Mentre il pallone ricomincia a disegnare le sue traiettorie, il calcio piange due suoi figli amatissimi che di traiettorie si intendevano eccome!
Mario Corso e Pierino Prati se ne sono andati a pochi giorni uno dall’altro, quasi fosse un derby anche questo, uno dei tanti disputati da avversari, magari distanti in campo, anche se, chissà, incrociando comunque i tacchetti, o pronti, Mario, a mettere in moto il suo magico sinistro, mentre Pierino si nascondeva dietro il suo marcatore, in cerca di quei pochi centimetri di libertà che gli bastavano per fregarlo.

Corso e Prati, simboli di un calcio d’altri tempi, meno fisico, meno “corsaiolo”, ma dove la tecnica era l’arma predominante; quante volte ho visto giocare i due, al Comunale di Torino, anche a San Siro in qualche trasferta, in TV, con le maglie di Inter e Milan, con quella azzurra della Nazionale.

Ecco, proprio la Nazionale ha mancato di dare loro le giuste soddisfazioni, forse perché la concorrenza era tanta, magari, come nel caso di Corso, perché quell’aria mite, la voce stridula, nascondevano un “caratterino” non proprio remissivo, come ben sapevano sia il “mago” Herrera che Mondino Fabbri.
Per Prati, ha giocato il suo ruolo anche la sfortuna, come nell’Europeo casalingo del 1968, con quella finale pareggiata, 1-1 con la Jugoslavia e, nella ripetizione vincente (2-0), Riva che gli subentra al fianco di Anastasi ed i due che vanno in rete tra il tripudio nazionale.

Certo, Nazionale a parte, non si può dire che i due non si siano presi tante e grandissime soddisfazioni, perché capita a tutti di vincere Scudetti, coppe delle Coppe, dei Campioni ed Intercontinentali, oltre vincere, Prati, la classifica cannonieri?
Corso e Prati, Prati e Corso, girateli come volete ma il risultato è sempre il medesimo: due campioni, due grandi del calcio, e se poi uno correva poco e l’altro si “mangiava” gol più facili da fare che da sbagliare, chi se ne frega, bastava aspettare e sarebbe arrivata la prodezza che cancellata qualche mancanza ….

Sicuramente oggi due calciatori così ci mancano e ci mancheranno tanto le persone, anche in quelli che erano i loro silenzi in un mondo del pallone dove parlano in tanti, spesso a sproposito.

Il Direttore responsabile Maurizio Vigliani – Foto Getty Image

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