In questi giorni si verificheranno due eventi molto importanti legati alle nostre tradizioni, celebrati in Italia e in Europa: il Solstizio d’estate (21 giugno) e la festa San Giovanni (24 giugno).

Il solstizio d’estate è il “giorno” più lungo dell’anno, non perchè la sua durata sia superiore alle 24 ore bensì perchè le ore di luce in questo preciso giorno sono superiori a quelle del buio; è un momento carico di significato profondo, nel quale il Sole vince sulle tenebre o per meglio dire metaforicamente, dove il bene vince sul male.

Questo giorno rappresenta un momento di festa e di ritrovo per numerose popolazioni, nel quale si celebrano la raccolta del grano (legata ai culti della Dea madre e della fertilità) e la potenza simbolica del Sole.

La parola solstizio è di derivazione latina ed è composta da “sol”(sole) e da “statum” (restare immobile) e sta ad indicare il sole che si ferma, perchè dal 21 giugno il sole sembra fermarsi per qualche giorno prima di iniziare il suo graduale affievolirsi dopo la festa di San Giovanni.

In Inghilterra, a Stonehenge, dove si trova il sito neolitico che sembrerebbe essere, secondo gli studiosi, un antico osservatorio astronomico, proprio nel giorno del solstizio si verificherebbe un allineamento in cui il Sole all’alba (detto Alban Heruin) si leverebbe sopra la Heel Stone chiamata Friar’s Heel cioè “tallone del frate”; tale ricorrenza è diventata una sorta di pellegrinaggio, richiamando persone da tutto il mondo.

E’ tradizione in Europa e anche nei paesi dell’Est, nei giorni vicini al Solstizio, accendere fuochi e falò a scopo propiziatorio, il rito prevede il salto del fuoco per attirare fortuna, raccolti abbondanti, prosperità e anche per allontanare gli spiriti.

Il solstizio d’estate indica quindi il potere della Luce sul buio mentre il solstizio d’inverno indica l’esatto contrario, una sorta di danza tra giorno e notte. Nell’iconografia cristiana, i giorni successivi ai solstizi, si festeggiano le nascite di due importanti uomini: Gesù (Natale) e San Giovanni Battista (24 giugno).
La prima data indica la “rinascita” del Sole dopo la notte più lunga dando il via al periodo più crescente dell’anno, la seconda indica la lenta fase decrescente del Sole.
Secondo la tradizione celtica durante i solstizi si verificava una lotta simbolica tra due divinità: il Dio Quercia, giovane e forte che presiedeva la fase crescente del Sole e il Dio Agrifoglio, vecchio e saggio, che presiedeva la fase decrescente del Sole, iniziando dalla notte tra il 23 e il 24 giugno, denominata ancora oggi “la notte delle streghe”, per commemorare i rituali pagani che si celebravano in questa precisa notte; diventò una festa molto sentita anche dal popolo romano, una mescolanza tra religione e superstizione.

La notte di San Giovanni è probabilmente la notte più magica dell’anno, celebrata da secoli con rituali e usanze popolari.
Per proteggersi e tenere lontane le streghe si utilizzavano numersi rituali. Secondo le tradizioni popolari, si credeva che le streghe, durante questa magica notte si dessero appuntamento di fronte ad una Chiesa per un grande “Sabba” (ritrovo di streghe per celebrare feste magiche e orgiastiche) e andassero in giro a catturare anime.

Era usanza popolare lasciare di fronte la porta di casa un mucchietto di sale, una grande scopa oppure tenere con sé una croce, bastoni fatti a forcina e teste d’aglio.

I romani prima della festa si recavano in Chiesa a prendere l’acqua santa appena preparata (perchè l’acqua santa aveva una scadenza) e quella ferma da tempo non era più efficace. Con l’acqua poi si benedivano la porta di casa, i letti e poi tutto il resto della casa, mentre prima di dormire veniva pronunciato due volte il “Credo” ripetendo ogni parola ben due volte.

