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PROTAGONISTI / LEANDRO FAGGIN

Ci sono atleti, campioni dello sport, che dopo aver scritto pagine indimenticabili e regalato grandi soddisfazioni a loro stessi ed ai tifosi, non hanno il tempo di godersi la giusta e meritata tranquillità, la famiglia, i figli.

E’ il caso del Protagonista dell’odierno appuntamento; Leandro FAGGIN, nato a Padova il 18 luglio 1933 e nella stessa città, morto il 6 dicembre 1970, a soli trentasette anni, pistard eccezionale, come dimostra un albo d’oro fatto di vittorie nell’inseguimento, a squadre o individuale, nelle Sei Giorni in giro per il Mondo.

Quella di Faggin è la storia di un ragazzo che andava forte già a diciassette anni e che a ventuno vinse il titolo mondiale nell’inseguimento individuale dilettanti, cui seguirono un terzo ed un secondo posto nel 55 e 56, anno in cui disputò le Olimpiadi di Melbourne, dove trionfò sia individualmente che nel quartetto.

Nel 1957 Faggin passa professionista e da lì inizia, anzi continua, la sua carriera da vincente; Campione Italiano dal 57 al 1968 e dal 1958 allo stesso 68 tre ori, tre argenti e tre bronzi Mondiali!

Erano anni in cui la pista italiana era una realtà indiscutibile: Maspes, Gaiardoni (entrambi di cui abbiamo già raccontato), Bianchetto e Beghetto, vincevano qualunque fosse la gara, la pista, in Italia ed in giro per il Mondo intero, dominando spesso lotti di avversari tutt’altro che scarsi.

A volte però il destino è dietro l’angolo e gli allori, i trionfi, si trasformano in tragedia, come per Faggin, che viene colpito da un tumore all’intestino ed a poco più di trentasette anni muore.

Da allora poco o nulla è stato fatto in suo onore: la scuola di ciclismo su pista a Padova, un paio di vie a lui dedicate, ma nessun ricordo diverso, nessuna celebrazione, almeno in Italia, nel suo Paese, perché il nome di Faggin è invece ancor ben presente e ricordato annualmente in Canada ed in Australia, dove evidentemente c’è un’attenzione diversa per chi compie grandi imprese sportive.

Se Faggin fosse nato calciatore, oggi avrebbe almeno uno stadio a ricordarlo, una corona di fiori in occasione della nascita e della morte, un ricordo che non è solo dei vecchi appassionati, oltre naturalmente che dei suoi cari famigliari; ma il mondo va così, anche se a volte capita un umile scrivano che decide di “regalare” un ricordo al corridore, ma anche all’uomo.

Il Direttore responsabile Maurizio Vigliani – Foto Picclik

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