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Associazione per delinquere finalizzata all’estorsione. Questa la decisione del tribunale di Torino al termine del processo, nato da un’inchiesta della Digos, sul tifo organizzato juventino. Nel 2018 la Juve interrompe le agevolazioni agli ultrà. Da quel momento iniziano le ritorsioni con minacce ai danni del club. Il responsabile dei rapporti con i tifosi denuncia, di conseguenza scattano le indagini.

A settembre 2019 dodici capi ultrà e i loro vertici sono arrestati. Alcuni condotti in carcere, altri ai domiciliari. Ottobre 2021 la sentenza con sei condanne e sei assoluzioni. Condanne da due a quattro anni e Daspo da due a cinque anni inflitte ai capi della curva sud a cominciare dal leader, che vanta un lungo curriculum criminale, nel quale spicca il concorso nell’omicidio di un appartenente alle forze dell’ordine durante una rapina. Per lui la pena più alta.

È questa la prima volta che la giustizia italiana condanna degli esponenti di una tifoseria organizzata per associazione a delinquere. Intimidazioni, minacce, violenza privata, prevaricazioni verso la società, che a un certo punto ha deciso di porre fine a privilegi e concessioni agli ultrà, steward e tifosi. Era “Dino” il capo indiscusso che, secondo la tesi della Procura, coordinava i ricatti alla Juventus e gestiva le attività dei suoi adepti. Il pubblico ministero responsabile delle indagini ha sempre sostenuto che all’interno del gruppo vi fossero aspetti tipici dell’associazione per delinquere.

“Questa sentenza – ha dichiarato l’avvocato difensore della Juventus – porta alla luce i rapporti anomali tra società e ultrà. Non è possibile urlare “la Juve siamo noi”, pretendendo le cose con quell’atteggiamento di agire criminale. Il tifoso deve ritrovare il proprio status e tutto lo stadio deve diventare un’altra cosa”. Detto in altre parole; nessuno si deve sentire padrone del tifo o padrone delle curve. Sul banco degli imputati sono finiti i capi di diverse fazioni e messe a fuoco le loro azioni durante la stagione 2018-2020. La società, su sollecito dell’allora questore di Torino, interruppe privilegi e concessioni. Così iniziarono le ritorsioni: sciopero del tifo e cori razzisti con una precisa “strategia condivisa, finalizzata all’estorsione” tra i diversi gruppi.

A processo, oltre i Drughi, sono finiti: Viking, Nucleo 1985, Nucleo armato bianconeri, Quelli di via Filadelfia. Assolti i vertici di Tradizione-Antichi Valori e Nab Liguria, perché risultati estranei al castello accusatorio. La Juventus e alcuni dirigenti bianconeri si sono costituiti parte civile ottenendo il diritto a un risarcimento. 

Il vice Direttore Ugo Vandelli – Foto Imagoeconomica

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