Secondo tradizione, nella notte di San Giovanni, la rugiada che inumidisce i prati acquisisce proprietà miracolose, viene consigliato infatti di rotolarsi nell’erba bagnata per avere un fisico forte e pieno di vigore e per alleviare i reumatismi.

Sempre durante questa notte vengono raccolte le noci acerbe che poi verranno utilizzate per preparare il liquore nocino.
Inoltre vengono raccolte erbe ancora bagnate di rugiada che sembrano assumere qualità prodigiose in questa precisa notte quali: la ruta, conosciuta per le sue proprietà contro lo stress, l’ansia, utile per la circolazione e per le infiammazioni articolari; l’artemisia ritenuta un’erba con potenzialità anticancro, la salvia utilizzata per i dolori all’addome, la menta efficace rimedio contro l’influenza, l’iperico conosciuto anche come “l’erba di San Giovanni”, veniva utilizzato per cicatrizzare le ferite e infine il rosmarino per rendere i capelli più forti e sani.

Anche l’aglio veniva raccolto perchè il proverbio indicava: ”Chi non prende l’aglio a San Giovanni, è povero tutto l’anno”.
Gli antichi racconti narrano che chi riesce a raccogliere i fiori di una pianta di felce che fiorisce a mezzanotte acquisirà saggezza e la capacità di leggere il passato e il futuro.

Sempre nella notte di San Giovanni si utilizzano rituali dedicati all’amore, come ad esempio scegliere questo giorno per celebrare le nozze oppure il rito dell’uovo svolto dalle giovani donne, prendendo un uovo e dopo aver separato l’albume dal tuorlo, mettere l’albume in un bicchiere e lasciarlo la notte sulla finestra, se al mattino sopra l’albume sono presenti delle bollicine la pretendente troverà un uomo bello, buono e ricco.
Altra usanza è di raccolgiere del cardo e bruciacchiarlo, poi riporlo in una fenditura della propira abitazione, se al mattino appare fresco come appena raccolto, la pretendente troverà facilmente l’amore entro l’anno.

Un rito molto diffuso è quello delle tre fave, alla prima fava va tolta completamente la buccia, alla seconda togliere metà buccia e la terza va lasciata intatta, poi incartare le fave come fossero caramelle, posizionarle sotto il cuscino e dormirci sopra la notte. Al mattino la ragazza dovrà pescarne una a caso, se prenderà quella intera significa che incontrerà un marito ricco, se sceglierà quella a metà troverà un uomo benestante, diversamente se sceglierà quella senza guscio incontrerà un pretendente povero.

In alcune zone d’Italia le ragazze prima di addormentarsi pregano il santo affinchè faccia loro sognare il volto del futuro compagno, altra tradizione indica che se la ragazza a mezzanotte si guarda allo specchio vedrà riflesso il volto del futuro marito accanto al suo.

In tempi antichi, in Veneto, nella magica notte, le ragazze che avevano più di un pretendente scrivevano su dei bigliettini il nome degli uomini, poi lanciavano i bigliettini in un catino, il primo bigliettino che si apriva a contatto con l’acqua conteneva il nome del futuro marito.
Mentre gli uomini erano soliti raccogliere foglie di valeriana, maggiorana e verbena, le facevano essiccare, poi le riducevano in polvere, in un momento che ritenevano propizio, gettavano la polvere addosso alla donna desiderata in segno di scelta.

In Abruzzo, secondo tradizione, le donzelle che vedevano il volto di San Giovanni nel Sole appena sorto entro l’anno avrebbero contratto matrimonio.

Una usanza comune in molti paesi europei è l’accensione dei fuochi, la danza attorno al falò o addirittura il salto propiziatorio del fuoco; oltre al fuoco si usa il rituale della benedizione e purificazione dell’acqua per proteggere dalle influenze negative.

A cura di Barbara Comelato – Foto Paolo Senni

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