E’ presto per andare a conclusioni, ma la preoccupazione c’è: la recrudescenza del virus che sta avvenendo in Gran Bretagna nelle ultime settimane (con più di 50.000 contagi al giorno) potrebbe essere un fenomeno che ci mostra quello che può accadere in Italia: è l’opinione di Fabrizio Pregliasco, virologo della Statale di Milano, a commento dell’ultimo monitoraggio settimanale dell’Istituto superiore di sanità: “La paura è che, anche con un peggioramento delle condizioni meteorologiche, si arrivi a ciò che si vede in Inghilterra”. A colpire lo scienziato il leggero rialzo dell’Rt nazionale a 0.86, e l’incidenza, salita a 34 casi ogni 100mila abitanti. Ancora presto per fare previsioni, ma è una tendenza che occorre mantenere bassa, rispetto ad un naturale aumento dei casi.

Secondo Pregliasco la causa maggiore di questo rialzo, è da addebitare a diversi elementi assieme: prima le aperture, poi una vaccinazione che è andata molto bene ma poi ha avuto un rallentamento, e soprattutto “questa grande libertà che è quella che incide maggiormente, perchè accumula una grossa quantità di contatti”. L’alert, il segnale di allarme, secondo il virologo è quando l’incidenza oltrepasserà la soglia dei 50 casi ogni 100mila – come da protocolli si sicurezza stabiliti dall’ISS – ma “è meglio anticipare le misure, che attendere di essere nell’emergenza”.

La soluzione per evitare di trovarsi come nello scenario inglese è di puntare sulla terza dose: “Bisogna considerare a questo punto anche una rivaccinazione dei più giovani, quelli sotto i 60 anni, a 6 mesi dalla seconda dose”.

A cura di Elena Giulianelli – Foto Imagoeconomica

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