Ritornare a vivere. Ritornare a una realtà da cui si è stati lontani per molto tempo e non per scelta propria. Quando il destino si mette per traverso all’improvviso, puoi fare ben poco se non provare a reagire in tutti i modi per mantenere la barra a dritta. Uno che sta lottando per mantenersi a galla (e non da oggi), si chiama Raffaele Sollecito viene da Bisceglie (BA), ma vive a Parma. Da dieci anni, questo ragazzo (ora 33enne), sta dividendo l’opinione pubblica italiana. Raffaele è un uomo libero adesso, ma il suo nome, insieme a quello di Amanda Knox, continuerà ad essere associato all’omicidio di Meredith Kercher, avvenuto a Perugia il 1 novembre 2007. Da quel giorno la vita di Raffaele è stata stravolta. Si sono aperte le porte del carcere, poi il processo e alla fine è arrivata l’assoluzione. Proprio come in un film, ma per Raffaele Sollecito non è stata una finzione ma dura e cruda realtà.

Raffale, lei si sente un uomo libero, al di là dell’assoluzione intendo?
‘No, non mi ritengo affatto libero.’

Perché dice questo?
‘Perché sono pieno di debiti, a causa di tutte le spese processuali che io e la mia famiglia abbiamo dovuto affrontare in questi anni.’

E’ vero che ha richiesto un risarcimento danni?
‘Sì, perché sono stato danneggiato economicamente e quei soldi servirebbero a rientrare in almeno parte delle spese che ho dovuto sostenere e non sono poche. Sono stato vittima di un errore giudiziario, ma la giustizia italiana non ha voluto ancora ammettere di aver sbagliato.’

Raffaele, come riesce a tirare avanti? Lei è un ingegnere informatico giusto?
Sì esatto. Mi occupo di consulenze per quanto riguarda le nuove tecnologie e il web. Sto lavorando a delle applicazioni, insomma cerco di darmi da fare. Ho dovuto aprire una partita iva per i progetti che sto seguendo, perché è difficile entrare nel mondo del lavoro alla mia età. Sto pensando di scrivere una lettera al Ministero del Lavoro, perché sono stato chiuso in carcere per molti anni, perdendo così la possibilità di lavorare e fare esperienza e vorrei che almeno lo stato, in questo senso, mi ascoltasse e capisse la mia situazione.’

Pensa che la gente ritornerà mai a considerarla come un ragazzo qualunque, come prima di quel 1 Novembre 2007?
‘Ormai la gente mi conosce per quel fatto. Vorrei, almeno, cercare di far cadere quel velo di diffidenza che le persone hanno nei miei confronti, soprattutto quando mi incontrano per strada. Questa diffidenza è stata alimentata anche dalla giustizia, che come ho già detto prima, non ha ammesso di aver sbagliato riguardo la mia persona.’

Raffaele, ha mai pensato di lasciare l’Italia e ricominciare da un’altra parte?
‘Se ci fosse qualche possibilità concreta di lavorare all’estero, perché no? Ma dovrebbe essere una possibilità concreta, perché non mi posso proprio permette di fare dei voli pindarici. In questo momento, comunque, non escludo nulla.’

Un’esclusiva per il popolano.com A cura di Nicola Luccarelli – Foto Images

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