale.
Ma sicuramente come il cinema, Venezia, ci permette di scivolare attraverso le storie altrui, e allora mentre mi incammino per il ritorno mi commuovo un po’, senza far rumore, ad altezza del mio sguardo, scoprendo che nelle storie del cinema ci sono anche le nostre vite!

A cura di Sandra Vezzani editorialista – Foto Imagoeconomica

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