Il Pd verso la spaccatura.

Dopo un’assemblea conclusa con toni concilianti, il braccio di ferro tra minoranza e maggioranza Pd torna come un braccio di ferro. La minoranza infatti non parteciperà alla direzione di domani. Intanto, Andrea Orlando, Gianni Cuperlo e Cesare Damiano avrebbero deciso per la nascita di una nuova area politica.

Dopo un’assemblea conclusa con toni concilianti, il braccio di ferro tra minoranza e maggioranza Pd torna a farsi duro. Ma ci sono ancora due giorni per trovare un’intesa e i mediatori sono alle prese con un duro ed incessante lavoro.
Al termine di quasi sette ore di dibattito, era stato Michele Emiliano a riaprire la partita, mettendo sul piatto la proposta di un accordo che, a suo dire, sarebbe stato accolto.

Il presidente della Puglia chiede la conferenza programmatica prima delle amministrative e le primarie dopo le elezioni, dal fronte renziano pare di capire che solo la prima richiesta verrà accolta.

Per Renzi il congresso deve concludersi entro fine aprile, con la proclamazione del nuovo segretario ai primi di maggio e, poi, l’avvio della campagna elettorale per i Comuni.

Nel suo intervento arrivato intorno alle 17 a sorpresa (l’accordo nella minoranza era che parlasse solo Epifani per tutti), il governatore della Puglia aveva detto che una soluzione per evitare la rottura del Pd è “a un passo” e che si possono trovare i “tempi giusti” per fare un congresso che consenta a tutti di “sentirsi dentro” togliendo “ogni alibi al processo di scissione”.

Una mano tesa al segretario, dopo le reazioni invece durissime che erano arrivate dagli altri componenti della minoranza alla relazione di Renzi. Nella sua relazione l’ex premier aveva assicurato che per “due mesi” ha cercato di “accogliere le proposte degli altri per cercare di andare insieme”, ma “peggio della parola scissione c’è solo la parola ricatto”. E se la richiesta è quella di non candidarsi, la risposta è che “non potete chiedere a chi si dimette di non candidarsi perchè è l’unico strumento con cui si evita la scissione. Non è una regola del gioco democratico. Avete il diritto di sconfiggerci, non avete il diritto di eliminarci”.

Se scissione sarà, la minoranza spera di convincere in extremis anche Gianni Cuperlo, che però sembra più propenso a restare nel Pd. Non lo lasceranno Cesare Damiano e Andrea Orlando. Verso un nuovo soggetto della sinistra si incamminerebbero da subito, oltre a Bersani e Massimo D’Alema, una decina e più di senatori e una ventina di deputati (ma potrebbero essere un numero maggiore) già pronti a fare gruppi parlamentari autonomi. Il percorso immaginato dai bersaniani è una costituente di stampo ulivista in cui coinvolgere anche Giuliano Pisapia e gli ex di Sel, oltre che alla Sinistra italiana di Fratoianni e Vendola. Speranza vedrà domani Pisapia a Venezia, ma l’ex Sel Scotto già apre: “Adesso serve un nuovo inizio. Una sinistra popolare e di governo”. Una riunione, ieri sera, tra Andrea Orlando, Gianni Cuperlo e Cesare Damiano ha sancito, a quanto si apprende, la nascita di una nuova area dentro il Pd alla luce della quasi certa scissione con la minoranza. I tre esponenti ex ds, che ieri in assemblea hanno caratterizzato i loro interventi all’insegna dell’unità del partito e dell’equidistanza, si sono trovati d’accordo, nella riunione, sulla necessità di un’area larga che avanzi una proposta politica nuova per rifondare il Pd. Orlando: non sto riorganizzando nuove correnti “L’unica cosa che non sto facendo è riorganizzare nuove correnti di cui non si sente il bisogno”. Lo ha detto il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, a margine di una tavola rotonda alla Scuola della magistratura a Scandicci, in provincia di Firenze. “Al di là del rapporto di forza e dei numeri – ha concluso – la scissione è una sconfitta per tutti”. Enrico Letta: Pd non può finire così, attonito da cupio dissolvi “Guardo attonito al cupio dissolvi del Pd. Mi dico che non può finire così. Non deve finire così”. E’ l’appello che l’ex premier Enrico Letta affida a Facebook in queste ore di spaccature e rischio scissione all’interno del Pd. Renzi, parlando degli scissionisti, si dice sicuro: “Non li seguirà nessuno”.

Intanto, la minoranza Pd che fa capo a Pier Luigi Bersani non parteciperà alla direzione convocata per domani. “Non saremo in direzione”, ha confermato Nico Stumpo. Domani all’odg c’è la nomina della commissione di garanzia per il congresso. Le prossime ore ci diranno come andrà a finire.

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