Compositore direttore d’orchestra, contrabbassista, didatta, direttore artistico,  architetto.

Paolo Damiani nasce a Roma il 26 marzo del 1952. Nei primi anni Ottanta si è laureato in composizione jazz e in contrabbasso classico, dopo aver studiato composizione e strumento con Bruno Tommaso, Giorgio Gaslini, Lucio Buccarella, Giorgio Pani, Fernando Grillo, Giuseppe Selmi, Frances Marcello Uitti, Giancarlo Gazzoni e Franco Sbacco.

Nel 1976 si laurea anche in architettura presso l’Università di Roma, discutendo la tesi ‘Nuovi Spazi per la Musica“.

Paolo Damiani, la sua esperienza di docente musicale presso i conservatori in Italia inizia nel nuovo Millennio, per prima dirigendo il Dipartimento Jazz presso il Conservatorio di Santa Cecilia, a Roma, che comprende i migliori docenti italiani ed europei, nelle varie discipline musicali. Tra l’altro ha insegnato presso il Conservatorio di Milano e dell’Aquila,  il musicista romano inoltre è stato tra i fondatori della Scuola di Musica del Testaccio e ha collaborato stabilmente con l’ISMEZ, con cui ha prodotto dei progetti di ricerca sui rapporti di Musica Jazz e cultura mediterranea e ha fondato una formazione, l’IS Ensamble, un’orchestra nazionale giovanile. Paolo Damiani inoltre è visto come protagonista anche in produzioni artistiche, che da settembre  del 1999 ha avuto l’onorificenza di essere nominato Direttore Artistico e Musicale drll’ONJ – “l’orchestra Nazionale Francese di Jazz”, è  stato il primo è unico straniero ad aver vinto questo concorso.

