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IL SALBUTAMOLO DEI GUAI

Essere un corridore professionista e soffrire di asma è cosa certamente poco piacevole; già chi non pratica uno sport tanto faticoso quanto la bicicletta ha problemi di un certo rilievo, figuriamoci chi sulle due ruote ci va per lavoro, magari affrontando i grandi giri!
Ovviamente abbinare ciclismo ed asma si può, magari aiutandosi con medicinali che possano in un certo qual modo sollevare l’atleta durante i momenti di maggior sforzo fisico, anche se si può correre il rischio di finire nei guai del doping a causa di un iperdosaggio; insomma curarsi sì ma con attenzione e cautela.
E’ notizia di poche ora fa che, proprio a causa di un presunto iperdosaggio di medicinali, sia finito nella rete del doping quello che oggi è considerato il miglior ciclista di core a tappe, ovvero Chris Froome, vincitore di quattro Tour de France e, nel 2p17, anche della Vuelta di Spagna, nel corso della quale il britannico nato in Kenya è risultato positivo al salbutamolo contento in un banalissimo prodotto da banco.
Naturale che immediata sia stata la reazione di chi, in questi anni, ha ripetutamente sollevato il sospetto che il talento di Nairobi, sia in realtà frutto di pratiche illecite, anche grazie al Team per cui corre, la Sky, vera e propria potenza ciclistica, dove (pare) poco o nulla venga lasciato al caso e non solo sotto l’aspetto tecnico-organizzativo.
A dire il vero, la carriera di Froome(professionista dal 2007) non è certo stata quella del predestinato, tanto che i primi risultati di un certo rilievo sono arrivati solo nel 2011, ed unicamente nelle corse a tappe o nelle gare a cronometro; forse per questo le quattro vittorie nelle ultime cinque edizioni del Tour hanno fatto nascere l’accostamento con Lance Armstrong, il più grande dopato della storia del ciclismo mondiale.
Vincere così spesso il Tour non è certo una colpa, però iniziare a farlo a ventotto anni, dopo un lungo anonimato, qualche dubbio lo fa nascere, anche perché al di fuori dei giri di Francia e Spagna, Froome, compare poco o nulla, tanto che delle così dette “Classiche Monumento” ha corso una volta la Roubaix (2008, ritirato) e quattro la Liegi (2008, 2009, 2010, 2013, con un trentaseiesimo posto quale miglior piazzamento), ed anche nelle gare a cronometro non è mai stato lo schiacciasassi vito sulle strade francesi!
Si è sempre innocenti fino a prova contraria, al di là di quanto hanno detto analisi e controanalisi, e proprio per questo Froome dovrà sottoporsi ad ulteriori esami che riprodurranno le condizioni di gara, per accertare se sia il suo fisico, sottoposto a condizioni limite, a produrre l’eccesso di metaboliti o sia stata effettivamente l’assunzione illecita ed esagerata di un medicinale a causare un valore doppio di quanto consentito nelle urine del britannico.
Doping o non doping? Thatis the question, a voler scimiottare Shakespeare, cosa che sarebbe molto meno grave che imitare Armstrong, “aiutato” persino dagli organi di governo del ciclismo mondiale nel consentirgli un comportamento illecito che, ci auguriamo per il ciclismo, non sia quello attuato da Froome.
Certo che, per chi è appassionato delle due ruote, notizie come questa sono quanto di peggio possa esistere, perché perdere quando si è più deboli è nel gioco delle cose, mentre vincere perché si bara fa venire il voltastomaco ed allontana da uno sport che attira tantissima gente e si fa facilmente amare.
Non so quanti tra i lettori di questo articolo abbiano assistito al passaggio del Giro d’Italia o di qualche gara di un giorno, ma posso assicurare che pochi altri eventi sportivi riescono ad attirare tanta gente come il ciclismo, dove il paesaggio, i colori della carovana, quelli del gruppo, la fatica dei corridorie lo spettacolo generale valgono davvero la pena di essere visti ed è un vero peccato che si rovini il tutto in un modo che non ha davvero ragione di esistere, neppure per i soldi.

Il Direttore responsabile Maurizio Vigliani – Foto Lapresse

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