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PROTAGONISTI KLAUS DIBIASI

Quando si parla di tuffi al maschile, il primo nome che viene in mente è quello di un fuoriclasse italiano: Klaus DIBIASI, vincitore di tre ori olimpici consecutivi dalla piattaforma di 10 metri.

Nato in Austria, a Solbad Hall, il 6 ottobre 1947, dove il papà, anch’egli tuffatore (partecipò ai Giochi Olimpici di Berlino, nel 1936), si allenava, Klaus si trasferisce ben presto a Bolzano insieme alla propria famiglia, e lì a dieci anni inizia a seguire le orme del padre.

Il talento è naturale ed esplode ben presto, tanto da farlo partecipare giovanissimo (1963) ai Giochi del Mediterraneo, a Napoli, dove vince la medaglia d’oro nella piattaforma.
Nel 1964 Tokyo ospita le Olimpiadi e Klaus, a soli diciassette anni, vince l’argento sempre dalla piattaforma; proprio in quell’anno inizia l’attività agonistica quello che sarà l’amico rivale dei tuffi azzurri e mondiali: Giorgio CAGNOTTO, compagno di allenamenti e gare, per formare un duo che era da stimolo l’uno con l’altro.

La carriera di Dibiasi continua con l’oro dalla piattaforma agli europei del 1966, ad Utrecht, in Olanda, anteprima del secondo appuntamento olimpico, quello che porta i cinque cerchi a Città del Messico, dove Klaus vince la medaglia d’oro dalla piattaforma e l’argento dal trampolino di 3 metri.

Agli europei del 1970 di Barcellona, Dibiasi conquista due medaglie d’argento, argenti che bissa un anno dopo ai Giochi del Mediterraneo di Smirne, in Turchia, alla vigilia delle Olimpiadi di Monaco di Baviera.
Quelle tedesche, del 1972, sono Olimpiadi tragiche, per l’assalto da parte di un gruppo di terroristi di Settembre Nero alla palazzina che ospitava gli atleti israeliani e dopo due giorni di trattative causò la morte di undici atleti, dopo l’assalto dei caschi neri tedeschi all’aeroporto di Monaco.

Dibiasi a Monaco vince l’oro dalla piattaforma, la sua seconda medaglia del materiale prezioso consecutiva, a legittimare una superiorità sempre più evidente.
L’anno successivo, ai Mondiali di Belgrado, Klaus vince l’oro dalla piattaforma e l’argento dal trampolino, mentre nel 1974 è un doppio oro agli europei di Vienna.

Il 1975 è invece il turno dei Mondiali a Cali, in Colombia, dove Dibiasi conquista il “solito” oro nella piattaforma e l’argento dal trampolino, medaglie che vince in maniera identica ai Giochi del Mediterraneo di Algeri.
Nel 1976 è nuovamente l’ora delle Olimpiadi, che si disputano in Canada, a Montréal; Dibiasi è l’alfiere italiano nella cerimonia d’apertura della manifestazione, un onore ed un ruolo che merita dopo una carriera di grandi successi; il suo percorso inizia con la gara dal trampolino, dove però finisce “solamente” ottavo.

L’azzurro non è in forma, lamenta dolori sparsi e dopo la non brillante prestazione dai 3 metri, pansa addirittura di rinunciare alla durissima prova dalla piattaforma; poi però l’orgoglio ha la meglio su stanchezza ed acciacchi, stimolato anche dalla presenza di quello che è l’astro nascente dei tuffi mondiali, l’americano Greg Louganis, di tredici anni più giovane, colui che sarà il suo erede ai massimi livelli dei tuffi.

La gara di Dibiasi è a dir poco spettacolare, tuffi perfetti, nessun errore, quando entra in acqua non alza uno schizzo! Al termina il suo vantaggio sull’avversario americano è enorme, ben 35 punti, così come incredibile è il punteggio totale, 600,51 punti, che ancora oggi rappresentano il record mondiale ed olimpico di tutti i tempi.
Quella canadese è l’ultima gara di Dibiasi, che l’anno successivo si ritira dalle competizioni per intraprendere la carriera di allenatore, alla guida della Nazionale ai Giochi del 1980, 84, 88 e 96, mentre nel 2004 e 2008 è Team leader, Dirigente responsabile nel 2016 e membro della Fina a Rio 2016.

Nel 1981, Dibiasi viene inserito nella International Swimming Hall of Fame, mentre nel 2006 è portatore della bandiera olimpica nella cerimonia di chiusura nelle Olimpiadi invernali di Torino 2006 e nel 2015 viene insignito del Collare d’oro al merito sportivo , oltre ad una targa a lui dedicata a Roma, nella Walk of Fame dello sport italiano.

Il Direttore responsabile Maurizio Vigliani – Foto Simone Castrovillari

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