Paolo Damiani è rimasto alla guida delle prestigiosa istituzione fino al settembre del 2002, suonando in Europa in concerti live e registrando persa netichetta discografica tedesca ECM, del produttore discografico Manfred Eicher,  con sede a Monaco di Baviera, label fondata nel 1969.
Paolo Damiani ha poi fondato e diretto diversi festival internazionali di Musica Jazz. Tra essi “Una Striscia di Terra Feconda”, manifestazione musicale svoltasi a Roma, insieme a Armand Meignand, altri festival sono quelli Percorsi Jazz di Roma, i Rumori Mediterranei di Tocrlla Jonica e Atina Jazz.
Paolo Damiani da metà anni Novanta al 1999 ha presieduto l’Associazione Musicisti Jazz.
All’inizio del nuovo Millennio la sua opera discografica dal titolo “Al Tempo” registrata su label Egea Records, il contrabbassista romano viene premiato come migliore disco del 2008, dalle riviste Musica Jazz, Jazz Magazine e Musica & Dischi.
Un’altra grande onorificenza Paolo Damiani la riceve come Direttore Artistico,  nominato dal MIUR, dell’Orchestra Jazz, comprendente i migliori docenti dei conservatorio italiani.
Nel 2013, su proposta del Teatro Puccini di Firenze in accordo con l’Associazione MIUR, ha fondato questa formazione, di giovani talenti, comprendenti trenta giovani musicisti selezionati tra i migliori dai vari conservatori italiani.
A inoltre diretto a Rimini nella riviera romagnola l’orchestra degli studenti delle scuole italiane, comprendente oltre mille giovani, nel quadro della manifestazione del DISMA Musica Festival. Il musicista romano è anche Firettore Artistico Nazionale dalla Musica a  Scuola”; in tale veste progetta un programma musicale, comprendente I migliori gruppi di studenti delle scuole primarie e secondarie.
Il contrabbassista collabora inoltre con alcuni delle figure di prestigiosi musicisti a livello internazionale, tra cui Pat Metheny, Kenny Wheeler, Albert Mangelsdorff, Billy Higgins con il quale fu suo allievo e con esso debutto professionalmente nel 1976. Inoltre ha scritto musica per molti gruppi compagnie teatrali e di balletto e partecipato a diverse trasmissioni radiofoniche anche in qualità di autore, come la fortunata serie televisiva “Silenzi Osceni”, in cui il silenzio veniva analizzato in diversi contesti, la poesia, il teatro, la musica, la psicoanalisi.
Paolo Damiani inoltre si occupa da sempre di ricerca musicale e didattatica: tra l’altro ha insegnato presso i conservatori di Milano e L’Aquila, ed è stato tra I fondatori della Scuola di Musica del Testaccio, quartiere di Roma, è ha collaborato, inoltre ha un progetto stabile con l’ISMEZ per cui ha prodotto una ricerca sui rapporti tra la Musica Jazz e la cultura meditterranea e fondato l’IS Ensamble, un’orchestra nazionale. Paolo Damiani ha una grande propensione interiore nell’insegnamento, una dote importante per un artista come lui, prima musicista, artista e docente al servizio della cultura musicale. Tante sono le sue collaborazioni con le associazioni culturali e i conservatori italiani. È stato inoltre ideatore del “Festival Jazz  IRA”, che comprende I migliori innovativi Festival Jazz Italiani. Fra le proposte concertistiche il contrabbassista Paolo Damiani collabora, con i migliori musicisti italiani, dal duo con il pianista Danilo Rea, a quello dalla pianista, Rita Marcotulli,  con il quartetto di Rosario Giuliani, Michele Rabbia, Antonio Ivoli, la formazione dell’Italian Instabile Orchestra, considerata dalla critica internazionale la più importante band europea di Musica Jazz, e la Radar Band, con la quale ha inciso un opera discografica per la label IGEA Records.
Il contrabbassista si esibisce anche in solo, il performances, incontrando danzatori, come il coreografo Virgilio Sieni o Giorgio Rossi con l’opera “Lolita” e attori e scrittori, dal Lella Costa  Arnaldo Foa, Giuseppe Cederna, Flavio Sorigia, Angela Finocchiaro, Fabrizio Gifuni. Inoltre scrive le musiche per lo spettacolo “Il Silenzio Anatomico”, dell’attore Ivano Marescotti con le poesie di Raffaello Baldini, creando altri spettacoli e progetti con l’attore romagnolo come “Lirismo Enolgico”, “Moby Dick”. Ha composto inoltre le musiche per lo spettacolo “I Kiss Your Hands”, catalogo semiserio delle lettere mozartiane con l’attore Fabrizio Giufunie Sonia Bergamasco. Poi insieme all’Editore Vincenzo Sicchi, Paolo ha fondato la collana di audio, allegato al quotidiano La Repubblica e alla rivista dell’Espresso, di cui ha curato le composizioni musicali, coinvolgendo artisti come Benni, Cerami, Camilleri  Fiorello, Lella Costa, Arnaldo Foa, Piovani, Rava, Fresu, Trovesi, Bollani.
“L’orchestra Nazionale Jazz Giovani Talenti – Paolo Damiani,  direzione “. “L’idea, una delle tante, venne a Paolo Damiani personalità tra le più creative e progettualità Jazz italiano: contrabbassista, violoncellista, compositore  direttore ma anche didatta e organizzatore di eventi, nonché direttore artistico di rassegne di primo piano. Proprio partendo dalla sua esperienza di insegnante di conservatorio Damiani, che aveva, tra l’altro diretto l’Orchestra Nazionale “[…], in altre occasioni”. “L’idea, una delle tante, venne a Paolo Damiani, personalità tra le più creative e progettuali del jazz italiano, “[…]partendo dalla sua esperienza di insegnante di conservatorio Damiani,  che aveva tra l’altro diretto  l’orchestra Nazionale di jazz francese, pensò di fondare una orchestra nazionale italiana,  ma questa volta espressamente rivolta ai giovani”. “L’orchestra nata nel 2015 e” quella “del 2021 è la terza edizione. Rispetto alle precedenti si caratterizza per un organico più originale, in grado di muoversi trasversalmente rispetto ai generi musicali”. “Sono tutti brillanti jazzisti, riuniti in un organico inusuale che prevede anche voci e violino. Si tratta di un vero e proprio ensamble di solisti che opera on un territorio non tradizionale bensì legato alla policulturalità del jazz contemporaneo: una formazione in grado di giocare su inauditi accostamenti timbrica e  su geometrie variabili che vanno dal solo al grande ensamble.
