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PROTAGONISTI / MARCELLO FIASCONARO

PROTAGONISTI è la nostra rubrica ideata per ricordare campioni dello sport italiano, rivivere le loro imprese, i loro record, quella che è stata la loro carriera più o meno vicina nel tempo; spesso abbiamo scritto di sportivi quasi dimenticati, perché lo sport nelle varie discipline, vive di momenti, di popolarità che non sempre è al centro dell’interesse della gente e, di conseguenza, dei media.

D’altra parte come non sottolineare che ci sono sport di cui ci ricordiamo solo quando arrivano successi, medaglie olimpiche o mondiali, e poi finiscono confinati nel limbo dal calcio, dal ciclismo e poco altro; se non vince, persino la Ferrari finisce fuori dalle prime pagine dei giornali, o magari ci resta solo per scriverne “male” ….
Così, tra un personaggio ed un altro, ci piace ridare visibilità a chi è stato grande, portando in alto il nome dell’Italia, magari anche nascendo in un altro Paese, come il protagonista odierno, Marcello FIASCONARO, un ragazzone nato in Sudafrica, a Città del Capo, il 19 luglio 1949, figlio di un musicista italiano, preso prigioniero degli inglesi durante la Seconda Guerra Mondiale, deportato proprio in Sudafrica e lì rimasto anche dopo la fine del conflitto.

Marcello Luigi Fiasconaro gioca a rugby, lo sport nazionale sudafricano, sino a quando ci si accorge che corre i 400 metri piuttosto velocemente, tanto da iniziare ad allenarsi anche in questa disciplina ed ottenere tempi interessanti.

L’Italia si accorge di lui nel 1970, quando arriva nel nostro Paese, circondato dalla curiosità per questo giovanotto dalla corsa dinoccolata, con le spalle incassate, quasi avesse sempre in mano un pallone da rugby da difendere e portare in meta; il Sudafrica vive gli anni dell’apartheid e come potrebbe uscire dal limbo un atleta se la propria nazione è esclusa dai grandi aventi internazionali?

In realtà di “oriundi” abbiamo fatto incetta da sempre, a partire dal calcio, dove bastava un avo centenario per ottenere cittadinanza e vestire l’azzurro, cosa che non è diversa per Marcello, che nel 1971 ottiene il passaporto italiano, cosa che gli permette di partecipare ai Campionati Europei di Helsinki ed è subito grande …. medaglia d’argento con tanto di record italiano, un 45″49 (già ottenuto con 45″7 alla seconda gara l’anno precedente), dietro al fenomeno inglese David Jenkins, che lo supera di soli quattro centesimi; ad Helsinki arriva anche il bronzo nella 4×400, ultimo frazionista dopo Cellerino, Puosi e Bello, dietro la Germania Ovest e la Polonia.

Marcello non è il prototipo dell’atleta perfetto, è scanzonato, simpatico, ha voglia di correre ma anche di divertirsi, insomma, il contraltare di ciò che incarna Pietro Mennea, la freccia del Sud; i suoi capelli lunghi svolazzano al vento mentre corre su quel tartan che vorrebbe “mordere” senza scarpe e che i suoi tendini poco sopportano.

Il 1972 inizia in maniera splendida, con il Record Mondiale Indoor in 46″02, a Genova, battendo il fortissimo polacco Badensky, cosa che lo fa inserire di diritto tra i favoriti dell’Olimpiade di Monaco …. in Germania però Fiasconaro arriva con i tendini malandati e non parte neppure nella batteria sorteggiata, nei giorni funestati dall’attentato, il rapimento e l’uccisione di atleti israeliani, da parte di un commando palestinese di Settembre Nero, con la Palazzina occupata dagli azzurri di fianco a quella israeliana.

L’anno successivo Marcello continua ad affrontare avversari e malanni a modo suo, dopo essersi dedicato agli 800 metri, distanza su cui si presenta in gara il 27 giugno, quando all’Arena di Milano si confrontano Italia e Cecoslovacchia, cosa assai diffusa in quei tempi, quando i meeting si alternavano a gare tra Nazioni; avversario di Fiasconaro è il ceco Plachy, uno che va forte davvero ed è in possesso di un grande sprint finale.

Fiasconaro parte subito forte, con l’avversario che lo tallona sino ai 150 finali, quando un ennesimo allungo lo fa staccare; Marcello taglia il traguardo e l’atmosfera diventa immediatamente elettrica …. 1’43″7 centesimi …. PRIMATO DEL MONDO ed EUROPEO!!! sei decimi sotto il record precedente!!!
L’impresa è strabiliante, Fiasconaro sul tetto del Mondo negli 800 metri, qualcosa di inimmaginabile per chiunque, record Mondiale che resterà imbattuto sino alle Olimpiadi 1976, migliorato dal cubano Juantorena, mentre a livello europeo il record resiste altri tre anni, sino al 1979.
Nello stesso anno, Fiasconaro è in azzurro alla Coppa Europa per Nazioni, ad Oslo, ma viene squalificato per una falsa partenza incredibile, quasi fosse una ritorsione senza senso nei suoi confronti, colpevole di chissà che cosa e verso chissà chi!

I tendini però diventano sempre più un ostacolo, cosa che riduce notevolmente l’attività agonistica del nostro campione, che a fine del 1975 deve arrendersi, tornando al suo primo amore, il Rugby, con il tesseramento per il Cus Milano, in Serie A, con cui disputa il Campionato 1976/77, mettendo a segno cinque mete.

Il successivo tentativo di ritornare all’atletica è purtroppo effimero, visto l’acuirsi dei suoi ormai cronici malanni, tanto che nel 1978 Fiasconaro abbandona lo sport e fa ritorno in Sudafrica, dopo aver vinto cinque titoli italiani (due indoor), battuto record a tutti i livelli e vestito la maglia azzurra in 12 occasioni, indimenticabili al di là che siano stati o meno vittoriosi, lasciando il ricordo della sua grande simpatia, del suo modo di guardare e vivere la vita, di quella corsa dinoccolata, le braccia vicine al corpo, quasi dovesse portare avanti e difendere il pallone da rugby sino alla meta.

Il Direttore responsabile Maurizio Vigliani – Foto Repertorio

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