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TRIVELLE “SI'”, TRIVELLE “NO”

Trivelle “Sì”, trivelle “No”… e così si sono chiamate a raccolta le “genti italiche”. Ma la raccolta ha prodotto pochi frutti, oramai secchi di attaccamento al così detto “dovere” espressivo popolare – pur vero che dall’uva passita si ottiene il Vin Santo, come pure sono buoni i fichi secchi.

Intanto, il partito dei non votanti, nel tempo, sta divenendo il maggiore rappresentante di uno Stivale oramai sfondo che fa acqua da diversi versanti e dalle acque provengono i grandi problemi dell’ospitalità, che poi mi domando: “E’ veramente ospitalità?”. A tale proposito, riporto quanto ho sentito succedere in Australia, dalla voce televisiva di un reporter giornalistico: “Quando i barconi entrano nelle acque territoriali di canguri, boomerang e sopravvissuti Boscimani, vengono loro incontro navi di bandiera che soccorrono gli sprovveduti, con cibo e vestiti, addirittura visite mediche a carico dei medici di bordo. Fatto questo, gli sprovveduti vengono riportati a casa loro, nelle loro terre di origine”. Va bene che l’Australia e dalla parte opposta del Globo, ma cosa ci vorrebbe per avvicinarsi un po’, almeno un po’, alla loro cultura sociale? Le informazioni “media” annullano le distanze!

Trivelle “Sì”, trivelle “No”… e nelle scuole vige indifferenza per il “diversamente abile”; per le strade, come pure dentro le famiglie, si susseguono crimini efferati; aumentano gli scandali dell’evasione fiscale; aumenta il dissenso al Premier Tricolore; si accendono sempre più vistose le schermaglie per imporre alle città sindaci tinti di partito; etc… etc…

Trivelle “Sì”, trivelle “No”… Nonostante tutto vogliamo concentrarci sull’inquinamento da trivella? Avanti pure!

Dal nostro inviato: “Cellofan diversi, una scopa senza manico, sportine con scritte varie, bottiglie vuote o semipiene di mare, una chiusa, con del latte dentro, bicchieri di plastica, un barattolo di vetro con dentro della nutella, pacchetti di sigarette, un preservativo e tanto ancora. Tutto questo, tra conchiglie vuote e legni levigati, dalle variate forme. Sotto un forte vento, che sembra lo agiti volutamente, il mare ha rigurgitato le ‘offese’, mentre una schiuma biancastra, come bava di un invaso che ha cacciato il demone, tra scogli sempre più neri testimonia il ‘rigetto’. Sulle pelle grigia della distesa, colorata dal cielo chiuso che non vuole vedere, galleggiano alghe putribonde, in attesa di essere riversate, pure esse, sulla riva: cellule morte di un ricambio. Sembra tutto incredibile, eppure… Qui il mare d’inverno… a voi studio centrale”.

Allora, trivella o non trivella, non sarebbe meglio se l’essere umano, anziché passare il tempo a sporcare evitasse di farlo? Ricordo che tra le varie forme d’inquinamento v’è pure quello visivo! Certo, meno dannoso – all’apparenza – ma si comincia a fare, ognuno di suo, a fare. Ne nascerebbe una coscienza popolare che un po’ alla volta, partendo dai futuri uomini, potrebbe scendere come trivella utile nelle menti di quanti parlano bene – da un versante come dall’altro (trivella “Sì” e trivella “No”) – razzolando poi male, speranzosi che i futuri referendum siano rivolti non alla decisione di trivellamento o meno, ma alla scelta tra nuove fonti di energia pulita e rinnovabile.

A cura di Vittorio Benini

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