Oggi parliamo di un individuo che conosco a malapena e non stimo particolarmente anche se con lui condivido l’uso dello spazzolino da denti. Sto parlando del mio alter ego, quello che non fa la fila dal barbiere, ha sempre un tavolo prenotato al ristorante giapponese, non porta mai il pattume negli appositi contenitori.

Qualche tempo fa, in occasione della presentazione del suo ultimo capolavoro letterario, “Il collirio della serenità” nella libreria “Dolfo Nardini” di Pistarino, a un tiro di schioppo dal Parco Termale di Branchirolo, un gruppo di giovani laureati che per sbarcare il lunario sono costretti ad accettare lavori a chiamata, sottopagati e senza alcuna tutela dal punto di vista contrattuale, hanno attirato la sua attenzione costringendolo ad ascoltarli, davanti ad un pubblico di suoi lettori ideali, persone che leggono soltanto genere “Urban Fantasy”, un sottogenere narrativo che resta comunque una discreta nicchia da sfruttare.

Da ottimo oratore qual è, puntò sul coinvolgimento di tutti i presenti giocandosi, subdolamente, la promessa dello scout1. Nel giro di un mese, grazie anche al mio apporto di ghostwriter, trovò una soluzione, che a suo dire avrebbe sconfitto per sempre la disoccupazione, partendo da quella relativa al lavoro culturale. Appoggiandosi ad un’agenzia di marketing diretta da un amico di bevute, lanciò un’iniziativa del tutto innovativa ed originale destinata ai disoccupati qualificati in cerca di lavoro.

Si accordò, poi, con il titolare di un negozio a sei vetrine, sfitto da tempo immemorabile, lo arredò con mobili acquistati ad un mercatino dell’usato, e “The Artist’s Window” era pronto per aprire i battenti. In buona sostanza, l’idea geniale era quella di aiutare gli artisti del futuro, mettendoli in vetrina: la visibilità, in questo caso e a suo dire, era un fattore estremamente importante per farsi notare dal potenziale datore di lavoro.

Le vetrine sono in parte ricoperte da vetrofanie ad effetto sabbiatura con intagli e sagome rettangolari. In basso, in ogni postazione, è presente un QR-code, che permette di visualizzare il curriculum del candidato esposto, per vederne le competenze, ma ovviamente è consigliato entrare e toccare con mano il grado di preparazione, di autostima e di empatia nei confronti anche di tutti gli animali, esseri viventi dotati d’intelligenza e consapevolezza della propria esistenza.

L’iniziativa, è inutile sottolinearlo, ha avuto un successo insperato con un numero di candidati che, dopo solo due settimane di esposizione in vetrina, hanno trovato lavoro nei settori “culturali”, i più disparati: recupero di palline da golf nei laghi, in tutti i circoli da golf che presentano ostacoli d’acqua lungo il loro percorso, siano questi ruscelli, laghi o stagni di ogni dimensione; fornitori di alibi, etica a parte è una professione che offre un bacino di clienti piuttosto ampio e infine il top del “cultural work” che può capitare ad un giovane in cerca d’esperienza, cavia umana, mettere cioè a disposizione il suo corpo per testare, nei tanti laboratori farmaceutici, medicinali in via di sperimentazione. Se sei un intellettuale, ti senti gratificato perché puoi dimostrare le tue competenze e capacità creative, se sei anche empatico, ti senti appagato perché attraverso il lavoro vivi i tuoi valori e aiuti le altre persone, se poi sei pure un animalista convinto, guadagni a parte, è il tuo lavoro perfetto. Io, essendo il vero creativo dei due lavoro bene solo fuori dagli schemi e da ruoli prestabiliti, in piena libertà.

1 Con l’aiuto di Dio,
prometto sul mio onore di fare del mio meglio
per compiere il mio dovere verso Dio e verso il mio Paese,
per aiutare gli altri in ogni circostanza,
per osservare la legge scout.

A cura di Marco Benezzi – Foto Autore Bevan Cockerill

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