L'Italia è tra i paesi europei più "ingiusti" nei confronti delle nuove generazioni, visto che la povertà assoluta colpisce il 14,2%

L’Italia è tra i paesi europei più “ingiusti” nei confronti delle nuove generazioni, visto che la povertà assoluta colpisce il 14,2% della popolazione sotto i 17 anni, rispetto al 9,1% tra i 35 e i 64 anni, e al 5,3% tra i 65enni e oltre, ed è una forbice tra le più ampie tra i paesi europei. È quanto emerge dai dati forniti  da Save the Children, nel corso di un confronto a Roma (Impossibile 2022) presso l’Acquario Romano, sulle condizioni dei bambini che sono la risorsa più preziosa e trascurata dalle priorità degli adulti.

In Italia, ogni bambino ha il triplo delle possibilità di trovarsi in condizioni di povertà assoluta rispetto agli over 65, e il doppio delle probabilità rispetto a tutto il resto della popolazione, si legge dal rapporto, che sottolinea anche come nel nostro Paese la dispersione scolastica implicita, cioè il mancato raggiungimento del livello minimo di competenze a 15 anni, riguardi quasi la metà degli studenti (45% in italiano, 51% in matematica), anche a causa del tracollo sugli apprendimenti conseguente alla pandemia, ma anche 876 mila bambini della scuola dell’infanzia hanno sofferto della discontinuità e frammentazione nei primi passi del loro percorso educativo.

“L’incapacità di un ragazzo/a di 15 anni di comprendere il significato di un testo scritto, è al 51%. Un dramma, non solo per il sistema di istruzione e per lo sviluppo economico, ma per la tenuta democratica di un paese. I più colpiti sono gli studenti delle famiglie più povere, quelle che vivono al sud e quelle con background migratorio” ha detto Claudio Tesauro, Presidente di Save the Children Italia aprendo i lavori di “Impossibile” la quattro giorni di riflessioni e proposte sull’ Infanzia e l’Adolescenza.

Per Tesauro in Italia esiste  “una crudele ‘ingiustizia generazionale’ perché la crisi ha colpito proprio i bambini. Non solo 1 milione 384 mila bambini in povertà assoluta (il dato più alto degli ultimi 15 anni) ma un bambino in Italia oggi ha il doppio delle probabilità di vivere in povertà assoluta rispetto ad un adulto, il triplo delle probabilità rispetto a chi ha più di 65 anni”. Il presidente ha ricordato, inoltre, che “più di due milioni di giovani, ovvero 1 giovane su cinque fra i 15 e i 29 anni, è fuori da ogni percorso di scuola, formazione e lavoro. In sei regioni, il numero dei ragazzi e delle ragazze Neet ha già superato il numero dei ragazzi, della stessa fascia di età, inseriti nel mondo del lavoro. In Sicilia, Campania, Calabria per 2 giovani occupati ce ne sono altri 3 che sono fuori dal lavoro, dalla formazione e dallo studio. Dati che – ha sottolineato – fanno a pugni con la richiesta del mondo produttivo”.

Da qui le proposte per cambiare questa situazione: il raddoppio dell’investimento sul piano nazionale della Child Guarantee, garantire la mensa scolastica gratuita nella primaria ai bambini in condizioni di disagio economico, formazione di 30 mila nuove educatrici ed educatori per i nuovi asili nido e poli zero-sei, incentivi economici e formazione per dirigenti e docenti impegnati nei territori con maggiore povertà educativa e piani di rigenerazione degli stessi territori con standard educativi di qualità, dimezzare il numero dei Neet tra i 15 e i 19 anni e raggiungere così la media europea, con misure straordinarie per reinserire nel mondo della formazione e del lavoro almeno un milione di giovani entro il 2026.

Il presidente del Consiglio dei Ministri, Mario Draghi, ha inviato un messaggio a Save the Children nel quale ringrazia l’Organizzazione per il lavoro sull’emergenza Ucraina e per “l’enorme impegno a tutela dei giovani più vulnerabili, in Italia e nel mondo”.

“Le crisi – ha sottolineato Draghi – si ripercuotono duramente sui giovani. Lo abbiamo visto con la pandemia di Covid-19, che ha portato alla sospensione delle attività a scuola e nei centri sportivi, culturali e ricreativi. La crisi sanitaria ha causato un peggioramento significativo della soddisfazione per la vita tra i giovani, e prodotto un aumento considerevole nella dispersione scolastica e nella povertà giovanile”.

“Dalla sua formazione, – ha aggiunto Draghi – il Governo ha messo i diritti e le aspettative dei giovani al centro della propria azione. Con il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza investiamo per migliorare l’istruzione e le opportunità di formazione per i giovani, per ridurre le diseguaglianze territoriali e di genere, per sviluppare competenze utili sul mondo del lavoro. Mi riferisco, per esempio, alla riforma e ai fondi stanziati per potenziare gli Istituti Tecnici Superiori, agli interventi di ristrutturazione delle scuole, agli incentivi per le ragazze che studiano materie scientifiche e tecnologiche (STEM)”.

“L’impegno a dare ai bambini e ai ragazzi le opportunità che meritano deve andare oltre i nostri confini. Come insegna l’attività di Save the Children, ne va della pace e della coesione mondiale, della sostenibilità dell’economia globale, della tutela delle persone più vulnerabili. L’assistenza umanitaria e le politiche di sviluppo devono andare di pari passo. Il Governo italiano – ha concluso – intende continuare a fare la sua parte anche in questo”.

A cura di Elisabetta Turci – Fo Save The Children

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