Come dice quel tale, che conosciamo tutti, pur se ognuno con un nome diverso, nulla è più come una volta, neppure le vacanze.

Ve lo ricordate quando le grandi fabbriche del nord chiudevano per ferie? Era l’inizio d’agosto ed i preparativi erano un rituale ormai consumato e le abitudini diventavano tradizione.
Si preparavano le valigie, da sistemare sul portabagagli, un must, capace di contenere tutto quanto ci fosse da trasportare …. e non era raro ci finissero pacchi, scatole, le famose sedie a sdraio con seduta e schienale in lunghe corde di plastica, persino poltrone e magari i materassi e le reti del letto!
Le auto erano perlopiù “scatolette” che a vederle oggi la domanda sorge spontanea: come ci si poteva entrare in cinque, magari per fare oltre mille chilometri, che diventavano un supplizio?
La consolazione era che i grandi tornavano finalmente a casa, per riabbracciare genitori, parenti, amici ed il viaggio era una specie di rito espiatorio per essersene andati, per trovare lavoro, per condurre una vita più agiata …. forse!
Per bambini e ragazzi era una festa e figurarsi cosa importava quel viaggio che passava in un lampo, tra un panino mangiato mentre la strada scorreva veloce, l’acqua bevuta “dalla bottiglia” magari dopo averla gasata con una bustina di Idrolitina ….
Poi c’era chi invece prendeva il treno, anche se i bagagli non erano poi tanti di meno, letteralmente infilati attraverso i finestrini e sistemati alla belle e meglio sopra le teste, tutti in scompartimenti che dopo qualche ora sarebbero stati da chiudere per un’igiene molto più che scarsa.
Eppure nessuno mai si lamentava, tanto quello era, altro che social e internet, eppure si chiacchierava, si rideva, si divedeva il cibo e non mancava mai neppure chi, chissà da dove, faceva comparire la classica teglia di pasta al forno, da mangiare quasi calda vista la temperatura buona per rassodare le uova.
Certo non tutti facevano viaggi infiniti, ma anche solo spostarsi per il classico soggiorno nella pensione a conduzione familiare in Liguria, era comunque imbarcarsi in una vera e propria impresa.
Centocinquanta, poco più, poco meno chilometri, era come il viaggio dei Re Magi, dato che, raggiunta Savona, il resto era un serpentone infinito che percorreva la via Aurelia e poco importava se verso levante piuttosto che ponente; con i semafori a diradare e ricomporre poche centinaia di metri dopo la coda.
L’unica cosa uguale per tutti era il porta bagagli, sempre stracarico, qualunque fosse la destinazione ed al di là di quanti fossero i passeggeri dell’automobile.
Oggi? Non è nostalgia, ma si è perso il bello ed il valore di quei giorni, con il cellulare sempre in funzione, anche per chi guida e quando succede il dispetto per non poterlo usare magari mentre si decolla o atterra, documentare ogni secondo della propria esistenza da simil protagonista, magari mentre fai sapere di avere la casa tranquillamente a disposizione dei ladri!!!
Alla fine ha ragione il nostro amico che dice sia tutto cambiato, con il dubbio e la domanda se davvero in meglio, lasciando da parte la nostalgia, che tanto indietro non si torna.
Il Direttore Responsabile Maurizio Vigliani – Foto Imagoeconomica 

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