L’obbiettivo è di espandere i confini di questa musica, operando fuori e oltre gli stilemi legati ad esempio alle big band, cercando sonorità nuove, inedite ricerche timbriche, nonché dialoghi con altri linguaggi musicali, dalla contemporanea all’etnica. L’arte dell’improvvisazione viene approfondita insieme, mentre ogni musicista è invitato a scrivere nuove partiture”. “Buona dimostrazione dell’entità artistica della band, pur con un organico diverso, è il disco “Oscene Rivolte”, pubblicato da Parco della Musica Records, in doppio CD (Suite oscena” e “Suite intima”), di musiche tra composizione e improvvisazione”.
(IL testo virgolettato è tratto dal sito oneline umbriajazz, Direttore Responsabile: Cristiano Romano. Fondazione di partecipazione Umbria Jazz  – Perugia, umbriajazz.com 2022).
L’Orchestra Nazionale Jazz Giovani Talenti di Paolo Damiani ha come ho già detto avuto il plauso di varie istituzioni, di critica del settore Musica Jazz,  del pubblico e dei mas media, italiani, europei e internazionali.
All’Auditorium ‘Parco della Musica’, Ennio Morricone  si è esibita nel progetto “Casa del Jazz, con il sostegno di MIBAC”.
“L’Orchestra Nazionale Jazz Giovani Talenti,  rappresenta una formidabile spaccato di giovani musicisti che si sono cimentati con un repertorio a cui hanno contribuito grandi voci della scena nazionale contemporanea. L’organico era diretto dal contrabbassista,  violoncellista e compositore Paolo Damiani. La band comprende undici Talenti tra i migliori emersi in Italia negli ultimi anni e ha presentato un organico inusuale, che propone anche due voci femminili e un violino, oltre ai fiati  e alla sezione ritmica. Si tratta di un ensamble di solisti che opera in un contesto poetico non tradizionale, ma legato alla policulturalità  del jazz contemporaneo”.
Paolo Damiani inoltre racconta sul sito oneline  artispettacolo.it il suo impegno per il nuovo IMAIE, in un intervista pubblicata  il 3 maggio 2021, da Rosella Vendemia: “Ho accettato volentieri l’invito ricevuto da persone che stimo molto, tutti artisti e professionisti attivi in ambiti diversi, il che rappresenta ovviamente una grande ricchezza; in ogni genere c’è musica buona o meno buona. Quindi con la squadra difendiamo con la forza la qualità e l’incontro tra artisti di aree differenti.
Ritengo che la pari dignità tra i generi si garantisce mediante strumentisti specifici, calibrati in rapporto alle caratteristiche di ciascun genere.
La garanzia dell’uguaglianza postula la tutela delle diversità e delle specificità: i generi esistono in quanto funzionali e differenti bisogni, utilizzano “qualità di linguaggio” che vanno salvaguardati, non omologate. Mi impegnerò per tutelare gli artisti di ogni età, genere e stile; incentivare la creazione artistica, lo sviluppo dello spettacolo dal vivo, la formazione e la scuola.
“[…] E in tal senso” il ” nuovo IMAIE può fare molto di più di quanto non abbia realizzato finora. Ritengo  necessario, annualmente a quanto fa Spedidome, consorelle francese di Nuovo IMAIE, investire in azione culturale almeno il 25% dei proventi da copia privata e il 100% di quanto non ripartito (a causa di destinatari non  identificati), trascorso un tempo ragionevole; dare sostegno alla creazione artistica e allo spettacolo dal vivo, a nuove band, effettuare azioni a favore della sperimentazione, dell’arte dell’improvvisazione, dei linguaggi musicali minoritari in genere; dare sostegno permanente a festival di qualità, quelli che rischiano il Nuovo (propongo un bollino ‘Rete di Festival Nuovo IMAIE ‘), definire compensi più adeguati per gli interpreti da parte dei giganti del web; investire in formazione e ricerca, nei rapporti con le scuole, creare dei Centri Nazionali di Ricerca e Produzione; azioni per la formazione di nuovo pubblico; accompagnare il percorso professionale dei giovani musicisti, anche attraverso residenze, bandi, concorsi, borse di studio, premi, tutoraggio, aggiornamento professionale; dare sostegno alle nuove produzioni audio e video; fornire aiuti per l’attività concertistica all’estero; progettare nuove trasmissioni RAI, radio televisioni diverse”.
Quello dell’insegnamento “è  una lunga storia, che nasce a Santa Cecilia con un corso libero creato da Giorgio Gaslini nei primi anni ’70. Poi ci fu il primo corso istituzionale a Frosinone, che frequentai conseguendo la laurea il Musica Jazz. Dal 1983 ho insegnato Jazz al Conservatorio dell’Aquila, per poi approdare nel 2002 a Roma. In questi anni il jazz ha avuto enorme successo nei conservatori  ormai sono centinaia i laureati, anche grazie alla creazione di veri e propri dipartimenti, con i corsi di tutti gli strumenti o quasi”.

