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PANDEMIA AL TEMPO DEL CAROGNAVIRUS

Pandemia al tempo del “carognavirus” 

Recentemente sono scoppiate proteste, rivolte e agitazioni in 27 carceri italiane, in alcuni casi molto violente, che hanno provocato ingenti danni a diverse strutture penitenziarie.
Tra le più rilevanti l’evasione di 77 detenuti a Foggia, tra i quali anche esponenti della mafia del Gargano. Mentre salgono a 12 – nove a Modena e tre a Rieti – i detenuti morti per overdose da medicinali saccheggiati dalle infermerie.
Le cause scatenanti, talune “pretestuose” altre meno (come il problema atavico del sovraffollamento) sono state le notizie frammentarie e spesso incomplete circolate all’interno degli istituti penitenziari sulla diffusione e contagio da Coronavirus, epidemia a parere di molti detenuti incontenibile.

Ovviamente le immediate e numerose “restrizioni” che riguardano tuttora il Paese hanno ulteriormente ridotto i diritti di chi si trova detenuto per vari motivi. Da qui la rivolta carceraria che ha coinvolto il territorio nazionale, già di per sé colpito da un’emergenza sanitaria senza precedenti.

Restando in tema prigioni, nei vari scandali legati al calcio scommesse, pare che in alcuni istituti penitenziari, nelle giornate destinate allo sport più seguito al mondo, i detenuti si dedicassero alle scommesse interne legate al totocalcio settimanale, così come avveniva in passato con la “famosa” schedina. È risaputo che nelle carceri si scommette su tutto, così come si sa che le diverse etnie interne si dividono i vari business, che dalle sigarette passano a livelli più alti.

A volte però gli “affari” non restano all’interno come un semplice passatempo, ma veicolano anche all’esterno, diventando una macchina ben più complessa per fare soldi. Chissà come? Per fare un esempio concreto, in un recente passato è stato trovato un cellulare in una cella del carcere genovese di Marassi dove si trovava detenuto un pregiudicato di origine bosniaca coinvolto in uno dei tanti filoni legati al calcio scommesse.

La domanda che sorge spontanea è: cosa s’inventeranno oggi i detenuti dopo il fermo obbligatorio di tutte le discipline sportive? Comunque sia quando si tornerà alla normalità, speriamo presto, e finirà questa emergenza sanitaria, e “decimazione” della popolazione mondiale che la natura – e non solo – con la sua forza e saggezza ha determinato, sicuramente cambierà anche le abitudini degli esseri umani.

Forse diventeremo più buoni, più saggi, più educati e rispettosi del prossimo così come della terra che ci permette di sopravvivere, essendo stati ad un passo dal collasso generale. Almeno questo è quello che si spera.
Quello che non potrà mai cambiare sarà l’impegno di tutte le agenzie preposte di giorno e di notte alla sicurezza dei cittadini. Gli impianti sportivi torneranno a essere aperti e gremiti da tante persone di tutte le età con la voglia di divertirsi e speriamo non di delinquere.

All’interno degli stadi vedremo gli steward e come sempre all’esterno le forze di polizia impegnate nella tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica. E se lassù qualcuno ci ama, che Dio ce la mandi buona! 

Il vice Direttore Ugo Vandelli – Foto Ansa

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