Una scoperta incredibile; un fenomeno che il grande Albert Einstein aveva già previsto nel 1916 con la sua teoria della Relatività generale: stiamo parlando delle onde gravitazionali, increspature spazio-temporali che riescono a contrarre ed espandere il tempo e lo spazio.

In pratica, un corpo nello Spazio, a causa della gravità, distorce lo Spazio-Tempo intorno a sé. Più è massiccio questo corpo, maggiore sarà la distorsione spazio-temporale e questa piegatura dello Spazio-Tempo determina il modo in cui un corpo celeste interagisce con un altro, ad esempio il Sole con la Terra che gli orbita intorno.

Il primo segnale dell’esistenza delle onde gravitazionali è stato rilevato dalle antenne dello strumento Ligo ed analizzato fra Europa e Stati Uniti dalle collaborazioni Ligo e Virgo, alla quale l’Italia partecipa con l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn). A generare queste onde sarebbe stata la collisione tra due buchi neri avvenuta un miliardo di anni fa!

Questo, per la fisica e per il mondo intero, è un risultato importantissimo: oltre a confermare l’esistenza delle onde gravitazionali, fornisce anche la prima prova diretta dell’esistenza dei buchi neri.

Il coordinatore della collaborazione Virgo, Fulvio Ricci, ha dichiarato: “Abbiamo osservato il primo evento in assoluto nel quale una collisione non produce dati osservabili, se non attraverso le onde gravitazionali. Tutto è durato una frazione di secondo, ma l’energia emessa è stata enorme, pari a 3 masse solari”.

I due buchi neri formavano un sistema binario nel quale l’uno ruotava intorno all’altro. “Avevano una massa rispettivamente di 36 e 29 volte superiore a quella del Sole. Si sono avvicinati ad una velocità impressionante, vicina a quella della luce. Più si avvicinavano, più il segnale diventava ampio e frequente, come un sibilo acuto; quindi è avvenuta la collisione, un gigantesco scontro dal quale si è formato un unico buco nero. La sua massa è la somma di quelle dei due buchi neri, ad eccezione della quantità liberata sotto forma di onde gravitazionali”.

Siamo davanti alla scoperta più importante del 21mo secolo. Una scoperta che “apre una nuova finestra sull’Universo”.

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