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SALVAGENTE ITALIA AIUTARE A VIVERE

Da un anno a questa parte riceviamo quotidianamente, da parte dei media, i numeri dei decessi causati dal Covid-19. Nessun tg o giornale cita, se non in casi gravissimi, i numeri legati ad altre cause, spesso evitabili, di morti quotidiane.
Di conseguenza nessuno sa, perché non viene detto, che ogni giorno muoiono 200 persone per arresto cardiaco, e che ogni anno perdono la vita almeno 500 bambini per “cause prevedibili” come incidenti domestici, annegamento, incidenti stradali o soffocamento, anche nel sonno.

Di tutto questo ne ho parlato con Mirko Damasco, presidente di Salvagente APS, l’associazione che lo stesso Mirko ha fondato nel 2013 insieme ai suoi amici Filippo Castelli e Silvia Riboldi, tutti da tempo dediti al volontariato nell’ambito del Primo Soccorso. Dal loro incontro è emerso un denominatore comune, quella che da sempre è stata ed è la loro missione: portare la disostruzione sul territorio per farla imparare a quante più persone possibili; il tutto con la consapevolezza di esprimere così il senso della loro vita: aiutare il prossimo.

Nel 2013 quando abbiamo iniziato le attività con Salvagente, moriva un bambino a settimana per soffocamento. Se si pensa che il tempo utile per salvare un bambino – e una persona in genere – da soffocamento è un minuto e mezzo, ciò significa che, anche chiamando i soccorsi, questi non arriverebbero mai in tempo. Questo spiega la necessità e l’urgenza del nostro impegno: portare quante più persone possibili a conoscere e saper praticare le manovre di disostruzione, oltre che di altri interventi salvavita.

Negli anni, grazie anche alla nostra attività in tutto il territorio nazionale, al passaparola e ad una corretta informazione, siamo riusciti a creare una rete di operatori sensibili e che sensibilizzano le persone sulla necessità della prevenzione. Perché è sulla prevenzione che serve agire, prima ancora che sulla soluzione del problema; il risultato è che oggi quel numero iniziale si è ridotto ad un bambino al mese che, diciamolo, è ancora troppo. Saremo contenti e potremo dire di aver compiuto la nostra missione solo quando quel numero sarà pari a zero”, mi spiega Mirko Damasco, che continua “Il 99,9% delle persone che arrivano a noi chiedono di essere formati sulla disostruzione: questo perché un bambino che muore soffocato crea notizia, e i media sono il principale veicolo di informazione. Ma una volta che arrivano da noi, mi riferisco in modo particolare ai genitori di bambini piccoli, imparano l’importanza della prevenzione anche su altri ambiti: dalla corretta scelta al corretto utilizzo dei seggiolini auto, piuttosto che la corretta posizione per la nanna al fine di evitare le cosiddette morti in culla”.

L’Associazione, che arriva a formare oltre 50.000 persone all’anno, offre corsi di due tipi: “Salva e Previeni” e “Salvabimbo”. Il primo ha una durata di 3 ore e costa 20 euro, ed è relativo alla prevenzione e alla disostruzione; il secondo dura 5 ore e costa 70 euro (comprendenti anche un libro di teoria) e insegna il primo soccorso pediatrico non solo per quanto riguarda la disostruzione e la rianimazione, ma anche il corretto approccio a tutto quello che può succedere al bambino come ad esempio ustioni, avvelenamento, febbre, crisi convulsive, allergie o choc anafilattici. E se la parte teorica è possibile eseguirla anche in videocorso, la parte pratica deve essere svolta necessariamente in presenza, al fine di poter imparare bene tutte le pratiche insegnate. Una volta completato il corso, oltre all’attestato l’Associazione invia del materiale video per continuare la formazione a casa e tenersi aggiornati, al fine di rendere il corso un vero e proprio per-corso.

La pandemia all’inizio ci ha messo in grave difficoltà, poi ci siamo adattati e abbiamo compreso che quel periodo non sarebbe stato vano se fosse stato sfruttato nel modo corretto: perciò abbiamo investito nella comunicazione online, che ci ha permesso di raggiungere con la nostra informazione un numero sempre maggiore di persone e a diffondere il tema dell’importanza della prevenzione e della cura, anche oltre confine. Peraltro tengo a sottolineare, perché anche di questo poco si parla, che in piena pandemia il numero di incidenti domestici pediatrici è aumentato del 150%, innanzitutto per la maggior permanenza dei bambini in casa, ma anche perché le capacità di accudimento dei genitori, inevitabilmente, hanno perso qualità”.

Damasco mi spiega inoltre che l’unica legge che regola il primo soccorso in Italia è la legge 81/08, ma si riferisce agli ambienti di lavoro, e non prevede, ad esempio, la disostruzione pediatrica. Per questo in un ambito come ad esempio la scuola, che è un ambiente di lavoro dove le persone sono formate al primo soccorso, succede però che queste siano in grado di intervenire sugli adulti e non sui bambini, salvo che non si siano formate autonomamente, perché, appunto, non esiste un obbligo formativo. Solo alcune regioni (Lombardia, Emilia Romagna, Liguria e Lazio) hanno fatto una legge che impone a chi lavora coi bambini di saper effettuare le manovre di disostruzione pediatrica, ma essendo la scuola di competenza del governo centrale, le leggi regionali necessitano di un provvedimento attuativo per essere efficaci.

Noi di Salvagente ci siamo resi promotori di una legge, attualmente ferma in Senato, che ha già ottenuto l’approvazione di tutti i partiti, e che prevede l’obbligo di presenza di defibrillatori in tutte le scuole, nei mezzi di trasporto e nei mezzi pubblici, nonché l’obbligo di conoscenza delle manovre di disostruzione pediatrica per tutti gli operatori che lavorano a contatto coi minori. Purtroppo, non è facile lavorare con un Governo che cambia ogni due anni. Dicono che mancano i soldi. In effetti per attuarla servono 4 miliardi”.

Allora il quesito nasce spontaneo. Quanto vale una vita? Quanto vale quella vita moltiplicata per tutte quelle vite che potrebbero essere salvate? Nell’attesa che qualcuno, a Roma, si prenda la responsabilità di intervenire per prevenire queste morti assolutamente evitabili, oggi Salvagente è impegnata in un’importante battaglia: permettere l’accesso negli ospedali delle visite parentali. Spiega Damasco: “Abbiamo ricevuto moltissime testimonianze di persone che hanno visto i propri cari entrare in ospedale, e non uscirne più. A causa del Covid è stato trasformato un diritto (quello dell’assistenza) in un favore. Questo è inaccettabile. Una persona che muore sola, crea un disagio, un lutto importante e difficilissimo da elaborare nelle persone che lascia. Continueremo in questa battaglia anche perché non siamo più a marzo dell’anno scorso. Oggi abbiamo tutto quello che serve per proteggere e per proteggerci. E come mi ha riferito il Prof. Malacarne, primario della Terapia Intensiva dell’Ospedale di Pisa che per primo ha riaperto alle visite familiari, oltre a non aver registrato ulteriori casi di contagio, si è verificato un miglioramento nelle condizioni del paziente”.

Tutte le informazioni sulle attività dell’Associazione e sui corsi proposti sono disponibili sul sito www.salvagenteitalia.org; per chi volesse sostenere l’Associazione potrà farlo con una donazione o destinando il 5 per mille (info sul sito). I soldi raccolti serviranno per l’acquisto di defibrillatori per le scuole e per progetti mirati alla formazione dei medici nella comunicazione all’interno delle terapie intensive.

A cura di Sara Patron – Foto Redazione

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