Paolo Damiani prosegue l’intervista alla giornalista  Rossella Vendemia anch’essa musicista: “Sono convinto che senza ricerca la didattica non esista, a maggior ragione nel jazz e nei nuovi linguaggi. Non si tratta di trasmettere nozioni, cerco piuttosto di aiutare  ogni studente a trovare la propria voce, ad acquisire il giusto della ricerca, un viaggio infinito. Il ricercatore in musica non è neccessariamente un teorico che elabora astratte speculazioni, non comunica solo con scritti o saggi e anche un compositore o un improvvisatore, un interprete che riflette sulla propria azione  artistica, la fa evolvere la comunica, nel suo “fare scuola”.

Il ricercatore in musica è uno specialista che lavora in èquipe e in un “luogo” ove le informazioni e le esperienze possono circolare. La ricerca è un concreto campo di investigazione che produce gruppi musicali innovativi, opere, partiture, concerti, dischi, video, trasmissioni radiofoniche e televisive, corsi di formazione per le formazioni, elemento quest’ultimo di particolare importanza. Perché non progettare centri di ricerca stabili dedicati al jazz, alle musiche improvvisate e ai nuovi linguaggi? Sulla nascita nel 2014, dell’Orchestra Nazionale Jazz Giovani Talenti Paolo Damiani, risonde alla giornalista anch’essa musicista, Rossella Vendemia; su questa formazione, Paolo Damiani, risponde: “Infatti è una straordinaria esperienza che prevede il ricambio dei giovani musicisti ogni due o tre anni, stiamo per varare la nuova edizione con dieci musicisti, dopo tanti concerti anche all’estero, un CD” audio” doppio registrato per la Parco della Musica Records, un film, due trasmissioni per la RAI… ogni musicista è invitato a comporre, considero l’orchestra Nazionale Jazz Giovani Talenti un autentico laboratorio. Il CNAM, formato da circa trentacinque esperti, contribuiva”.

“Alle varie iniziative di spese, di istruzione, di formazione ect. “(Venne soppresso nel 2013) a programmare le scelte delle istituzioni l’AFAM, esprimendo pareri su nuovi corsi e sul reclutamento dei docenti. Ricordo che fatica non poco a ottenere che venissero creati corsi di strumento jazz e i relativi dipartimenti, molti membri avrebbero voluto che ad esempio la chitarra jazz fosse un materia di poche ore inserita nel piano di studi di chitarra classica, lo stesso dicasi per tutti gli strumenti, il canto e la composizione. In generale, serve un profondo cambiamento che va portato avanti con coraggio. Una riflessione didattica comparata aiuterebbe anche a chiarire meglio i campi di classica, contemporanea, elettronica, jazz e pop” leggera “, è I loro confini e le possibili interazioni in un’ottica didattica nuova, per meglio definire le diverse modalità di apprendimento di linguaggi musicali differenti. Oggi nel campo AFAM relativo al jazz e alle musiche improvvisate non esistono corsi che formino i formatori, tanta per dirne una. Io credo che vada affermata con forze l’importanza della relazione tra ricerca e insegnamento, tra diffusione della conoscenza e creazione di nuovi saperi. Senza ricerca non ha senso parlare di didattica”.

Il contrabbassista Paolo Damiani, prosegue e riprende alle domande della musicista giornalista, Rossella Vendemia: “All’inizio tutto nacque nei primi anni Ottanta dall’esigenza di “inventate’ un modo diverso di progettare festival, all’epoca troppo esterofili e privi di ciò che a mio parere caratterizza una bella rassegna: equilibrio tra i giovani sconosciuti da valorizzare e artisti  affermati, commissione di nuove musiche, resistenze  incontri multidisciplinari, attenzione alla formazione, spazio per inediti progetti, e nuovi incontri che mettono in rotta di collisione poetiche apparentemente distanti. Che meraviglia sentire  Vinicio Capossela duettare con Mario Brunello “un musicista e violoncellista di alto livello in campo internazionale “per dirne una! Da ventiquattro anni sono impegnato nella direzione di “Una striscia di Terra Feconda”, che ha inventato per la prima volta in Europa una “forma-festival” del tutto originale: invitare esclusivamente musicisti italiani e francesi, incentivando la creazione di incroci artistici, grazie anche alla commissione di musica inedite alle produzioni originali; pensate per la rassegna.

