Stiamo parlando del FAI, Fondazione senza scopo di lucro nata il 28 Aprile 1975, sul modello del National Trust, con il fine di tutelare e valorizzare il patrimonio storico, artistico e paesaggistico italiano.

Dall’art 9 della Costituzione italiana:
“la Repubblica tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della nazione”.
Ebbene il FAI si prende cura ogni giorno di natura e cultura guidato da sette valori: conoscenza e competenza, concretezza, coerenza, indipendenza, qualità, curiosità, ozio operoso.

La vision può riassumersi in quattro macro – aree: luoghi, territorio, relazioni, persone.
Fondamentale prendersi cura dei luoghi speciali ricevuti in donazione, in eredià, o che sono stati concessi in gestione, boschi e coste, parchi e giardini, castelli e dimore storiche, ville e abbazie, ma non solo, anche piccoli beni dall’alto valore identitario, come un’edicola storica, o l’antica barberia di una città.

I beni del FAI sono anche soprattutto centri di relazione; delle vere e proprie comunità, che, grazie alla presenza capillare e strutturata dei volontari, cercano un dialogo continuo con il territorio.
Questi i numeri: 66 luoghi salvati; 52 Beni monumentali e naturalistici regolarmente aperti al pubblico, 14 Beni in restauro; 72.000 mq di edifici storici tutelati, oltre 132 milioni di euro raccolti e investiti in restauro di servizi alla collettività.
6.476.000 metri quadrati di paesaggio protetto, 340.000 metri quadrati di terreni agricoli produttivi salvati ( oliveti, agrumeti, vigneti) 2.670.000 metri quadrati di pascoli di montagna, 488.000 metri quadrati di giardini e parchi storici valorizzati, oltre 2.500 esemplari arborei di pregio conservati; 4.000 ulivi conservati in tutta Italia.
Nonostante la pandemia, Il FAI ha promosso per l’ambiente, anche nel 2021 un importante Convegno Nazionale che ha visto la partecipazione di grandi nomi della cultura tra cui scienziati e filosofi, studiosi e imprenditori.

La domanda era: Quando parliamo di Ambiente in realtà di cosa parliamo?
Questa la domanda intorno alla quale si è sviluppato il XXV Convegno Nazionale dei Delegati e dei Volontari del FAI, con un incontro online aperto anche al pubblico con grossi nomi della cultura, da Guido Tonelli a Massimo Recalcati, da Salvatore Veca a Telmo Pievani, oltre ai vertici dello stesso FAI.

Occasione questa per aprire un dibattito culturale e per invitare a riflettere sulla definizione di ambiente, e sulla disattenzione diffusa alla crisi ambientale, che si traduce in un ritardo complessivo nel contrastarla: secondo il FAI il problema e’ culturale.
L’Ambiente e’ stato confinato alla sola dimensione naturale, così come la scienza è stata confinata ai soli specialismi e tecnicismi: ciò ha dato origine a una netta separazione dell’Ambiente dall’Uomo e della Scienza dalla Cultura.
La proposta del FAI è di dar vita a una nuova visione culturale che ricompone questa opposizione nell’unità dell’Ambiente, come indissolubile intreccio tra Natura e Storia, e nell’unità della cultura come sintesi delle scienze umane e naturali.

Da romagnola doc, devo dire, che ho apprezzato, in particolare l’intervento del Presidente della Regione dell’Emilia Romagna, Stefano Bonaccini che ha affermato” Il concetto di cultura legata alla storia e al territorio e ai suoi beni e’ quello che serve per il nostro Paese, in questo l’impegno del FAI e’ sempre stato fondamentale ed è importante che prosegua. In un momento così difficile per la nostra storia, abbiamo capito ancora di più quanto e’ importante la tutela del pianeta e quanto sia fondamentale intervenire in azioni che portino alla transizione ecologica, quindi ad un progresso che sia tecnologico, scientifico e ecologico”.

Termino riportandovi alle riflessioni di Veca di cui condivo pienamente il pensiero: la rigenerazione della post pandemia passa dalla formazione e dall’educazione, che non puo’ essere orientata solo al problem solving, perche’ l’addestramento al sapere utile azzera il retaggio culturale delle diversità.

“Il sapere interpretativo nella sua solitudine finisce sotto la condanna di un modernismo estenuato”, dice il filosofo, richiamando Friedrich Nietzsche e la sua massima “non vi sono fatti, ma solo interpretazioni”.
“Educare persone a una cultura che comprenda tutti i saperi e visionari che sanno cosa cosa vuol dire fare i conti .
L’interazione tra le due immagini porta al pluralismo dei saperi”.

A cura di Sandra Vezzani – Foto Imagoeconomica

Nella Foto in alto:ANDREA CARANDINI PRESIDENTE FAI

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