FIGC Presdent Gabriele Gravina and FIFA President Gianni Infantino attend the FIGC press conference

La formula è: giocare meno, giocare tutti. La Fifa ha rielaborato un vecchio slogan da manifestazione politica come risultato della sua ipotetica riforma. In sintesi un nuovo calendario per diminuire le partite, accorciare gli spostamenti, abolire le amichevoli, aumentare i giorni di riposo dei giocatori e anche la possibilità di apparire in un Mondiale, perché con questo progetto la cadenza diventerebbe biennale.

A tal proposito i prossimi mondiali si disputeranno in Qatar dal 22 novembre al 18 dicembre 2022. Piani che aumentano i tornei e fanno scendere i minuti nelle gambe degli atleti. Una prima fase di studio prevede, anziché cinque finestre dedicate alle nazionali tra ottobre e maggio, solo due a ottobre e marzo, in un formato più lungo ma con poche date di viaggio. I club sarebbero felici di evitare gli spostamenti continui e i ct lieti di poter gestire i giocatori per un paio di settimane consecutive. Fino a questo punto il calcolo toglie un solo match per stagione a un ipotetico calciatore europeo ma aumenta i periodi di sosta. 

Secondo i tecnici che si occupano del controllo, è dal 1930 che non si mette mano al calendario delle date, mentre il mondo in generale, e quello del calcio in particolare, sono cambiati. Alla Fifa puntano a un format più vendibile, attraente e a introiti che non potrebbero certo raddoppiare, ma che aumenterebbero sicuramente in maniera considerevole. Per farlo occorre abolire le amichevoli, riprogrammare le qualificazioni e blindare le fasce per evitare di ritrovarsi di fronte agli imbarazzanti sei o sette a zero del San Marino, del Liechtenstein, e di altre nazioni. Il piano di ristrutturazione è stato presentato a dicembre, accanto a una simulazione economica, ma la sfida del calcio non aspetta certo che la documentazione sia completa. Nel frattempo Uefa e Fifa litigano a distanza fingendo di parlare a entità terze per spiegare le proprie posizioni.

In casa Fifa garantiscono di avere cercato il dialogo già da inizio settembre; mentre dal consiglio Uefa fanno sapere di essere contrari al progetto. Tra l’altro, è appena stata rinnovata la formula della Champions – che partirà con la nuova versione nel 2024 – e la Nations League nata per dare più fascino alle competizioni continentali per squadre nazionali. Lo scontro, come si evince, è appena iniziato e comunque vada dovrà arrivare a un voto. Di solito c’è poco da contare: l’asse Europa più Centro-Nord America e Caraibi non porta i consensi che servirebbero per bloccare l’altro gruppo molto unito. Parleremo e ci batteremo, hanno dichiarato i diretti interessati, ma le conseguenze del testa a testa tra i due schieramenti non resteranno sicuramente solo a Zurigo, capitale del calcio mondiale, ma si sposteranno anche su altri tavoli. 

Il vice Direttore Ugo Vandelli – Foto Lapresse

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui