Il mondo scientifico si interroga in questi giorni su alcuni casi di epatite acuta in bimbi sotto i 10 anni (circa un centinaio in diversi Paesi europei), una forma particolarmente aggressiva di questa patologia che si sospetta virale. L’ allarme internazionale è partito dalla Gran Bretagna.

Dopo il Regno Unito sono stati registrati casi anche in Danimarca, Irlanda, Paesi Bassi e Spagna. Questa mattina i primi casi segnalati anche in Italia. I casi sospetti sarebbero 4, in bambini sotto i 10 anni.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità sottolinea come la priorità sia “determinare l’eziologia di questi casi per guidare ulteriori azioni cliniche e di salute pubblica. Eventuali collegamenti epidemiologici tra gli eventi potrebbero fornire indicazioni per rintracciare l’origine della malattia”.

“La settimana scorsa c’è stato un primo alert riguardo a una decina di casi – spiega Giuseppe Indolfi, epatologo del Meyer di Firenze che è consulente dell’Oms proprio per le epatiti virali e al momento è anche responsabile dell’area fegato della Società europea di gastroenterologia. L’attenzione dei clinici è stata attratta dal fatto che in un caso c’è voluto il trapianto, cosa che dimostra la violenza della patologia. Poi i numeri sono aumentati”.

La sintomatologia – I casi nel Regno Unito si sono presentati clinicamente con epatite acuta grave, con livelli aumentati di enzimi epatici e molti casi erano itterici. Alcuni dei casi hanno riportato sintomi gastrointestinali, tra cui dolore addominale, diarrea e vomito nelle settimane precedenti. La maggior parte dei casi non ha avuto la febbre.

Al momento le cause sono sconosciute – Le ipotesi iniziali sull’origine eziologica dei casi sono incentrate su un agente infettivo o su una possibile esposizione tossica. Non è stato identificato alcun collegamento al vaccino Covid-19. Si ritiene più probabile un’eziologia infettiva. La causa esatta dell’epatite in questi bambini rimane sconosciuta. Dei 13 casi segnalati dalla Scozia per i quali sono disponibili informazioni dettagliate sui test, tre sono risultati positivi all’infezione da Sars-CoV-2, cinque sono risultati negativi e due hanno avuto un’infezione nei tre mesi precedenti la presentazione. 11 di questi 13 casi hanno avuto risultati per il test dell’adenovirus e 5 sono risultati positivi.

Il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc) ha segnalato che si tratta di casi di epatite non classificata tra quelle ad oggi conosciute tra i bambini.

“Si può parlare solo di sospetto, anche riguardo ai pazienti italiani, per le caratteristiche particolari di questa forma di epatite. Noi al momento definiamo queste forme nel gruppo delle cosiddette epatiti “non A-non E”, cioè non ricomprese nelle forme più diffuse e meglio conosciute (appunto A, B, C, D ed E). Purtroppo non si è in grado di dire quale sia l’agente patogeno che le provoca, manca quindi un marcatore che permetta di riconoscerle con certezza”, sottolinea il responsabile dell’area fegato della Società europea di gastroenterologia.

Possibili legami con il Covid 19 – “Sebbene alcuni casi siano risultati positivi per Sars-CoV-2 e/o adenovirus – osserva l’OMS – è necessario intraprendere la caratterizzazione genetica dei virus per determinare eventuali associazioni tra i casi”. E incoraggia “fortemente” gli Stati membri sa identificare, indagare e segnalare potenziali casi.

Al momento nessuna misura restrittiva – Per quanto riguarda viaggi e scambi internazionali, l’OMS “non raccomanda alcuna restrizione ai viaggi e/o agli scambi con il Regno Unito o qualsiasi altro paese in cui vengono identificati casi, sulla base delle informazioni attualmente disponibili”.

Dall’esordio all’allarme – Tutto inizia il 5 aprile 2022, quando il Regno Unito segnala un aumento dei casi di epatite acuta di eziologia sconosciuta tra bambini precedentemente sani di età inferiore a 10 anni provenienti dalla Scozia.

Il 12 aprile, il Regno Unito riferisce che oltre ai casi in Scozia ci sono 61 ulteriori casi oggetto di indagine in Inghilterra, Galles e Irlanda del Nord, con la maggior parte di questi casi di età compresa tra 2 e 5 anni.

Il 14 aprile, la Scozia ha riferito che dei 13 casi oggetto di indagine due coppie di casi erano collegate epidemiologicamente.

Alcuni dei casi hanno richiesto cure presso reparti di epatologia pediatrica e in 6 casi si è dovuto ricorrere a trapianto di fegato.

Il monitoraggio degli esperti – “A livello europeo abbiamo deciso di partire da subito con una survey, un’indagine su larga scala – dice ancora Indolfi – per capire la frequenza e l’aggressività di questi casi sospetti. Avremo i risultati in una settimana circa. Se scoprissimo che i casi gravi fossero così tanti sarebbe un problema e scatterebbe un vero allarme. Un caso sospetto è stato gestito nel nostro ospedale. Al momento monitoriamo con cura la situazione”.

Le epatiti pediatriche – Per epatite si intende un’infiammazione del fegato, che può portare a danneggiamento e distruzione delle cellule del fegato. L’epatite può essere acuta (compare improvvisamente e in poco tempo regredisce) o cronica (dura più di 6 mesi, progredisce più lentamente e in modo meno evidente), spiega Indolfi.

Cause La maggior parte delle epatiti sono dovute ad infezione del fegato ad opera di virus. Alcuni di questi virus attaccano esclusivamente o principalmente il fegato: virus dell’epatite A, B, C, D, E. Le epatiti possono essere anche infettive, tossiche o autoimmuni.

Sintomi I sintomi possono variare da bambino a bambino, o addirittura non manifestarsi. Nell’epatite acuta si riscontrano spesso sintomi poco caratteristici come febbre, malessere generale, inappetenza, nausea e talora vomito, mal di pancia e diarrea, dolori articolari e muscolari, sintomi similinfluenzali. Altri sintomi più indicativi sono: ittero, urine scure, feci chiare. Nell’epatite cronica i sintomi possono essere molto lievi o assenti, limitandosi spesso solo ad una certa affaticabilità generale.

Diagnosi La visita da parte del pediatra può indirizzare verso la diagnosi. Potrà prescrivere esami del sangue, che in caso di epatite, mostreranno aumento degli enzimi epatici, confermeranno l’ittero, valuteranno la funzionalità del fegato ecc.

Cure La terapia dipende ovviamente dalla causa (virale, autoimmune, da farmaci), dall’età del bambino, dal decorso (epatite acuta o cronica; gravità dei sintomi e della compromissione del fegato). In generale, l’obiettivo della terapia è limitare ed arrestare possibilmente il danno alle cellule del fegato e lenire i sintomi. Nei casi severi può essere necessario ospedalizzare il paziente. Nei casi più gravi, quando il fegato risulta altamente compromesso si può arrivare ad trapianto di organo.

A cura di Elena Giulianelli / Televideo – Foto Imagoeconomica

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