Teatro Bonci Piazza Guidazzi – Cesena

26 novembre 2022 sabato ore 17.30

Caccia alle streghe all’origine della violenza di genere

SILVIA FEDERICI in collegamento da New York
dialoga con RITA MONTICELLI

durata 1 ora e 30’
ingresso libero

Sabato 26 novembre alle 17.30, in occasione della Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale organizza al Teatro Bonci di Cesena l’incontro Caccia alle streghe all’origine della violenza di genere con l’attivista e teorica femminista Silvia Federici: Professoressa Emerita della Hofstra University, Federici è autrice di un libro cardine del pensiero di genere, Calibano e la strega. Le donne, il corpo e l’accumulazione originaria – pubblicato da Mimesis nel 2015 e tradotto in varie lingue – che analizza il rapporto tra l’avvento del capitalismo e le radici di questa violenza. In collegamento da New York, dialoga con Rita Monticelli, ordinaria dell’Università di Bologna che coordina il Master internazionale GEMMA (Women’s and Gender studies).

Filosofa e attivista per la parità di genere, Silvia Federici è una delle maggiori esponenti del pensiero femminista contemporaneo nel panorama internazionale.
Come studiosa del rapporto tra autorità patriarcale, capitalismo, identità e soggettività femminile, ha condotto una profonda revisione della teoria marxista sull’organizzazione del lavoro, interpretando l’attività riproduttiva femminile come elemento indispensabile a produrre forza-lavoro per il mercato: la sua tesi è che le discriminazioni di genere e il ruolo subalterno assegnato alle donne, con i processi di espropriazione economica e sociale che ne conseguono, sono strettamente funzionali alla riproduzione dei sistemi capitalistici.

La caccia alle streghe in Europa, che ha raggiunto la sua acme tra la fine del sedicesimo e la metà del diciassettesimo secolo, ha rappresentato, in questo contesto, il tentativo perpetrato dagli stati di addomesticare la donna, renderla cioè adatta alla mansione di procreare e allevare la prole, istituzionalizzando il controllo sul corpo femminile come condizione necessaria del suo assoggettamento.
Chi è la strega? È una vecchia: incapace di generare; è povera, fa morire ciò che tocca; è lasciva e lussuriosa, cerca il rapporto fuori dal matrimonio, dalla famiglia, distrae la forza-lavoro. La strega pratica la magia e vola, ha un corpo non localizzabile, che non si piega ai ritmi del lavoro. La strega non ha figli: è il contrario della forza generatrice. Attenta, perciò, pericolosamente all’ordine imposto dal capitalismo.

La riflessione di Federici si intreccia con quella di Rita Monticelli, studiosa di diritto, culture postcoloniali, storia e teorie della cultura, nell’identificare quelle figurazioni femministe che, riappropriandosi del corpo e delle culture delle donne, denunciano la violenza patriarcale e coloniale mentre valorizzano le genealogie e le esperienze delle donne per una cultura di equità e di etica dell’inclusione.
A partire dalle inquietanti rispondenze tra le ragioni che innescarono la caccia alle streghe e i femminicidi di oggi, una preziosa occasione per entrare nei territori di un’altra declinazione della violenza, quella culturale e linguistica, dove si annidano discriminazione, sessismo e razzismo.

Silvia Federici

L’incontro si svolge all’indomani del debutto al Teatro Bonci dello spettacolo di Giacomo Garaffoni Voglio soltanto le ossa, ​ispirato dalla scomparsa di Cristina Golinucci: una produzione Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale in prima assoluta a Cesena da venerdì 25 a domenica 27 novembre.
Nel lavoro di elaborazione teorica che ha dato origine al progetto teatrale l’autore e regista indica Calibano e la strega come un pilastro, grazie a cui ha potuto focalizzare con chiarezza il concetto di rimozione e desessualizzazione del corpo femminile in questo caso di cronaca: da subito, infatti, la figura della vittima diventa un’icona immateriale e ogni forma maschile è allontanata dall’epicentro della vicenda.

Quella che rimane intorno alla scomparsa è una comunità composta quasi esclusivamente da donne, ampiamente marginalizzata, tanto dalle istituzioni ecclesiastiche, quanto dalle forze dell’ordine. Il modello di ribellione verso l’assenza messo in campo da queste donne risulta continuamente fallimentare quando si avvicina al reale, al vero e quindi alla sfera di competenza di un’autorità patriarcale, che tale non potrebbe essere se dissociata dall’elemento capitalista.

Lo spettacolo Voglio soltanto le ossa e l’incontro sono stati inseriti anche nel programma 16 giorni di attivismo contro la violenza di genere coordinato dal Comune di Cesena – Assessorato ai Diritti e alle Politiche delle Differenze e organizzato in collaborazione tra Forum Donne, Centro Donna, Azienda Unità Sanitaria Locale di Cesena, in occasione della Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne (25 novembre) e della Giornata Mondiale dei Diritti Umani (10 dicembre).

Silvia Federici è attivista femminista, scrittrice e docente universitaria. Negli anni Settanta è stata fra le protagoniste del movimento internazionale per il Salario al Lavoro Domestico. Negli anni Novanta, dopo un periodo di insegnamento e di ricerca in Nigeria, ha partecipato ai movimenti no global e contro la pena di morte negli Stati Uniti. Dal 1987 al 2005 ha insegnato politica internazionale, women’s studies e filosofia politica alla Hofstra University di Hempstead (New York). Ha pubblicato numerosi saggi di filosofia e teoria femminista. Più recentemente, si è impegnata in interventi contro la globalizzazione capitalista tenendo conferenze in ogni parte del mondo. È autrice del libro Calibano e la strega. Le donne, il corpo e l’accumulazione originaria, tradotto in molte lingue. La sua ultima pubblicazione in Italia è Caccia alle streghe e capitale. Donne, accumulazione, riproduzione (DeriveApprodi, 2022).

Rita Monticelli è professoressa ordinaria dell’Università di Bologna nel Dipartimento di Lingue, Letterature e Culture Moderne. Si occupa di letterature e culture anglofone, studi di genere, studi femministi e postcoloniali, storia e teorie della cultura. Su questi temi ha pubblicato saggi e volumi. Il suo lavoro attuale si incentra su memoria culturale, studi sui traumi, utopia e distopia in letteratura e nella cultura visuale e performativa. È coordinatrice del Master internazionale GEMMA (Women’s and Gender studies) per l’Università di Bologna. Dirige il Centro di ricerca sull’utopia dell’Università di Bologna e partecipa a diverse reti europee su diritti umani, genere e dialogo interculturale.

A cura di Debora Pietrobono – Foto Marta Jara

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