Palermo: commemorati l’agente Agostino e la moglie Ida Castelluccio

A Palermo è stato ricordato l’agente Antonino Agostino ucciso il 5 agosto del 1989. Sono passati trentatré anni da quando il poliziotto e la moglie, Ida Castelluccio, furono barbaramente assassinati sul lungomare di Villagrazia di Carini da sicari arrivati in sella a una moto. La coppia, sposata solo da un mese, aveva partecipato a una festa in famiglia e per l’occasione aveva comunicato di aspettare un figlio.

Antonino, molto impegnato nel contrasto alla mafia, fu raggiunto per primo dai killer e morì subito, mentre Ida spirò in ospedale poco dopo. Sempre nel capoluogo siciliano sono stati richiamati alla memoria il vice questore aggiunto Antonino Cassarà e l’agente Roberto Antiochia uccisi dalla mafia il 6 agosto 1985. Antonino Cassarà, vice capo della Squadra Mobile di Palermo, e l’agente Roberto Antiochia condivisero parte della loro vita professionale raggiungendo importanti successi nella lotta alla criminalità organizzata. Insieme trovarono la morte in viale Croce Rossa, quando furono colpiti da raffiche di kalashnikov a pochi passi dall’abitazione del funzionario di polizia, per opera di un gruppo di nove uomini appostati nei piani del palazzo di fronte.

Antonino Cassarà a Palermo ha rivestito, dal 3 maggio 1980, l’incarico di vice dirigente della Squadra Mobile e ha svolto delicate indagini sulle cosche mafiose. Ha partecipato a numerose operazioni di polizia giudiziaria assicurando alla giustizia alcuni tra i più pericolosi esponenti di Cosa Nostra. Il funzionario ha rappresentato un naturale e abituale interlocutore per i magistrati impegnati sul fronte dell’antimafia collaborando anche con il giudice Giovanni Falcone. A lui si deve in particolare il cosiddetto “Rapporto dei 162” che costituì la prima pietra su cui fu costruito il maxi processo del 1986. A segnare il destino del giovane Antiochia fu, invece, l’omicidio avvenuto pochi giorni prima del dirigente della Squadra Catturandi di Palermo, Giuseppe Montana.

Roberto aveva lavorato con il dottor Montana dal 1983 al 1985 in delicate indagini su Cosa Nostra, e nonostante fosse stato assegnato pochi giorni prima a Roma, si trovava a Palermo per partecipare ai funerali. Arrivato in città Roberto, però, decise di rimanere a causa dell’atmosfera terribile che si respirava in Questura e per il forte legame di amicizia e il senso del dovere nei confronti dei suoi amici e colleghi. Anche se ufficialmente in ferie, infatti, lavorava alle indagini sulla morte del suo ex capo e faceva la scorta a chi era più minacciato: tra questi il vice capo della Squadra Mobile Antonino Cassarà. Entrambi sono stati insigniti della “medaglia d’oro al valor civile alla memoria”. 

Il vice Direttore Ugo Vandelli – Foto Imagoeconomica

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