Al via oggi i primi pagamenti per il Rei, la misura introdotta per il contrasto alla povertà. ll reddito di inclusione sociale è il nuovo sussidio economico introdotto nel panorama legislativo italiano con l’approvazione della legge delega contro la povertà, avvenuta il 9 marzo 2017. E definitivamente approvato con decreto legislativo n. 147 del 15 settembre 2017.

E’ partito dal 1° gennaio. Il Rei è composto da due parti: un assegno mensile e un progetto personalizzato di reinserimento sociale e lavorativo. L’assegno mensile dipende dalla dimensione del nucleo familiare, e dalla distanza del reddito familiare da una soglia di accesso.

I livelli mensili massimi del beneficio economico sono i seguenti:  1 persona: 187,50 euro 2 persone: 294,38 euro 3 persone: 382,50 euro 4 persone: 461,25 euro 5 e più persone: 485,40 euro

L’assegno sarà erogato per 18 mesi. E’ rinnovabile per non più di 12 mesi, ma tra la conclusione e l’inizio del Rei successivo dovranno passare almeno 6 mesi.

Chi può beneficiare del Rei Potranno ricevere il reddito di inclusione sociale i cittadini italiani e comunitari. Potranno accedervi anche i cittadini extracomunitari con permesso di soggiorno e i titolari di protezione internazionale (ad esempio asilo politico). In tutti i casi, dovranno essere residenti in Italia da almeno due anni al momento della presentazione della domanda. Esistono poi requisiti familiari, e questo vuol dire che nel nucleo familiare devono esserci: – una persona di età minore di anni 18; – una persona con disabilità, almeno un suo genitore o tutore; – una donna in stato di gravidanza accertata; – un lavoratore di età pari o superiore a 55 anni, che si trovi in stato di disoccupazione da almeno tre mesi e non riceva altro sussidio per la disoccupazione.

L’assegnazione del sussidio dipenderà anche dall’indicatore della situazione economica equivalente (Isee) e dall’indice della situazione reddituale (Isre). Ma anche dal patrimonio mobiliare e immobiliare. Rispetto all’Isee, per calcolare l’Isre vengono sottratte le spese per l’affitto o le spese condominiali. L’utilizzo di questo secondo criterio ha lo scopo di non escludere le famiglie che versano in stato di povertà ma che hanno la prima casa di proprietà. Purché non abbiano altri immobili che producano reddito. In particolare, l’indicatore Isee deve essere pari o inferiore a 6mila euro, e l’Isre deve essere pari o inferiore a 3mila euro. Vi sono poi dei vincoli patrimoniali. Il patrimonio immobiliare, esclusa la casa di proprietà, non deve superare i 20mila euro. E il patrimonio mobiliare (conti correnti bancari o postali; certificati di depositi e credito, buoni fruttiferi e assimilati; azioni e obbligazioni) non deve superare i 10mila euro. Ma la soglia massima per il patrimonio immobiliare si riduce a 6mila euro per i nuclei familiari composti da una persona e a 8mila per quelli composti da due persone. Per ottenere il reddito di integrazione sociale c’è l’impegno del richiedente a sottoscrivere un progetto personalizzato volto a uscire dalla situazione di difficoltà. Il Rei non verrà concesso se nei due anni che hanno preceduto la domanda se un familiare del richiedente ha acquistato auto, moto o barche. I requisiti economici dovranno essere presenti tutti congiuntamente.

Acli: occorre adeguare l’importo erogato “Accogliamo con grande soddisfazione questa notizia – afferma Roberto Rossini, presidente nazionale delle Acli -. Finalmente parte anche nel nostro Paese di una misura strutturale contro la povertà assoluta. Si tratta di un provvedimento cruciale, ma i passi da compiere sono ancora molti, se si vuole evitare che la riforma rimanga incompiuta”. Per evitare ciò, le Acli propongono l’adeguamento economico del Reddito di inclusione e il miglioramento della misura attraverso un aumento del Fondo per un welfare locale piu’ efficace. La proposta è parte del documento Al lavoro con le Acli. Le nostre idee e proposte in previsione delle elezioni politiche del 2018: 43 proposte concrete su lavoro, welfare, ambiente ed Europa, che le Acli sottopongono all’attenzione delle forze politiche in previsione delle elezioni del prossimo 4 marzo. In attesa dell’appuntamento elettorale, le Acli hanno avviato una grande opera di mobilitazione sui territori invitando le forze politiche a un confronto anche su questi temi. “Noi – riprende il presidente delle Acli – continuiamo a pensare la politica a partire dai piu’ poveri, dagli ultimi, magari – per nostra storia – con una particolare attenzione ai “penultimi”, a quelli che rischiano di impoverirsi. Per questo diciamo – conclude Rossini – che gli importi erogati non consentono ai beneficiari di raggiungere la soglia di povertà e di soddisfare adeguatamente le proprie esigenze primarie”.

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