Per i figli degli stranieri nati o cresciuti in Italia ottenere la cittadinanza è un’impresa.
In attesa della riforma, devo dire che il Comune di Bologna ha dato un bell’esempio di civiltà.
Che dire?
Fatti e non parole!
Gesto simbolico, ma molto importante quello di Bologna, di votare la concessione della cittadinanza onoraria ai figli di genitori stranieri nati in città e anche all’estero ma che abbiano completato un ciclo di studi ( al momento sono 11.000) e ora qualcosa forse si muove anche in Parlamento.
Nonostante il momento durissimo, in queste settimane la commissione Affari costituzionali della Camera lavora alla riforma della legge sulla cittadinanza, che risale al 1992 ed e’ ormai obsoleta. La proposta prevede l’introduzione dello ”ius scholae”, ovvero la possibilità che i bambini nati qui o arrivati prima dei 12 anni possano richiedere la cittadinanza dopo aver compiuto un ciclo scolastico di 5 anni.

Ora, alla luce anche del dramma dei profughi ucraini in fuga dalla guerra in arrivo in Italia si torna a parlare di legge sulla cittadinanza. Una proposta di legge fondamentale per le politiche di integrazione del nostro Paese. E forse il merito di questa accelerazione e’ anche della campagna Dalla parte giusta della storia, lanciata dalla Rete per la riforma della cittadinanza (che riunisce associazioni, Ong come Action Aid e tantissimi attivisti per ribadire l’improrogabilità della riforma.
Il messaggio dei ragazzi di origine straniera nati/e o cresciuti in Italia e’ chiaro: “Cara Italia, dopo anni di corteggiamento possiamo suggellare la nostra love story con un unione legale?”

Secondo il Centro studi e ricerche Idos sono 860.000 gli stranieri che avrebbero diritto alla cittadinanza, e non solo, il numero dei naturalizzati è salito dai 286.000 del 2001 a oltre un milione e mezzo nel 2020. Significa che l’Italia e’ cambiata! I ragazzi portatori di identità miste sono sempre piu’ visibili, senza voler fare gossip da edicola basta citare il Mahmood (italo egiziano) sul palco di Sanremo o la pallavolista Paola Egonu (italo-nigeriana) portabandiera alle Olimpiadi del 2020. Eppure l’opinione pubblica, seppure in maggioranza favorevole, oscilla. “A influire sono la narrazione politica e la rappresentazione mediatica: lo scetticismo aumenta se si fa coincidere la questione della cittadinanza con quella dell’immigrazione, come se questi giovani fossero arrivati ieri e i loro diritti fossero legati in maniera diretta alla politica dell’accoglienza”.

Ciò è quanto afferma e credo che faticheremmo a contestare tale assunto Antonio Liguori, campaigner di Action Aid. Dobbiamo riconoscere, e dovremmo anche andarne orgogliosi, se si riuscisse nell’intento. La posta in gioco non e’ solo il desiderio di esibire un documento che attesti il loro percorso di crescita seria e onesta, che dimostri sulla carta, per iscritto quello che loro gia’ sentono, ovvero che sono italiani, e che possono avere il diritto di vivere una vita come quella dei nostri figli.
A me sembrerebbe una grandissima lezione di civiltà, e sono fiera di appartenere a una regione l’Emilia- Romagna che ha per prima sfondato questo muro di cristallo. Complimenti al Comune di Bologna, e poi, ricordiamoci sempre che quello che viene chiesto e’ una legge che sancisca una realtà di fatto, e i diritti
favoriscono sempre un operazione di moltiplicazione: più ne concedi, più ce ne sono per tutti.

A cura di Sandra Vezzani editorialista – Foto Imagoeconomica

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