Il governo Orban ha deciso che le donne ascoltino il battito del feto prima di abortire. Per gli esperti: si riducono aborti con un’educazione sessuale a scuola.

E’ giusto che le donne debbano ascoltare il battito cardiaco del feto prima di abortire o è un’inutile tortura? Come ridurre gli aborti? Ecco come ha deciso di intervenire l’Ungheria di Orban.

Sta destando un acceso dibattito nazionale il provvedimento adottato nei giorni scorsi in Ungheria.

Entra in vigore venerdì, il decreto del ministro dell’Interno ungherese del governo di Viktor Orbán: stabilisce che prima di abortire la donna deve presentare un documento che attesti l’ascolto di un “fattore indicante il funzionamento delle funzioni vitali del feto”, in sostanza di aver ascoltato il battito cardiaco del feto.

Pubblicato nella notte tra lunedì e martedì sulla Gazzetta Ufficiale e firmato dal ministro dell’Interno, Sándor Pintér, il tentativo pelese sarebbe quello di convincere il più possibile le donne in dolce attesa a non abortire. In Ungheria, al di là di quanto si possa pensare, l’aborto è un diritto che viene applicato in modo esteso. La gravidanza può essere interrotta entro la 12a settimana, ma ci sono casi eccezionali in cui tale termine può essere prorogato fino alla 24a settimana e in qualsiasi momento.

SONDAGGIO/ Ungheria, è giusto far ascoltare alla mamma il battito del cuore del feto prima dell’aborto?  VOTA E DI’ LA TUA

La procedura è complessa e fatta di varie tappe. Si può abortire se si presenta uno di questi 4 motivi: la gravidanza è il risultato di una violenza sessuale; è pericolosa per la salute della donna incinta; è probabile che il feto soffra di una grave disabilità o menomazione; se la donna incinta si trova in una grave situazione di crisi. Legalmente si intende “una situazione di crisi grave quella che provoca shock fisico o mentale o impossibilità sociale”. Un donna si può sentire troppo giovane o troppo anziana per avere un bambino, o non può accettare la gravidanza per motivi finanziari, familiari, lavorativi, di studio o di altro tipo. Il servizio di tutela della famiglia non verifica le ragioni di crisi della donna e agisce sulla parola. Non è quindi necessario dimostrare alcunché. E solo la donna può decidere in merito. L’aborto viene praticato negli ospedali pubblici, ha un costo che si aggira intorno ai 100 euro ( in alcuni casi rimborsabile) e l’interruzione viene riconosciuta come malattia.

L’ascoltare le funzioni vitale nasce dall’idea dei proponenti: sostengono che “la vita inizi al momento del concepimento”, non nel momento di formazione del feto.

La proposta è stata più volta avanzata da una politica nazionalista ungherese, Dóra Dúró , rappresentante del partito Mi Hazánk, che da anni chiede la modifica della legge genelare sull’aborto risalente afli anni ‘90. L’incidenza degli aborti tra minorenni e giovani è elevata. Secondo Dúró, la condizione per ascoltare il battito del cuore non è rigida, ma è solo un’informazioni per la donna incinta.

Da venerdì la madre deve presentare una relazione rilasciata da un ostetrico-ginecologo che dimostri che l’ha ascoltato se vuole interrompere la gravidanza.

Tra pro e contro la nuova norma ha destato molte divisioni nell’opinione pubblica ungherese. Secondo gli esperti, che sono intervenuti sui giornali nazionali, ci saranno meno aborti non per l’ascolto del battito cardiaco del feto ma per un’adeguata educazione sessuale nelle scuole. In Ungheria sempre più adolescenti rimangono incinte e abortiscono. Non c’è un’adeguata educazione sessuale nella società ungherese. Le ragazze provenienti da famiglie più povere non sono consapevoli del funzionamento del proprio corpo e dell’importanza di una vita sessuale sicura. Nel migliore dei casi l’argomento è tabù in famiglia, quindi ottengono informazioni discutibili da coetanei o da internet.

Nel 1990, l’aborto indotto era più comune tra le donne di 28 anni, 10 anni dopo tra le donne di 22 anni e nel 2016 tra le donne di 20 anni. Ora è più comune tra le ragazze di 15 anni, anche se il numero di gravidanze adolescenziali è costante: circa diecimila ragazze ungheresi di età inferiore ai 18 anni rimangono incinte ogni anno; sono ragazze principalmente provenienti dagli strati più poveri della società.

A cura di Antonio Amorosi Affari Italiani – Foto Imagoeconomica 

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