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R.I.P. DAVID

David Bowie è morto. Questa notizia ha sconvolto un un po’tutti, in questi giorni, soprattutto gli appassionati di musica. Se n’è andato un autentico e incontrastato cantante, attore, scrittore, pittore e molto altro.

David Bowie (pseudonimo di David Robert Jones), a pochi giorni dal suo 69° compleanno, questo incredibile e inimitabile artista britannico, ha lasciato orfani i suoi milioni (per non dire miliardi), fans in tutto il mondo. In questi giorni un po’ cupi, tutti abbiamo perso qualcosa. Molti di noi sono cresciuti con la musica del Duca Bianco, con le nostalgie beat in Pin Ups, l’ R&B bianco di Station su Station e Young Americans, fino ad arrivare all’ elettro pop intellettuale contenuto nella trilogia berlinese di Low, Heroes e Lodger.

Insomma, un’ artista nel vero senso della parola e si poteva capire da come entrava in scena. Ho detto scena e non palco (no, non ho sbagliato termine) perché David Bowie, ogni volta, rappresentava e non cantava soltanto una canzone, stupendo tutti, indiscriminatamente. Solo un istrionico, eclettico, intelligente e profondo come lui, poteva immedesimarsi a tal punto nei suoi alter ego da diventarne quasi schiavo. Parlo di Ziggy Stardust, Halloween Jack e tanti altri fino ad arrivare a quello definitivo The Thin White Duke (volgarmente il Duca Bianco).

Qualsiasi cosa questo artista londinese si mettesse a fare, gli riusciva bene. Era un attore notevole (anche grazie a uno sguardo ipnotico che pochi possono dire di possedere). Ed è con questa faccia tosta che ha messo a segno anche dei successi cinematografici come Absolute Beginners e Labyrinth, usciti entrambi nel 1986 e Basquit nel 1996 nel qual interpretò il ruolo di Andy Wharol che il cantante aveva conosciuto venticinque anni prima. Questo fenomeno dell’ arte e dello spettacolo, non ha avuto rivali nella sua lunga carriera, durata più di quarant’ anni. Bowie ha lanciato mode, ha creato stili, modi di parlare e pensare, sconosciuti ai benpensanti non solo di allora, ma anche a quelli di adesso. Si è detto tutto e il contrario di tutto su Bowie, sulla sua presunta bisessualità, sulle sue ideologie naziste, sull’ uso smodato della droga (ma negli anni settanta era “quasi normale”), insomma si è parlato e sparlato parecchio. Quello che a me interessa sottolineare in questo momento è che, nonostante questo genio ci abbia lasciato una immensa eredità musicale e spirituale con il suo ultimo singolo intitolato Lazarus, contenuto nell’ album Blackstar, noi non rivedremo più un personaggio del genere nel panorama musicale internazionale.

Volete sapere il motivo? Molto semplice, perchè artisti come questi nascono ogni quattro o cinquecento anni. Possiamo definire Leonardo Da Vinci, semplicemente, un inventore, pittore o scultore? No, era un genio assoluto, un visionario, un essere di un altro mondo. Lo stesso vale per Bowie che, spesso e volentieri, nelle sue canzoni si definiva alieno, venuto da un altro mondo, o ancora usato dagli alieni per spiare noi terrestri. Beh, se gli extraterrestri esistono veramente, allora qualcuno di loro parlerà sicuramente inglese. Riposa in pace David Robert Jones, ovunque tu sia, ci mancherai.

A cura di Nicola Luccarelli

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