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PIL A PICCO E IL LAVORO ANCHE

I dati del secondo trimestre relativi al PIL sono stati da tregenda, in Europa con una media vicino al -10%, negli Stati Uniti addirittura a -32,9% e non va meglio nel resto del Mondo.
Tutto questo a causa delle pesanti ripercussioni del Covid, che ha già mietuto quasi 700.000 morti, nonostante ci sia chi ancora ne nega l’esistenza o il fatto che continui a “girare” indisturbato per le strade del pianeta; senza dimenticare di sottolineare le tremende ripercussioni su economia, finanza, lavoro, da cui i dati negativi di cui sopra.

Che il problema sia globale è una realtà, anche se spesso, qui da noi, si tende ad enfatizzare i problemi del Paese, quasi fossimo gli unici che devono fronteggiare la perdita di posti di lavoro, le morti, le tante chiusure di attività, oltre ad una recrudescenza di contagi che, per fortuna, al momento non ci ha ancora visti coinvolti quanto Paesi a noi vicini, dove evidentemente troppo presto si sono allentate le misure di sicurezza.

In realtà, se prestiamo fede ai sondaggi sulla “fiducia”, si può notare come, a fronte di un sentiment ancora negativo delle persone, ci sia invece un timido segnale di positività da parte delle imprese, che hanno probabilmente in anticipo la percezione di una risalita, grazie alle commesse, alle vendite, ad una ripresa della produzione che “dovrebbe” portare ad un segno positivo nel terzo trimestre dell’anno, augurandoci di evitare contemporaneamente una recrudescenza del Coronavirus.
Sono diversi i settori dove i dati di giugno sono stati positivi, forse anche grazie alla possibilità di tornare ad uscire, a muoversi non certo in libertà ma almeno di riprendere attività che ci eravamo quasi dimenticati; ovvio che restano tanti problemi e tante incognite, che ci aspetta un autunno non certo facile anche sotto l’aspetto sociale, che occorrerà molto tempo per poter avviare un processo di ripresa che chissà se ci riporterà mai ai livelli ante Covid.

Bisogna anche sottolineare, purtroppo, che già la nostra economia era tutt’altro che fiorente e solida, come dimostrato da un Debito Pubblico da record, negativo, che ha fatto da amplificatore a problemi nuovi o che già erano non solo un dettaglio relativo; questo è un “consolidato” che ormai fa parte della nostra realtà e difficilmente ci si potrà mettere mano, se non nel lungo termine e con provvedimenti che la politica non sa o non vuole attuare, perché secondo alcuni pare non ci siano limiti al creare debito e basterebbe uscire dall’UE per risolvere il problema (!?!?!?!?), mentre altri non hanno la minima idea di dove cominciare e di cosa fare.

La questione è in realtà assai complicata e basta rivedere il dato del PIL degli Stati Uniti per rendersi conto di quanto sia grave, e fortuna che gli analisti si aspettavano numeri ancora peggiori! Poi è vero che gli USA erano in realtà reduci da una fase di crescita piuttosto elevata e durevole, ma chissà quanto reale nella sua effettiva portata e non sono bastate le chiacchiere di Trump, i suoi atteggiamenti negazionisti quanto arroganti, a cambiare una realtà dura anche per un Paese da sempre ai vertici economico/finanziari.

E non va meglio nel Vecchio Continente, dove la locomotiva-Germania è ad un -10,1%, significativo di come nessuno possa dirsi fuori dai problemi, con la Francia (-13,8%) che va pure peggio e la Spagna (-18,5%) ormai in piena recessione (e con un numero di nuovi contagi in costante e pericoloso aumento).

Numeri pesanti che non significano “mal comune mezzo gaudio”, anzi, e se ci si aggiunge il calo del prezzo del petrolio (un dato che da sempre influenza l’andamento delle Borse mondiali), le continue diatribe trumpiane con la Cina e persino il calo del prezzo dell’oro (il principale bene-rifugio), salito per lungo periodo ed ora anch’esso in contrazione, ecco che abbiamo davanti una situazione estremamente complicata e di non facile e breve soluzione.

Il Direttore responsabile Maurizio Vigliani – Fotolia

scrivi a: direttore.costantinieditore@gmail.com

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