Una boccata di ossigeno per gli esercizi commerciali, e in particolare per il commercio di vicinato. Un sostegno alle famiglie alle prese con i morsi dell’inflazione e, soprattutto, con il caro-energia. Una iniezione di vitalità per le strade cittadine, senza differenze tra centro e periferie, in grado di valorizzare gli spazi urbani e di rilanciare la socialità“.

E’ questo il senso dei saldi partiti oggi in tutta Italia.

Secondo una indagine condotta da Cna Turismo e Commercio tra gli associati dell’intero Paese, “il giro d’affari dei saldi quest’anno ammonterà complessivamente a circa 5,3 miliardi di euro. Il fenomeno  interesserà non meno di 35 milioni di consumatori per circa 15 milioni di famiglie. In media spenderemo 150 euro a persona ‘investiti’ soprattutto in capi di abbigliamento e calzature ma anche, in misura minore, in prodotti di bellezza, oggetti per la casa, utensili per il bricolage, persino alimentari, soprattutto quelli più legati al periodo delle festività: panettoni, pandori, torroni, cotechini, zamponi, lenticchie”.

Una partenza incerta, ma con sconti elevati – L’associazione Codacons, che, come ogni anno, monitora l’andamento degli sconti di fine stagione in Italia, parla di una partenza dei saldi invernali all’insegna dell’incertezza. Solo alcune città hanno registrato finora buone presenze e code davanti ai negozi. In compenso i saldi sono partiti subito con percentuali di sconto elevate, comprese tra il 30% e il 50%, a dimostrazione di come i commercianti sperino nei saldi invernali per risollevare le vendite.

Attenzione ai ‘falsi sconti’ – Come sempre, l’attenzione dei consumatori va focalizzata sui prezzi dei prodotti in saldo, perché il fenomeno dei ‘finti sconti’ è sempre in agguato, anche se, sembra, sia in calo rispetto agli anni passati. Soprattutto sembrano spariti dalle vetrine gli annunci di ribassi del 70% che lo scorso anno campeggiavano su tante, troppe, vetrine.

A renderlo noto è l’Unione nazionale consumatori che, in una nota, invita gli utenti, “a non farsi incantare da percentuali di sconto improbabili e di guardare sempre al prezzo effettivo da pagare. L’Istat attesta in modo incontrovertibile che in media gli sconti hanno raramente superato il 25%. Certo è una media, che non esclude che alcuni possano salire al 30 o al 40%, ma è evidente che, per quanto ridotta rispetto al passato, l’abitudine di ritoccare il prezzo vecchio, per alzare la percentuale di sconto e invogliare  maggiormente all’acquisto, non è ancora morta, anche se l’annuncio del recepimento della nuova direttiva europea in materia ha attenuato il fenomeno”.

A cura di Televideo – Foto Imagoeconomica

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