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RECOVERY NON UN EURO SPRECATO

“Non un euro sarà sprecato”: sotto questo auspicio formulato dal Premier Conte è partito a Palazzo Chigi il confronto sulle linee guida del Recovery Plan dinanzi ai CIAE – Comitato interministeriale per gli affari europei. Una riunione perlopiù “operativa”, che non prevede ancora alcuna approvazione, cui erano presenti tutti i Ministri ed anche del titolare del MEF Roberto Gualtieri.

Ad introdurre l’incontro sono stati il ministro per gli Affari europei Enzo Amendola e Giuseppe Conte in qualità di presidente del Comitato.
Il Premier ha appunto ribadito la necessità che non vada sprecato nemmeno un euro dei 209 miliardi messi in capo dall’UE.

Al tavolo è stato fatto un giro d’orizzonte sul lavoro fatto fino a oggi e sull’impianto complessivo del Recovery Plan, suddiviso in 6 macro-missioni – digitalizzazione, infrastrutture, istruzione, ambiente, inclusione socio-economica e Salute – ed in cluster, terminologia cara alll’UE che sta ad indicare gruppi di progetti omogenei fra loro.

Lo scheletro del Recovery Plan
Fra le riforme che il Governo ritiene più urgenti vi sono Digitalizzazione ed innovazione, che implicano anche l’informatizzazione della pubblica amministrazione, il completamento della rete nazionale in fibra ottica e lo sviluppo della rete 5G.

Decarbonizzazione e transizione energetica sono altri due obiettivi prioritari e comprendono la decarbonizzazione dei trasporti, il miglioramento dell’efficienza energetica degli edifici pubblici, la gestione integrata del ciclo delle acque, gli investimenti in economia circolare.

Poi c’è il grande capitolo delle infrastrutture, dalle reti (tlc, energia) alle opere per la mobilità. Fra Queste anche il completamento della TAV Torino-Lione.

L’istruzione e formazione è un altro tema importante della macro-area Inclusione socio-economica a partire dalla digitalizzazione della scuola per arrivare alla lotta all’abbandono scolastico. Cruciali anche le politiche attive per il lavoro e per l’occupazione giovanile che saranno oggetto di una più generale riforma del lavoro che – a quando si apprende – sarà presentata con legge delega entro aprile 2021 per essere completata alla fine dell’anno.

E ancora la grande sfida della salute, un tema tornato in auge con il Covid-19 che ha evidenziato l’inadeguatezza delle strutture sanitarie ad affrontare potenziali choc dopo anni di tagli alla sanità.

Accelerare gli investimenti pubblici
Fra le linee guida del Piano nazionale di ripresa e resilienza c’è l’obiettivo di portare gli investimenti pubblici al 3% del PIL. Un obiettivo che si declina nel coordinamento e monitoraggio delle opere e nel sostegno alla capacità progettuale degli enti locali. Si farà leva sul contributo di Investitalia, CDP e Invitalia, ma anche sull’utilizzo del partenariato pubblico-privato.

E’ tempo di riformare il lavoro
La riforma del lavoro passa per una serie di obiettivi: dall’aumento dell’occupazione, soprattutto quella giovanile e femminile, alla tutela dei lavoratori vulnerabili, dalla garanzia di salari dignitosi all’incentivazione della produttività, dalla revisione degli ammortizzatori sociali al contrasto del lavoro nero e dell’evasione contributiva.

Un punto cardine sarà la formazione, sul lavoro (on the job) e continuativa (life-long learning), per accrescere le skill e ridurre il mismatch tra competenze domandate e offerte.

Ma anche il Fisco non può attendere
La Riforma del fisco è uno degli obiettivi inseriti nel Piano di riforme, con l’obiettivo di portarla a compimento entro il 2021 (legge-delega prevista a fine 2020. La finalità è migliorare l’equità, efficienza e trasparenza del sistema tributario.

Un corpus di orme che comprenderà il taglio del cuneo fiscale e la lotta all’evasione, ma anche il sostegno della genitorialità, la revisione dei sussidi e la semplificazione degli adempimenti.

A cura di Renato Lolli – Foto Ansa

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