Quanta differenza c’è tra una sentenza di assoluzione perché “il fatto non sussiste” e quella in cui “il fatto non costituisce reato”?

Tanta, poca, nessuna? E questa famosa trattativa tra lo Stato e la mafia, che c’è stata eccome (lo dice la sentenza), può costituire reato per chi l’ha portata avanti, magari senza darne conto a chi di dovere?
Tante domande a cui è difficile dare una risposta, tanti quesiti (ed una sentenza di secondo grado, diversa da quella precedente e non ancora l’ultima ….) che,  come dice l’illustre collega Carlo Fusi nel suo articolo, dividono l’opinione pubblica, intesa non solo come la gente comune, ma giornali e media, ognuno schierato a seconda delle proprie convinzioni, anche politiche, visto che questa è l’Italia.
Quello che dà da pensare è che viviamo in un Paese dove nulla è chiaro, limpido, specie quando si intrecciano vicende in cui gli interessi economici, politici, affaristici, diventano parte di una matassa inestricabile, in cui il malaffare la fa spesso da padrone ….
Quante volte la politica non è scevra da intromissioni e quante volte chi difende lo Stato, anche a prezzo della propria vita, finisce nel vortice che da accusatore lo fa diventare accusato? E non c’è neppure bisogno di evocare la figura di Giovanni Falcone, dato che tanti altri giudici, giornalisti, rappresentanti delle Forze dell’Ordine sono caduti, sì per mani delinquenziali, ma con mandanti apparentemente “lindi” nei pensieri e nell’anima.
In quante inestricabili vicende della nostra storia si possono trovare, accertate dai fatti, lo zampino di devianze, depistaggi, manomissioni e quant’altro, per far sì che mai si arrivasse alla verità? A scrivere la parola fine e dare giustizia ai morti ed a chi è rimasto?
Pensare ai tanti morti rimasti senza “uccisori”, senza mandanti, dovrebbe far sollevare lo sdegno ed invece c’è pure chi incolpa quei morti, e c’è chi quelle persone le ha fatte AMMAZZARE, e tra loro non mancano nè delinquenti e nè politici, anche se si finisce per accettare tutto, compresa la costruzione di prove contro, senza esclusione alcuna.
In questi giorni abbiamo ricordato il giornalista Giancarlo Siani, ucciso sotto casa per le sue inchieste giornalistiche dove l’intreccio Stato-mafia era comprovato ampiamente; abbiamo ricordato il Giudice Livatino, anche lui ammazzato perché “pericolose” erano le sue inchieste giudiziarie; potremmo andare avanti, anche perché il mese di settembre è stato spesso testimone di uccisioni, alcune delle quali tutt’ora irrisolte.
Non so se chi è andato sotto processo per la trattativa tra lo Stato e la mafia, sia innocente oppure colpevole, e fortunatamente non spetta a me il compito di deciderne la sorte, però so che troppe cose in Italia funzionano al contrario di come dovrebbero, troppi gestiscono un certo tipo di potere a proprio beneficio, oppure uscendo dalle regole; regole che non sempre possono essere rispettate? Ma allora di quale democrazia stiamo parlando?
La democrazia “dovrebbe” fondarsi su comportamenti inoppugnabili, salvo che ognuno ne abbia una propria, ma questo oltre che possibile è da permettere?
Molte cose, molte stragi, molte uccisioni restano da decenni in un limbo di incertezza e chissà com’è che precipitò l’aereo di Enrico Mattei, sabotato? E da chi?Cos’era andato a fare in Sicilia il Presidente dell’ENI? Aveva scoperto che le massaie siciliane facevano la raccolta delle figurine della Mira Lanza ma senza ritirare i premi, che voleva lui?
E ad Ustica chi ha buttato giù il DC8 dell’Itavia, causando ottantuno vittime? Ci fu una battaglia aerea nei cieli sopra il Tirreno, o la colpa fu di un gruppo di ragazzini che avevano costruito un razzo con i pezzi acquistati a dispense settimanali, sbagliando il dosaggio del carburante, sì che anzichè salire di cento metri ….
E davvero Falcone, la moglie e la scorta sono saltati per aria a Capaci per l’esplosione di qualche centinaio di chili di tritolo, oppure la fatalità ha voluto ci fosse una fuga nell’oleodotto che passa sotto l’autostrada ed il fuoco acceso per bruciare qualche sterpaglia sia la causa vera di tanti morti?
Così magari anche il giudice Borsellino non è stato vittima di mani mafiose, ma di una fuga di gas non ancora riparata e che l’accensione da parte del magistrato dell’ennesima sigaretta, abbia causato la tremenda esplosione che tutti ricordiamo …. e la borsa scomparsa, da cui mai Borsellino si separava? Vuoi vedere che invece di documenti scottanti ed accusatori, conteneva quattro album Panini completi dei tempi del “mitico” Pizzaballa? Il portiere la cui figurina era introvabile e che faceva diventare di valore inestimabile le raccolte complete?
Sto prendendo in giro i morti? No, proprio no, ma ne ho lette e sentite talmente tante che non mi stupirei affatto si arrivasse anche a questo, pur se non ci sarebbe bisogno di menti eccelse, agenti segreti che fanno il doppio gioco e sistemi deviati, Corvi che infestano i palazzi di giustizia, o presunta tale, alla faccia che la Giustizia è uguale per tutti.
Il Direttore responsabile Maurizio Vigliani – Foto Imagoeconomica

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