Sono Paola Marchi e Vi scrivo una seconda mia esplorazione in sensazioni e consapevolezze, assaporate in questo momento di isolamento forzato. Grazie mille per il tempo a me dedicato e buona serata.

Una minuscola lucertola
Sento il silenzio velato dal torpore della consuetudine, strusciarsi sulle pareti della mia stanza vuota e lo percepisco similmente al mio fiacco respiro, che si attacca ai polmoni e mi sussurra piano: “Fammi prendere una boccata d’aria, ne ho bisogno per restare al mondo!”
Libero lentamente la massa dei miei capelli carcerati da un laccio celeste e li scrollo in un movimento rapido e lesto della testa.
Li sfioro e mi intrufolo con gentilezza tra qualche ricciolo, che pispiglia tristemente al mio orecchio: “Fammi sentire l’odore del sole, ne ho bisogno per restare al mondo!”
Tocco con i polpastrelli in un abbraccio a me stessa, la pelle dei miei gomiti e all’improvviso mi pare udire il pianto sottomesso dei pori, che in un eco soffocato dal maglione, mi supplica: “Fammi uscire da questa trappola di lana, ne ho bisogno per restare al mondo!”
Obbedisco a queste mie sensazioni e percezioni, che mi urlano dentro con una risonanza costante e continua, similmente ad una conferenza di figure predominanti nel presente, che mi sculacciano la mente nel farmi uscire dal guscio quotidiano e nel soddisfare per quanto possa, i miei più emergenti bisogni.
A piedi nudi passeggio su di un freddo pavimento e a passo lento raggiungo la finestra serrata.
Timidamente mi soffio il naso ed uno starnuto indeciso sembra non volere uscire dalle mie narici, timoroso forse di infettare le tre civette inanimate e prevenute, accovacciate su di un comò antico ed un poco crepato, che già si coprono con le alette i beccucci per evitare un possibile contagio.
Le persiane paiono sospirare un sollievo mai manifestato da troppe giornate mentre i loro legni verde bottiglia scricchiolano una salute ritrovata, in un manifesto abbraccio al sole come per urlare allo stesso: “Quanto ci sei mancato nel dare vita a questa stanza umida, silenziosa e solitaria!”
Appoggio i miei gomiti nudi sul davanzale e osservo i miei pori sbocciare come boccioli di rosa.
Agito i miei riccioli al tepore di un vento lento ed accogliente, che salutano il sole riflettendo il colore del grano maturo.
Ascolto il mio respiro, che si trasforma come per incanto in un fiume che alita libertà ai miei denutriti e lassi polmoni.
Osservo nel contempo, una minuscola lucertola scodinzolare incerta sul confine del contatto con me stessa.
Un raggio di sole la raggiunge e si sdraia come un tappeto su di essa, sfiorando il mignolo della mia mano sinistra, che non distolgo da quello spazio, per sentirmi di nuovo viva in un’esperienza piena e genuina con un minuscolo essere incontrato per
caso in un ambiente da troppo tempo mortificato dall’obbedienza alla distanza di un metro.
Un timido sorriso sento distendersi sul mio volto.
Ora in piccole dosi, senza infrangere le norme, ho ascoltato l’eco di quella mia saggezza interiore, che vestiva i panni di un’orchestra e mi esortava a soddisfare i miei primari bisogni: “Restare in casa pur contattando il mondo!”
“Un minuscolo animaletto è stato un contatto pieno all’emergere della mia completa consapevolezza!”
Ho individuato le mie risorse e la mia energia mettendo in atto la forza motrice, che possiedo all’interno di me stessa e che mi permette di fare le giuste scelte per non soccombere ai condizionamenti.
“Ho una nuova amica e chissà se domattina ritornerà a farmi visita?”

A cura di Paola Marchi – Foto Shutterstock

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