Parto da una buttage, da quella che considero un’ennesima presa per i fondelli da parte della stampa tedesca e soprattutto dal quel Piller del Frankfurter Allgemaine Zeitung, al quale mancano solo i baffetti e gli stivali da guerra per rendersi ancor più ridicolo agli italiani.

Ma ieri sera a zittirlo ci ha pensato Gianluigi Paragone, prendendo le massime distanze dal tedesco.
Io sono ben felice di essere italianoMa tu per me rimani un tedesco. Non c’è nulla che ci accomuna in nome di una bandiera cosiddetta europea. Ragiona pure da protestante, da luterano, da tedesco. Rimani sotto i tuoi dogmi ma l’Europa non l’ha costruita la Germania….manteniamo dunque le distanze… Io di questa Ue non so onestamente cosa farmene. Però al suo interno può filosofeggiare l’amico Piller che per me è un tedesco e lo tratto da tedesco.

Ma lo scontro più duro è arrivato quando quel buffone di Tobias Piller ha mostrato 20 euro al pubblico italiano entrando nella crisi economica del nostro paese e sugli aiuti europei, come se il nostro Stato non fosse in grado di restituire quei pochi euro in caso di prestiti della Ue della quale siamo tra i padri fondatori.

A quel punto Luigi Paragone lo ha invitato a strappare la moneta facendogli capire tre cose. La Germania ha fatto i suoi porci comodi con le sue banche e con l’Olanda che invita a nozze faccendieri o aziende per non pagare le tasse.
Le imprese tedesche senza quelle italiane non sarebbero in grado di produrre un auto. In ultima analisi che le bellezze dell’Italia non esistono in nessuna parte del mondo e che non sono in svendita, come invece è successo alla Grecia e alla Croazia
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Su di un punto mi voglio agganciare, quello dei nostri territori, delle nostre regioni circondate da bellezze ancora incontaminate basta pensare ai borghi antichi, ai laghi, alle cascate, ai mari del sud, alle alpi del nord, ai monumenti storici ultra millenari. L’Italia è lo stivale più suggestivo del globo. L’Italia è anche filiera nell’agro-alimentare, nelle sue specialità culinarie innumerevoli e inimitabili, potrei citare migliaia di piatti tipici.

E allora, quest’anno in piena estate sarà l’occasione per riscoprire tutto ciò che ci appartiene, magari senza troppe ambizioni perchè colpiti duramente dal coronavirus, ma sarà anche un modo per aiutare i settori più colpiti come il turismo.
Sarebbe una boccata di aria fresca per le strutture alberghiere, le spiagge, i lavoratori stagionali e le agenzie di viaggio. C’è tanta voglia di libertà e di tornare alla normalità. E, cosa c’è di meglio, dopo questa guerra sanitaria, se non la voglia, il desiderio di viverla in Italia, mentre i tedeschi rimangono nel loro grigiore e nelle tetre birrerie?

Il Direttore editoriale Carlo Costantini – Foto Shutterstock

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