Molti di questi gruppi vengono poi proposti migliori festival francesi, diffondendo il marchio della rassegna anche oltralpe. Il successo di pubblico è crescente, lentamente si sta creando un’autentica comunità d’ascolto sia a Roma che in regione, a Palestrina, Caprarola, Subiaco, grazie alla Fondazione Musica per Roma, alla Casa del Jazz e al Polo Museale del Lazio: un incontro e uno scambio, questo è il festival.  Una dimensione che migliora la qualità dalla vita di ciascuno, semplicemente in questo inventare legami e incroci tra Italia e Francia, spostando la musica più in là e aiutando al meglio gli artisti a emozionarci: toucher au coeur, per dirla von Armand Meignan (Direttore del Festival de Jazz di Nantes e Presidente di quella di Le Mans), carissimo amico che dirige il festival insieme a me”.
Paolo Damiani continua in questa intervista e alla giornalista e musicista Rossella Vendemia, risponde alla domanda: Insomma una vita all’insegna del jazz. Alla luce del tuo enorme bagaglio di esperienze artistiche, didattiche e professionali, quali sono le coordinate distintive di un musicista jazz?
Paolo Damiani: “Questo intellettuale, gusto per il rischio, apertura al nuovo rigore e soprattutto a non prendersi mai troppo susserio, non pensare di essere l’unico depositario del verbo jazzistico: il jazz è inclusione una musica che nasce dall’ibitazione di linguaggi diversi, questo è il suo  fascino profondo. Il jazznon è un genere musicale nè uno stile. È un processo evolutivo simbolico, una forma di vita un’attività governata da regole sempre diverse, in funzione di chi suona, di chi ascolta, dello spazio e delle sue possibilità acustiche. Parlarci di musiche jazz, al plurale: sono attività espressive e gesti di resistenza creativa, che costruiscononuovi mondi”.
Paolo Damiani, prosegue nell’intervista, e dice alla giornalista musicista: “Vedo luci e ombre. Da molti punti di vista mai stato meglio: ci sono tantissimi giovani preparati e disposti a cercare nuove ipotesi narrative, e grandi Maestri come Trovesi, Intra e Rava, che suonano con la freschezza e l’energia dei vent’anni, tra l’altro spesso circondandosi di giovani.
In mezzo, tanti musicisti che assicurano ampia diffusione della musica che più amiamo, con punte di eccellenza note in tutto il mondo. Tuttavia mi piacerebbe che i festival e i club rischiassero di più, non puntando solo sui soliti nomi e/o omaggi ma proponendo musiche più sperimentali, meno consolatorie. E che alcuni musicisti fossero meno dogmatici e apprezzasero quante meraviglie si trovano ai margini del jazz, sui bordi on cui il linguaggio collassa e ci si trova  a inventare suoni inauditi, nelle ibridazioni e mille rotte di collisione. Mi piacerebbe inoltre vedere più musicisti ai concerti jazz, come spettatori. Vorrei che nelle scuole , conservatori o altre realtà equiparate o private, il jazz fosse insegnato con maggiore creatività e meno regolette, nel massimo dell’apertura dei metodi e delle pratiche; bisogna incentivare la ricerca artistica e valorizzazione il talento di ogni allievo, non costringendo tutti nello stesso programma e andando al di là di griglie e molte ore, gabbie che impediscono alle menti di valore, ti ricordi Birds?

Certamente, in entrambi i casi si tratta di comporre spazi, vuoti e pieni, forme e percorsi, suoni e silenzi.

Di sicuro aver studiato architettura mi ha aiutato molto a comporre musica.
(Esponente di spicco del jazz, Paolo Damiani racconta il suo impegno per il Nuovo IMAIE, intervista di Rosella Vendemia, pubblicato il 3 maggio 2021, sul sito oneline artispettacolo.it).

Paolo Damiani prosegue la sua attività di musicista e artistica,  alla veneranda età di settant’anni.

A cura di Alessandro Poletti – Foto Repertorio

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