Consolini e Pericoli

In estate, è notorio, i vecchi teatri privi di impianti che garantiscano una temperatura minimamente sopportabile, riposano le stanche membra in attesa che in autunno torni il loro momento di gloria. Ma in molti casi, una loro piccola porzione viene utilizzata per ospitare l’immancabile campagna abbonamenti.

Il teatro “Severino Cuticchiola” è situato a Montespaccato di Romagna, un Comune collinare che si affaccia su Portoverde, un tranquillo angolo della nostra amata riviera, incastonato tra le spiagge di Misano Adriatico e Cattolica. Fu inaugurato nel 1932, in anni in cui i treni arrivavano in orario e nessuno osava ironizzare sulla calvizie, per volere del Podestà Cav. Ill. Ignazio Santefelice per celebrare il decennale della Marcia su Roma e decisero di intitolarlo all’unica gloria locale degna di nota, celebre nel mondo per aver inventato le ciambelle con il buco.

La leggenda narra che “Sua Eccellenza” preferisse provare i suoi discorsi in questo teatro davanti ad un pubblico di fortunati scelto tra le migliaia di dipendenti del Pubblico Impiego. La struttura era imponente anche all’epoca, 1922 posti distribuiti su due piani con busti di tutti gli Imperatori Romani da Ottaviano Augusto a Romolo Augustolo fissati in ogni dove. Oggi, l’amministrazione di Montespaccato, dopo aver scongiurato l’abbattimento e la conseguente costruzione di un Iper-Mega-Super Mercato con marchio statunitense, ha deciso di dargli un’ultima possibilità coinvolgendo un pronipote di Severino Cuticchiola, tale Girolamo Cerchio, anche in considerazione del fatto che quest’anno il teatro sarà addobbato a festa per il novantesimo dall’inaugurazione. Il fresco direttore, già “caretaker in a wine cellar” ben frequentata, si fece conoscere dalla critica regionale organizzando una conferenza stampa nell’ex-Casa del Fascio, oggi sede di diverse associazioni culturali, con buffet e finger food a base di cibi tipici e vini doc.

Lanciò diverse forme moderne d’abbonamento che attirarono l’attenzione dei media nazionali. La formula Pre e Post Covid era innovativa ed estremamente originale. In pratica chi aveva contratto il virus, automaticamente godeva dello sconto del 30% su ogni tipologia di abbonamento e inoltre, se aveva superato i settant’anni di età, lo sconto diventava del 50%. Per quelli che ancora non erano stati contagiati, era previsto un abbonamento che consentiva, a chi lo aveva stipulato, di rientrare in possesso della percentuale precedentemente versata. Anche l’idea dell’Ab on the beach, tre camper che percorrevano tutta la riviera romagnola per consentire agli abbonati in vacanza di rinnovare il loro abbonamento sorseggiando un aperitivo gentilmente offerto dall’azienda di soggiorno o del Pony Express Tickets, un servizio di consegna dei biglietti a domicilio effettuato tramite drone – economy, furono accolte con grande entusiasmo al punto tale che, il 2 agosto, data in cui la campagna abbonamenti terminava, non era rimasta una poltrona libera.

Durante il succitato ricco buffet, chiese all’amico Valter Cipressi, cantante confidenziale con un repertorio legato a canzoni scritte tra il 1920 e il 1960, di sottolineare il momento in cui l’orda barbarica affamata assaliva le tavole imbandite, per evitare di sentire il valzer di mandibole al lavoro. La terza canzone proposta dal crooner di Montilgallo, determinò la fine della carriera di entrambi. Era una rivisitazione in chiave satirica del celebre pezzo scritto da Cherubini Bixio, su musica di Guglielmetti, nel 1920 e riportato al successo negli anni cinquanta da Giorgio Consolini ed Emilio Pericoli, Un ciondolo d’oro. Quando la voce soave intonò il ritornello: “Un ciondolo d’oro, un ciondolo d’oro è pronto, piccina, per te qual giusto compenso di un’ora d’amore per me”, il giovane sindaco d’area misto centrica Andrea Andreini, appoggiando pienamente le idee del movimento femminista #Me Too, scrisse con immediatezza una pec al diretto interessato, e in C.C. a tutti gli organi d’informazione, dove gli comunicava che per motivi legati all’incompatibilità di carattere, era sollevato dall’incarico con effetto immediato. Un ciondolo, lascia pure che sia d’oro, ha determinato il destino di un teatro e del suo direttore. Meglio andar sul classico, prossima volta cioccolatini e fiori.

A cura di Marco Benazzi – Foto Luigi Repertorio

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