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ASTRA UN PROGETTO EUROPEO

Un progetto europeo coordinato da ASTRA Innovazione e Sviluppo di Faenza per trasformare la pollina, scarto inquinante prodotto in abbondanza dagli allevamenti aviari, in una sostanza che rigenera i terreni inariditi e favorisce le coltivazioni. I test di campo danno risultati incoraggianti.

Una nuova tecnologia per migliorare la qualità dei suoli degradati poveri di materia organica e l’efficienza dei nutrienti, fermare la desertificazione dei terreni, recuperare scarti d’allevamento dando vita a un processo di economia circolare virtuoso e, per di più, a basso costo: è questo l’obiettivo di POREM, progetto dimostrativo cofinanziato dall’Unione Europea, che vede la realtà ASTRA Innovazione e Sviluppo (Agenzia per la sperimentazione Tecnologica e la Ricerca Agroambientale, con sede anche a Martorano di Cesena) come capofila di una cordata che coinvolge ENEA (Agenzia Nazionale per le Nuove Tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile), le spagnole CEBAS – CSIC (Centro de edafologia y biologia applicata del SEGURA) e Micronadir, la ceca EPS Biotechnology e l’impresa calabrese Gruppo Soldano Srl produttore di uova e pasta.

“Secondo una stima della Commissione Europea – spiega Nicola Minerva, Direttore di ASTRA Innovazione e Sviluppo – circa il 45% dei suoli del Vecchio Continente è a rischio desertificazione per mancanza di sostanza organica, con percentuali maggiori nei Paesi del sud. Una situazione che non è risolvibile utilizzando i fertilizzanti di sintesi. Parallelamente, gli allevamenti intensivi, in particolare quelli avicoli, producono ogni giorno quantità crescenti di deiezioni che penalizzano la qualità dell’aria a causa dei cattivi odori, aumentano i livelli di ammoniaca e gas serra dell’atmosfera, e sono di difficile riutilizzo in agricoltura. Due problemi solo apparentemente distanti e non correlati che nel progetto POREM hanno trovato un ideale punto di contatto”.

Il progetto ha, infatti, dato vita a una nuova tecnica che permette la conversione dello scarto avicolo, comunemente noto come pollina, in una sostanza utile e altamente efficace per la rigenerazione dei terreni inariditi grazie a enzimi naturali derivati da una miscela di piante: “La pollina – spiega Minerva – è la base ideale: è ricca di sostanze nutritive, viene prodotta in abbondanza ed è problematica da smaltire. È quindi perfetta come fonte di nutrienti a basso costo per il terreno. L’unione con l’enzima trasforma la pollina in un bioattivatore che può rigenerare il terreno, aumentarne la produttività e ridurre il fabbisogno d’acqua per le coltivazioni aumentando la ritenzione idrica del suolo del 25-35%”.

Di fatto, quale risultato atteso, il trattamento sviluppato dal progetto POREM fissa nel suolo il carbonio che aumenta la fertilità del terreno (fino al 40% in più rispetto ad altri trattamenti) e aumenta le sostanze nutritive per le piante come fosforo e azoto (rispettivamente fino al 20% e 40% in più) che vengono rilasciate molto più lentamente. Inoltre riduce le emissioni di gas serra della pollina e diminuisce dell’80% il contenuto di ammoniaca, abbattendo anche i cattivi odori. In un solo passaggio, grazie al progetto POREM potremo rigenerare terreni e ridurre i danni causati dalle deiezioni avicole, che, a oggi, rappresentano la quarta fonte di emissioni di ammoniaca nel continente.

Le prime prove in campo hanno dato risultati molto incoraggianti: “I test sono stati svolti da ASTRA Innovazione e Sviluppo – spiega Minerva – su campi pilota di pomodoro nell’area di Cesena e su orzo in provincia di Foggia al fine di valutare gli effetti dell’applicazione del bioattivatore POREM (pollina con l’aggiunta di uno strato di preparazione enzimatica naturale PAV) sulle rese quali-quantitative delle colture. Nell’azienda orticola romagnola le produzioni su terreni trattati con POREM hanno dato risultati positivi sul fronte delle quantità e della qualità del prodotto raccolto, che ha raggiunto dei valori di contenuto zuccherino delle bacche (misurato tramite il parametro del grado Brix) decisamente superiore a quello fertilizzato in maniera tradizionale con prodotti di origine minerale, comportando un miglioramento del valore commerciale della produzione. Si tratta, quindi, di un elemento importante, che determina il valore commerciale riconosciuto ai pomodori da parte delle aziende di trasformazione.

Nel secondo anno di prova, gli esperimenti vengono effettuati in rotazione sulla coltura precedente, a partire da quella di cavolo per quanto riguarda le colture ortive nel Cesenate e successivamente a quella del favino relativamente alle colture estensive nell’area del Foggiano”. Il passo successivo sarà quello di quantificare con precisione gli effetti sul suolo: “L’agricoltura di precisione sarà nostra alleata – conclude Minerva -: saranno infatti utilizzati sensori digitali, oggetto di studio di altri progetti, che permetteranno di identificare esattamente cosa manca nel suolo e, di conseguenza, dove intervenire con il bioattivatore sviluppato dal progetto POREM”.

A cura di Ufficio stampa Astra Innovazione e Sviluppo
Alessandro Pantani – Orma Comunicazione
a.pantani@ormacomunicazione.it

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